faidi Livio Toschi

Il Congresso della Federazione Atletica Italiana tenuto a Bologna nel marzo 1911 decide di trasferire la sede federale a Roma per far sentire l’influenza della FAI «specialmente sulle regioni dell’Italia meridionale», che fino allora sono rimaste «quasi refrattarie ad ogni forma di sport». Il nuovo Consiglio, eletto attraverso un referendum, è così composto: on. Mario Cermenati presidente, avv. Felice Tonetti segretario, Romano Guerra cassiere e Giacinto Puglisi consigliere. Vengono eletti delegati regionali il dott. Ernesto Conti per il Piemonte, Pietro Locatelli per la Lombardia, l’avv. Filippo Parolari per il Veneto, Silvio Luigi Ugo per la Liguria, l’ing. Silvio Brigatti per l’Emilia, Antonio Semini per la Toscana. La sede viene inizialmente fissata in vicolo dei Modelli 81, ma in dicembre è trasferita in via di San Pietro in Vincoli 38-A.

Cermenati, personaggio estraneo al mondo della lotta e della pesistica, è sprofondato a lungo nel buio dell’oblio quale presidente della nostra Federazione, carica erroneamente attribuita al più noto Felice Tonetti (Roma, 1877 – 1939), eccellente atleta e noto giornalista (usa spesso lo pseudonimo Felton), che ricopre importanti cariche: presidente dell’Audace Club Sportivo, segretario generale e vicepresidente del CONI, podestà di Formia e molte altre ancora. Tonetti, dunque, non è stato presidente, ma segretario generale della FAI.
Qualche notizia su Cermenati (Lecco, 1868 – Castelgandolfo RM, 1924). Alpinista appassionato e dal 1890 presidente della sezione di Lecco del Club Alpino Italiano, compie scalate anche negli Urali, meritando per la sua passione l’appellativo di “apostolo della montagna”. Laureato nel 1890 a Catania in scienze naturali, nel 1900 fonda il Museo di Storia Naturale di Lecco, di cui è il primo presidente, e l’Istituto di Studi Vinciani. All’Università di Roma insegna geologia e paleontologia, poi anche storia delle scienze naturali. È deputato di Lecco dal 1909 al 1923 e sottosegretario di Stato nei governi Boselli e Orlando. A Cermenati nel 1927 Lecco ha intitolato una piazza prospiciente il lago, nella quale sorge il suo monumento.

Da venerdì 15 a domenica 17 dicembre 1911 la FAI, in collaborazione con l’Istituto nazionale per l’incremento dell’educazione fisica, organizza a Roma i campionati italiani di sollevamento pesi e di lotta greco-romana. È la seconda volta, dopo il 1908, che la capitale ha questo onore.
Le gare, cui assiste il presidente Cermenati, si disputano in uno scenario davvero suggestivo, ossia sulla Nave Romana, costruita in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dell’Unità d’Italia e collocata nelle placide acque del laghetto artificiale di 13 ettari all’Esposizione regionale ed etnografica nell’ex Piazza d’Armi. La nave – realizzata in legno, ferro e cemento, con decorazioni in stucco e bronzo – è lunga 100 metri e larga 25. La ditta Fornari, che ha l’appalto della ristorazione e dei divertimenti, realizza la Nave a sue spese e vi ricostruisce uno spaccato dell’antica Roma: tripodi fumanti d’incenso, statue di numi, la colonna rostrata, la taverna dei gladiatori, l’odeon, il tempio di Venere. L’arena per le manifestazioni sportive è collocata nell’ampia stiva. Sulla Nave si tengono gli affollati banchetti dei partecipanti ai congressi del Cinquantenario: il congresso internazionale della stampa, per esempio, riunisce intorno ai tavoli ben ottocento commensali.

Nel sollevamento pesi, assenti i tre campioni del 1910 (Quadrelli, Gamba e Storace), prevalgono: Andrea Gargano nei pesi minimi / fino a 70 kg (Club Atletico Genovese), vincitore anche della gara di lotta; Giuseppe De Sanctis nei pesi medi / fino a 80 kg (Audace Club Sportivo, Roma); Cesare Cogliolo nei pesi massimi / oltre 80 kg (Club Atletico Genovese). Nel torneo assoluto, al quale partecipano i primi tre classificati in ciascuna delle singole categorie, la vittoria arride a Cogliolo sul pompiere romano De Sanctis e su Gargano. Cogliolo e De Sanctis si aggiudicano il loro primo titolo, mentre Gargano è stato già campione dei minimi nel 1907 e nel 1908.
Assente nei medi il campione italiano del 1910, Vezio Vezzosi (impegnato nella guerra di Libia), nella lotta prevalgono: Andrea Gargano nei pesi minimi (Club Atletico Genovese); Ubaldo Bianchi nei pesi medi (Audace Club Sportivo, Roma); Bruto Testoni nei pesi massimi (Audace Club Sportivo, Roma). Nel torneo assoluto la vittoria arride al pistoiese Bianchi sul bolognese Testoni grazie alla dea bendata: infatti, «prolungandosi troppo la lotta, la giuria decide di estrarre a sorte il vincitore». La S.G. Scaligera di Verona (composta da Zevirre Carcereri, Alessandro Covre e Giovanni Manzatti) vince la gara di lotta a squadre e si aggiudica la Coppa Ravaschieri.
Il Ministero della Pubblica Istruzione assegna una medaglia d’oro all’Audace Club Sportivo per il migliore punteggio complessivo nel sollevamento pesi e il Ministero della Guerra assegna un’altra medaglia d’oro al Club Atletico Genovese per il migliore punteggio complessivo nella lotta.

La Nave Romana all’Esposizione del 1911