di Livio Toschi

Quattro pionieri della Federazione Atletica Italiana: i pesisti Lodovico Baj (in alto), Cesare Viganò (a destra), Emiliano Maganza (in basso) e Riccardo Radaelli (a sinistra)

Nell’ottobre 1890 il ventisettenne marchese Luigi Monticelli Obizzi fondò il Club Atletico Milanese (la cui prima sede fu in via Maddalena), che ben presto divenne la più rinomata società pesistica nazionale. Non esistendo ancora una Federazione italiana, Monticelli iscrisse il CAM a quella tedesca (Deutsche Athleten Verband). Racconterà il marchese 25 anni più tardi: «In quell’ambiente di amici era esiliata la musoneria o l’esagerata emulazione che in gran parte inquina oggi le associazioni atletiche o sportive d’ogni genere. Si facevano gli esercizi di alzata quasi in famiglia, mettendo ciascuno a profitto comune le proprie cognizioni e lavorando soprattutto per il progresso del nostro club» (Lo Sport illustrato, 30 aprile 1914).

«Le prime competizioni in Italia si devono al suo mecenatismo e al suo esempio», affermava La Gazzetta dello Sport. Per iniziativa dell’infaticabile marchese il 2 maggio 1897, presso la Società degli Artisti e Patriottica in via San Giuseppe 4, divenuta poi via Giuseppe Verdi (dove il CAM aveva trasferito la sede), si disputò il primo campionato nazionale, in unica categoria: vinse Enrico Scuri di Pavia, che conquistò ben 5 titoli e un secondo posto in sei anni, sconfitto solo dal romano Stanislao Ruggeri nel 1900. Va ricordato che tutte le competizioni si disputavano in unica categoria e ciò danneggiava fortemente gli atleti più leggeri. Monticelli, per esempio, pesava 30 kg meno di Scuri. Anche per questo motivo il marchese dovette accontentarsi del posto d’onore, a pari merito con lo sfortunato Aldo Brocca, che fu 2° per tre anni consecutivi prima di suicidarsi (nel 1900) a soli 28 anni. Scuri gareggiava per la gloriosa Società Ginnastica Pavese, Brocca e Monticelli per il Club Atletico Milanese. Era prevista anche una gara a squadre, ma l’unico concorrente fu il CAM, che schierava Monticelli, Muggiani e Bianchi.

Alla disputa del primo campionato probabilmente contribuì l’entusiasmo per la rinascita delle Olimpiadi nel 1896. Nel ricostruito Stadio Panatenaico di Atene si disputarono le gare di atletica leggera, ginnastica, lotta e pesistica. Quelle di sollevamento pesi, in unica categoria, furono la “piegata” a un braccio e lo slancio a due mani, vinte rispettivamente dall’inglese Launceston Elliot sul danese Viggo Jensen e da Jensen proprio su Elliot, che era stato anche quarto nella lotta. Entrambi avevano sollevato 111,5 kg, ma «i giudici stabilirono che la medaglia d’oro doveva essere assegnata al danese perché nel sollevamento aveva mantenuto una posizione più corretta e non aveva spostato i piedi, mentre l’avversario britannico aveva dovuto spostare in avanti una gamba per non perdere l’equilibrio» (E. Kamper – H. Soucek, Olimpiadi, 1992).

Ma torniamo al campionato italiano del 1897. La gara si articolò su 4 esercizi, da eseguire con manubri e “sbarre” (bilancieri) a sfera: strappo e slancio con una mano, “lento” (distensione) e slancio con due mani. Va precisato che la distensione che si eseguiva in Italia, secondo le direttive di Monticelli, ammetteva una sola sosta del bilanciere all’altezza del petto dopo lo stacco da terra e prima dell’alzata oltre la testa, mantenendo il busto eretto (spesso i nostri regolamenti imponevano addirittura la posizione sull’attenti). La Francia faceva altrettanto, mentre la scuola mitteleuropea consentiva un’altra sosta all’altezza della vita, quando non si arrivava a un vero e proprio “rotolamento” dell’attrezzo sull’addome, oltre a permettere la divaricazione delle gambe e l’inclinazione, anche accentuata, del busto.

Pietro Locatelli (che fu segretario e presidente federale) nel suo libro Atletica. Manubri e sbarre elencò tutti i 23 concorrenti, tra i quali citiamo l’ing. Silvio Brigatti, presidente dal 1913 al 1915, e Lodovico Baj, membro della commissione che redasse il primo regolamento per gli esercizi di sollevamento pesi. Ben 11 pesisti erano di Milano, 4 provenivano da Pavia, 4 da Genova, 3 da Sampierdarena e uno da La Spezia. La giuria del campionato era formata dal conte Francesco Borgia, dall’avv. Emiliano Maganza, dal rag. Domenico Guscetti e dal rag. Democrito Prina.

Monticelli nei suoi articoli riferì svariati aneddoti sui nostri pesisti, da Scuri a Maganza, «stilista più teorico che pratico quantunque fosse veramente fortissimo». Di Brocca ricordava il singolare metodo di allenamento per rinforzarsi: «Per lunghi mesi e per un’infinità di volte al giorno saliva all’ultimo piano del suo palazzo, portando sulle spalle dei sacchi ricolmi di grano e pesanti in media un quintale. Alla sera era stanco, naturalmente, ma conservava un inalterabile buon umore che gli faceva sopportare con filosofica rassegnazione la fatica di un’altra buona ora di esercitazioni coi manubri nella storica palestra del Club Atletico Milanese» (Lo Sport illustrato, 15 gennaio 1915).

Le categorie divennero tre, più il titolo “assoluto” (assegnato al vincitore di un girone riservato ai primi tre di ogni categoria), a partire dal campionato 1907: pesi minimi, fino a 70 kg; pesi medi, fino a 80 kg; pesi massimi, oltre 80 kg. Questa innovazione, naturalmente, determinò un sensibile aumento di concorrenti. Le categorie di peso furono introdotte dalla Amateur Athleten Weltunion al concorso di Duisburg nel 1905 e utilizzate per la prima volta in Italia al torneo internazionale svoltosi a Milano nel 1906 in occasione dell’Esposizione allestita per festeggiare il traforo del Sempione.

Facciamo una rapida panoramica sui campionati nazionali di sollevamento pesi. L’8 maggio 1898 si disputarono nei locali del CAM, il 3 aprile 1899 nel Teatro Dal Verme a Milano (che contemporaneamente ospitò anche il primo campionato italiano di lotta greco-romana), il 26 agosto 1900 nella palestra dell’Andrea Doria a Genova, il 26 maggio 1901 ancora nei locali del CAM. Quindi, nel maggio 1902, il titolo fu assegnato nel Teatro Guidi di Pavia: era il primo campionato organizzato dalla neonata Federazione Atletica Italiana. Scuri conquistò il quinto successo e alle sue spalle si classificarono Monticelli (fu la sua ultima partecipazione) e Aristide Francesco Muggiani, anche lui del CAM.

Il 4 aprile 1899, organizzata dal Club Atletico Milanese e patrocinata dalla Gazzetta dello Sport, si disputò al teatro Dal Verme la prima gara internazionale di sollevamento pesi in Italia (3° campionato mondiale, secondo l’International Weightlifting Federation), vinta dal cosacco Sergei Elisseiev davanti al tedesco Johannes Rödl e al nostro Scuri. Gli esercizi furono 5: distensione, strappo e slancio a una mano, distensione e slancio a due mani.

A cavallo del Novecento nel campo della cultura fisica si fecero strada tre scuole: la russa, la francese e la tedesca, che avevano per riferimento Wladyslaw Krajewski (1841-1901), Edmond Desbonnet (1867-1953) e Theodor Siebert (1866-1961). Da ciascuna di esse Monticelli prese spunti per dare corpo a quella “scuola italiana” che forgiò grandi campioni, assicurandoci a lungo un ruolo di primo piano alle Olimpiadi. Nel medagliere olimpico, infatti, dopo i Giochi del 1932 la Francia era prima con 8 ori, un argento e 2 bronzi, seguita da Italia (4, 4, 1), Germania (3, 1, 2) e Austria (2, 4, 2).

Sull’esempio delle iniziative francesi, ma soprattutto di quelle austriache e tedesche, che avevano portato alla nascita delle prime federazioni atletiche nazionali (nel 1890 in Austria, nel 1891 in Germania, nel 1900 in Svezia, nel 1901 in Danimarca e Gran Bretagna), il marchese ritenne che per la nostra pesistica e la lotta greco-romana fosse giunto il momento di staccarsi dalla FGI (Ginnastica) e di costituire un organismo autonomo. Scrisse infatti sull’Almanacco italiano 1901 che occorreva disciplinare le varie società e dar loro «unità di indirizzo e di metodo. Ciò si sarebbe ottenuto prendendo esempio dalla Germania e fondando una federazione atletica anche in Italia». Con l’aiuto di Aristide Muggiani e di Cesare Viganò, poi eletto segretario, il 18 gennaio 1902 costituì dunque a Milano la Federazione Atletica Italiana (con sede presso il CAM), di cui lo stesso Monticelli fu presidente effettivo sino al marzo 1911 e presidente onorario dal dicembre 1911.

Il marchese Luigi Monticelli Obizzi (1863-1946), “padre” del Club Atletico Milanese e della Federazione Atletica Italiana, ideatore delle prime manifestazioni nazionali e internazionali disputate nel nostro paese, è stato atleta, dirigente, giurato e pubblicista: un personaggio davvero di notevole spessore nel mondo dell’atletica pesante mondiale.

Ha scritto il già citato Locatelli (Il sollevamento pesi è un’arte?, in Lo Sport illustrato, 30 giugno 1914):

«Il sollevamento dei pesi è veramente un’arte nel senso più ampio della parola: ed è un’arte in cui l’intelligenza è messa appunto al servizio delle qualità naturali allo scopo di sfruttarle nelle proporzioni maggiori, con effetti tutt’affatto sconosciuti alla maggior parte dei profani.

Non basta, quindi, essere forti: non basta avere dinamicamente la potenzialità di levare da terra una determinata massa, per condurla in alto a braccia tese o flesse. Bisogna invece saper distribuire lo scatto muscolare con una serie di tempi misurati e studiati, per poter ottenere quei risultati che a primo acchito possono parere accessibili a qualunque individuo aitante oppure semplicemente robusto.

Non è infrequente il caso di uomini fortissimi incapaci di eseguire alcune esercitazioni di atletica pesistica che sono eseguite invece da individualità dotate spesso di minori pregi fisici, ma di maggiore coltura stilistica».

Per concludere cito l’Enciclopedia pratica Sansoni del 1968:

«Senza tema di smentita si può affermare che la pesistica è la più esatta di tutte le discipline. Infatti né i fattori atmosferici, né lo stato del terreno, né i guasti dei cronometri, né gli errori arbitrali possono in alcun modo influire sull’esito delle prove. Qui l’atleta è solo con l’attrezzo: calma, silenzio, concentrazione sono le caratteristiche precipue di questo sport, che non conosce, almeno da noi, quella popolarità di folla di altre discipline. Eppure il sollevamento pesi meriterebbe più fortuna, perché è praticato da atleti che tendono ad assommare la potenza di Ercole alla grazia di Apollo».