gabdi Livio Toschi

L’VIII Olimpiade si disputa a Parigi dal 4 maggio al 27 luglio 1924: 44 le nazioni presenti, 3.070 gli atleti (125 donne). La cerimonia d’apertura si svolge il 5 luglio nel nuovo stadio di Colombes alla presenza del presidente francese Gaston Doumergue, di re Alfonso del Belgio, del principe di Galles e di ras Tafari, futuro imperatore d’Etiopia. Nonostante una palese ostilità (dovuta anche a ragioni politiche) e svariati arbitraggi scandalosi, l’Italia vince 8 medaglie d’oro, 3 d’argento e 5 di bronzo. L’alfiere degli Azzurri è il marciatore Ugo Frigerio, due volte medaglia d’oro ad Anversa e ancora primo a Parigi nei 10 chilometri.

Il famoso Vélodrome d’Hiver in rue Nélaton, aperto nel 1910, ospita le gare di lotta, pesistica e pugilato. La FAI schiera ben 32 atleti, partecipando per la prima volta alla lotta libera. Come ad Anversa, anche a Parigi i nostri lottatori non salgono sul podio, ma nei pesi è un trionfo: 3 medaglie d’oro con Pierino Gabetti nei piuma (60 kg), Carlo Galimberti nei medi (75 kg) e Giuseppe Tonani nei massimi (+ 82,5 kg). Tonani, nato a Lodi Vecchio nel 1890, con 517,5 kg. stabilisce anche il record mondiale nelle cinque alzate: strappo con un braccio, slancio con l’altro, distensione, strappo e slancio con due braccia. Il grande Galimberti lascia il segno della sua classe cristallina: stacca di ben 37,5 kg il secondo classificato e migliora i primati mondiali di distensione (97,5 kg) e di slancio a due braccia (127,5 kg). Il successo della pesistica italiana a Parigi è il frutto di una meticolosa programmazione della FAI, che allestisce una super squadra di 15 atleti (3 per ognuna delle 5 categorie), allenati da Enrico Taliani. Dal 21 al 24 luglio complessivamente gareggiano 107 pesisti di 16 nazioni: nel 1920 le nazioni erano 14, gli atleti 53. Luigi Silvio Ugo, presidente della FAI e vice presidente della Fédération Internationale Haltérophile, è incluso nel Jury d’appel.

Gabetti, ventenne marinaio di Sestri, solleva un totale di 402,5 kg nei cinque esercizi imposti dal regolamento dell’epoca. L’austriaco Andreas Stadler, secondo classificato, si ferma a 385 kg. Quattro anni più tardi vince la medaglia d’argento nei piuma all’Olimpiade di Amsterdam, superato dall’austriaco Franz Andrysek: 287,5 kg contro i suoi 282,5 nei tre esercizi con due braccia. A Los Angeles nel 1932 conquista il quarto posto nei leggeri, alle spalle di Gastone Pierini. In totale si aggiudica 7 titoli italiani: quattro nei piuma, tre nei leggeri. Nel curriculum di Gabetti figurano anche due primati mondiali riconosciuti dalla IWF nello strappo, con 90 e 92,5 kg (1927), e tre partecipazioni ai Campionati Europei, dove si classifica quarto nel 1930, settimo nel 1931, quinto nel 1934. Nel dopoguerra è Commissario Tecnico Nazionale dal 1955 al 1961. Medaglia d’oro FIAP (1956), Medaglia d’oro CONI al Valore Atletico (1965), Medaglia d’oro della Riconoscenza, assegnatagli dalla FIHC (1966), Medaglia d’Onore al Merito Sportivo, Membro d’Onore della Federazione. Muore a Cogoleto (GE) il 28 febbraio 1971.

Dopo il successo all’Olimpiade di Parigi, Tonani si presenta a quella di Amsterdam nel 1928, piazzandosi al settimo posto. Conquista 8 titoli italiani nei massimi (l’ultimo a 47 anni), superando valorosi avversari come Filippo Bottino e Francesco Mercoli. Va anche ricordato che nel 1920, ad Anversa, Giuseppe partecipa alla gara di tiro alla fune e il 18 dicembre 1926, insieme a Gabetti e Galimberti, al vittorioso incontro pesistico di Genova contro la Svizzera (batte Fritz Hünenberger, medaglia d’argento ai Giochi del 1920 e 1924). Iscritto all’Associazione Proletaria di Educazione Fisica, detta la fucina dei muscoli rossi, viene soprannominato “l’Ercole proletario”. Secondo Attilio Maffi, fondatore e presidente dell’APEF, Tonani è capace «di sostenere il Duomo di Milano». Scrive di lui l’Avanti! il 2 agosto 1924: «Proletario di idee, di vita e di costumi, hai pagato lo scotto, sei rimasto il proletario della festa. Se ti fosse balenata l’idea di telegrafare a qualcuno che avevi vinto sì, ma che vincendo ti era sembrato di sollevare, putacaso, il Duce, il tuo nome a quest’ora sarebbe assunto a ben altra notorietà. E la croce di cavaliere ti farebbe l’occhiolino». Medaglia d’oro CONI al Valore Atletico, Medaglia d’Onore al Merito Sportivo, Membro d’Onore della Federazione. In età matura dirige un’azienda agricola a Sannazzaro dei Burgondi, presso Pavia. Muore a Milano il 7 ottobre 1971.