Presidente Urso

Finisce un’era nel mondo del sollevamento pesi mondiale: Tamas Ajan, ai vertici della Federazione Internazionale da 44 anni, prima come Segretario Generale e dal 2000 in veste di Presidente, si è dimesso durante le indagini per corruzione partite dopo la messa in onda di un documentario televisivo tedesco. Un regno durato 44 anni quello dell’81enne ungherese, contro cui si è battuto da sempre Antonio Urso, Presidente della FIPE e della Federazione Europea, le cui dichiarazioni sono state cruciali per il servizio messo in onda da ARD. Il n° 1 della FIPE ha tentato due volte la scalata alla Presidenza dell’IWF ma è stato sconfitto dalle lobby del doping. Urso però non si è arreso: a lui si deve la grande pulizia in ambito continentale, a lui si deve il cambiamento delle regole di qualificazione olimpica, a lui si deve il cambio di rotta dell’intero movimento della Pesistica Mondiale. Urso non ha mai smesso di dire la verità, denunciando con grande onestà tutto ciò che non ‘quadrava’. Sulla testa della disciplina pesa l’avvertimento del Cio, che l’ha messa sotto esame sino a Parigi 2024: se qualcosa non cambia, uscirà di scena. Con le dimissioni di Ajan, che hanno sostanzialmente anticipato la decisione del Consiglio Direttivo in gran parte a favore della sua espulsione, inizia un nuovo ciclo per la Pesistica Mondiale, che porta la firma di Antonio Urso.

Presidente Urso oggi è un giorno importante per la pesistica mondiale, Il presidente Ajan si è dimesso

Fatemi partire da lontano. Era il 9 novembre 1989, quando a Berlino veniva giù il muro che divideva la Germania dell’Est da quella dell’Ovest. Erano passati 28 anni e ormai nessuno credeva più che quella terribile barriera divisoria sarebbe mai venuta giù. Con meraviglia e sorpresa invece, abbiamo tutti gioito insieme ai protagonisti di quel momento. Una nuova era si delineava nel futuro del mondo intero.

Le cose per fortuna, nel bene e nel male hanno tutte un ciclo. La vita è ciclica, le attività umane sono cicliche. La fortuna della ciclicità sta nel fatto che il cambiamento porta a pensare a nuove prospettive a disegnare nuovi scenari e a riprogrammare la vita.

Pareva lo stesso per Tamas Ajan; nessuno mai ha creduto così come l’ho fatto personalmente che il muro che ha diviso la buona dalla cattiva pesistica sarebbe crollato nel momento della sua massima forza economica e politica. Io ho avuto in mente sempre in maniera chiara e lucida che questo sarebbe accaduto ed oggi anche la parte della pesistica buona può festeggiare.

Ci sono voluti 12 anni però, non pensa che siano stati tanti?

Si ovviamente si ma in questo caso la disparità che ho dovuto fronteggiare è stata di gran lunga superiore alla mitica battaglia tra Davide e Golia

Ci faccia capire meglio

Ho dovuto combattere contro un avversario che ha avuto il supporto di tutto un mondo che ha rappresentato la cattiva pesistica e tra queste, nazioni con un peso specifico in ambito sportivo molto determinante. Ho dovuto combattere contro il suo patrimonio economico e per di più, un uomo che si è sempre mosso con uno staff operativo che lo ha sempre supportato in ogni aspetto professionale e personale ed una copertura da parte di organismi internazionali non da poco. Io al contrario da solo in molte delle mie denunce di una gestione a dir poco allegra. Ovviamente a queste condizioni c’è voluto molto più tempo del dovuto.

L’Italia lo ha supportato?

Quale Italia? Quella della pesistica? Quella delle istituzioni? L’Italia della pesistica a parte alcuni figuri che un giorno mi dissero che non aveva senso tutta questa guerra contro Ajan perché era importante invece curare gli interessi personali e fare compromessi con lui, il resto della pesistica in realtà non ha afferrato totalmente e completamente la mia ostinazione. Ha percepito si che molti dei problemi nel nostro sport provenivano dall’operato di Ajan ma poi la quotidianità gli ha fatto giustamente dimenticare le responsabilità del vertice IWF se non ritornarci sopra al primo scandalo doping oppure per qualche inchiesta di corruzione. Di una cosa devo però ringraziare la pesistica italiana, per avermi comunque confermato la fiducia in questi anni che mi ha permesso di continuare questa battaglia. Cito un amico tra tanti per il suo enorme supporto morale e materiale in tutti questi anni: Marino Ercolani Casadei già Segretario Generale della EWF.

L’Italia delle istituzioni?

Ho poche persone da ringraziare purtroppo. Tra queste, il Presidente del Coni Giovanni Malagò per essermi stato ininterrottamente vicino chiedendomi costantemente come evolveva la situazione e il Dr Alberto Miglietta già AD della Coni Servizi per avermi supportato con la sua eccelsa professionalità, nel farmi comprendere alcuni tecnicismi che evidenziavano le vere falle nella gestione economico finanziaria della IWF

Ed ora cosa succede?

Succede che, virus permettendo, si dovrà celebrare un congresso per ratificare le dimissioni di Ajan ed approvare una nuova data per le elezioni. Nel frattempo ci sarà una amministrazione ordinaria che lavorerà sul recupero delle gare di qualificazione olimpica ancora mancati ed altro necessario per scavalcare questo momento di pandemia mondiale.

Quale è stata la forza ininterrotta in questi 12 anni per combattere ad armi inique?

La forza me l’hanno data sempre gli atleti. I nostri ragazzi e le nostre ragazze. Non scorderò mai ormai qualche anno fa, quando due giovani atleti un maschio ed una femmina, finita la loro prima gara internazionale da juniores con una ottima prestazione per entrambi dovettero constatare che tra la loro posizione di mezza classifica e i primi c’erano oltre trenta Kg di differenza. Finita la gara dei loro avversari, si avvicinarono e mi chiesero secondo me quale fosse la ragione di questo gap. Dissi loro senza mezzi termini che le differenze erano dettate esclusivamente dal fatto che i primi erano evidentemente dopati mentre loro no! Oggi i risultati di quegli atleti in ambito europeo sarebbero da zona medaglia e non perché il livello si sia abbassato ma solo perché in Europa sono riuscito a fare una vera pulizia che è andata oltre i quasi discutibili controlli antidoping.

Reputa discutibili i controlli antidoping?

Provo a spiegarmi meglio. I dati che ho bene in mente sono quelli relativi al 2017 dove gli atleti testati furono 322.000 circa. Se consideriamo che il costo di una analisi varia dai 400 ai 700 $, quindi una media di 550 $ che se moltiplicati per il numero dei controlli (322.000 x 550) sviluppa una spesa annua pari a circa 18.300.000 $. Ovviamente questo esclude tutta un’altra serie di spese quali: spedizioni, trasporto, viaggi e soggiorno dei medici, laboratori ed altro. Il budget della Wada per il 2020 è di quasi 40.000.000 $ per scovare un numero di positività accertate di ben 1.459, registrate in 93 sport. Se si dividono i 40 milioni di budget per i 1459 casi di positività il costo di ogni positivo si aggira per difetto, intorno ai 27.500 $. Può l’intero ammontare giustificare questo risultato? Oppure un investimento in cultura avrebbe portato risultati migliori? Se a tutto questo si aggiunge che una federazione internazionale senza alcuna supervisione ha la possibilità di manipolare i controlli capite bene che c’è veramente poco da fare.

Eppure di seminari antidoping se ne fanno abbastanza nel mondo!

Ha mai partecipato ad un seminario antidoping? Questo genere di seminari, nella stragrande maggioranza delle volte, spiegano le novità procedurali in termini di antidoping: come si effettuano i prelievi, le nuove sostanze, le sanzioni oppure dati statistici. Gli aspetti procedurali non credo che rientrino tra le cose che fanno cultura, altrimenti basta leggere un foglietto delle istruzioni per soppiantare Platone.

Cosa si prova in termini personali nel sapere che dopo tanto tempo di nuotare controcorrente la strada era quella giusta?

Provo soddisfazione, non tanto per me, non ho nulla di personale contro Ajan, ho solo criticato e combattuto il suo sistema, ma quanto per i gli atleti italiani della pesistica per l’affetto che mi lega a loro, ai quali devo molto sul piano umano e professionale perché hanno fatto delle cose meravigliose in questi ultimi anni unitamente alla direzione tecnica e allo staff tecnico nonostante gli altri non giocassero ad armi pari. Sono felice perché so che il futuro, che sta ovviamente dallo loro parte non certo dalla mia, sarà migliore del futuro che vedevo davanti a me quando facevo l’atleta. Questo mi emoziona.

Un ultimo pensiero prima di concludere

Adesso posso concentrarmi con tutte le energie solo ed esclusivamente alla FIPE, abbiamo ancora moltissimo da dire!