Sdoganare definitivamente le reticenze sull’allenamento giovanile e della forza in particolare. È l’obiettivo del libro “Allenare la forza nei giovani”, scritto dal Presidente FIPE Antonio Urso, con il contributo del Prof. Pasquale Bellotti e del Dott. Francesco Riccardo, edito da Calzetti & Mariucci.

Antonio Urso risponde a qualche domanda provocatoria che ci permetterà di entrare nel vivo di questo testo

D.: Perché era necessario scrivere un libro del genere?

R.: Se è vero che nel mondo c’erano già pubblicazioni analoghe, è anche vero che nessuna di queste aveva mai approcciato il problema del perché si devono fare allenamenti con i sovraccarichi. C’erano infatti solo manuali metodologici sul come si allenano i giovani con i sovraccarichi ma non ‘perché’.

D.: E allora, perché ci si deve allenare con i sovraccarichi?

R.: Ce lo conferma la Scienza, ce lo dice in particolare la Fisiologia, ce lo ribadisce l’Auxologia. Infine ce lo suggerisce la Psicologia. Tutti questi non sono che aspetti inconfutabili se non con altra letteratura scientifica, che però al momento non esiste.

D.: A proposito di giovani, di che età parliamo?

R.: L’Organizzazione Mondiale della Sanità, e non la FIPE che potrebbe sembrare parte interessata autoreferenziale in questo caso, parla di movimento e sviluppo della forza dai 0 anni in poi, in un documento ufficiale che porta 35 firmatari tra scienziati più illustri al mondo. Già nei primi mesi di vita occorrono 60 minuti al giorno di attività, consona ovviamente a quella specifica fascia di età dell’individuo

D.: Vale per bambini e bambine?

R.: Ovviamente si, non ci sono strutture anatomiche maschili e femminili che non hanno a che fare con la forza. Anzi le bambine hanno alcuni processi quali quello ormonale, strutturale e psichico, anticipati rispetto ai coetanei maschi che favoriscono l’anticipo in termini di età di alcuni aspetti dell’allenamento

D.: L’allenamento con i sovraccarichi interferisce con la crescita?

R.:  È opinione comune degli ignoranti pensare che l’allenamento con i sovraccarichi abbia influenza sulla crescita. La crescita è determinata in primis da fattori genetici, da condizioni ambientali, da una adeguata alimentazione e dalla quantità di moto a cui i giovani sono sottoposti. In letteratura non c’è nessuna correlazione negativa tra l’uso dei sovraccarichi in età prepuberale e la limitazione nella crescita. la cosa che più dispiace è che queste false informazioni provengano talvolta da alcuni settori della medicina. Fortunatamente a far luce su questi temi è intervenuta l’Accademia Internazionale di Pediatria che nel 2018 ha sancito che i bambini non solo possono fare allenamento con i sovraccarichi, ma anzi ne consigliano l’uso per lo sviluppo motorio.

D.: Qual è l’aspetto psichico dell’allenamento con i sovraccarichi?

R.: La letteratura scientifica ci conferma che bambini e bambine che si allenano con i sovraccarichi sviluppano migliori processi di autostima rispetto a coetanei che fanno altri sport

D.: Dalla nascita fino a un anno di età che esercizi è possibile praticare?

R.: L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce che da 0 a 6 mesi di età si possono fare 60 minuti quotidiani di attività divisi durante la giornata, mettendo i bambini a pancia sotto su un piano in modo da dare loro stimoli per sollevare il capo, muovere le gambe e per lavorare sui muscoli del tronco. Dai 6 mesi a 1 anno sono consigliati 120 minuti al giorno di attività, per allargare il bagaglio motorio. Oltre l’anno di vita il movimento si fa più ampio, è possibile camminare carponi, fare piegamenti, afferrare oggetti. L’OMS consiglia 180 minuti al giorno anche se di più sarebbe ancora meglio

D.: Perché, se queste sono le direttive dell’OMS, non vengono applicate?

R.: Il problema è multifattoriale.

1 – In Italia non c’è una figura specializzata nel movimento infantile

2 – Non essendoci una figura di riferimento, non c’è una cultura adeguata tale da considerare la questione nella sua complessità

3 – L’aspetto viene totalmente delegato alla scuola, che è già di suo incapace di fare le cose per le quali sarebbe preposta, figurarsi se sarebbe in grado di occuparsi anche di questi aspetti

4 – Si è creata una non-cultura che ha fatto sì che il collegamento tra sviluppo della forza e le fasce d’età giovanili rappresenta falsamente e da tempo un binomio infelice

D.: Con questo testo, si è trovata la strada giusta?

R.: Per ciò che riguarda la scienza sì. Per ciò che riguarda il metodo proposto, il libro vuole creare un punto di partenza tra le varie professionalità. Mi aspetto che possa innescare una critica costruttiva basata sulla Scienza, antidoto contro l’ignoranza.