PPCopenagheNSi sono conclusi i trentesimi Campionati Mondiali Master di Pesistica, disputati quest’anno a Copenaghen.

La Squadra Master della FIPE era composta da tre donne (Emanuela Alberti, Samuela Oliva e Manuela Ferrari) e sei maschi (Antonio Folegatti, Giovanni Podda, Cesare Magistris, Danilo Linciano, Franco Marcellino e Luca De Rossi), decisi a ripetere gli ottimi risultati ottenuti nell’edizione 2013.

Le ragazze sono le prime a salire in pedana. La prima è Emanuela Alberti nella categoria fino a 58 kg: emozionata ma grintosa al punto giusto, è la sua prima esperienza internazionale e confida nella preparazione atletica estiva. L’ingresso è buono negli strappi, con due validi (35 e 40), nello slancio dopo aver blindato il quarto posto si gioca il podio in terza prova tentando il personale di 67 kg, misura fallita nella spinta; per lei comunque un ottimo risultato.
Lunedì 1 settembre è la volta di Samuela Oliva e Manuela Ferrari, due certezze a caccia di una riconferma non così scontata in quanto in questa edizione appaiono dei Team particolarmente numerosi e agguerriti: americani, giapponesi, tedeschi e russi che piazzano atleti in tutte le posizioni del podio.
Samuela Oliva guadagna la medaglia d’oro all’ultimo chilo, dopo una battaglia con la rivale tedesca che aveva chiuso gli strappi due kg avanti. La gara però si decide negli slanci e ad avere la meglio sarà la nostra: Samuela infila tre prove valide con la progressione 53/57/58, mentre la tedesca si ferma ai 55 kg della seconda prova: il Titolo Mondiale parla italiano.

Nel pomeriggio esordisce Manuela Ferrari che negli strappi centra tre validi con la sequenza 58-61-63 kg, assicurandosi il secondo posto provvisorio. Negli slanci Manuela impatta con sicurezza le prime due alzate con 68 e 71 kg validi, passando a 74 kg in terza prova, prova conclusa con due rossi arbitrali, chiudendo così la sua gara con un ottimo bronzo.

Martedì entrano in scena le performance maschili, primo fra tutti Antonio Folegatti in una categoria, quella della 85 kg, con il tasso tecnico di buon livello che offre il podio alla miglior strategia di gara.
Antonio sente la gara rispetto all’avversario che gli contende il podio, forte della differenza di peso corporeo, ne nasce un confronto avvincente che vede il giapponese capitalizzare il vantaggio acquisito nello strappo, l’italiano conquista un bronzo che va stretto in una gara vinta dalla Russia.

Il giorno seguente è il turno di Giovanni Podda nella categoria più affollata, la 77 kg. L’atleta alle prese con un calo peso e una preparazione fisica non al top decide per un cambio di categoria, strategia che risulterà vincente ai fini della classifica.
Podda chiude con un totale non esaltante di 180 kg mettendo al collo la medaglia di legno, risultato comunque appagante viste le premesse e lasciando un podio francamente un po’ distante al trio Spagna, Ungheria e Ucraina.

Il venerdì entrano in gara Cesare Magistris, Danilo Linciano, Franco Marcellino e Luca De Rossi, rispettivamente nelle categorie kg 94, 56 , 69 e 85.

Magistris patisce le conseguenze del calo peso, una strategia per poter decidere la categoria con il podio più appetibile, rimane nella 94 kg e impatta l’esercizio di strappo realizzando un buon 105 kg in seconda prova, fallendo poi l’alzata da 110 kg; il calo peso si fa sentire nella seconda parte di gara dove il lombardo non andrà oltre i 120 kg della prima prova che gli regalano il quinto posto in classifica in una gara dominata dall’atleta dell’Uzbekistan.

Subito dopo è la volta di Linciano e Marcellino. Il primo all’esordio in una gara internazionale calca la pedana con disinvoltura, lascia l’emozione nel warm-up ed infila sei prove valide su sei, attestando il personale a 149 kg di totale e manifestando poi sul podio tutta la soddisfazione per aver regalato il secondo Titolo al Team italiano.

Intanto nel riscaldamento Franco Marcellino si concentra, le start list non lo vedono tra i favoriti ma è intenzionato comunque a dare battaglia; si assicura la gara con la prima prova valida a 84 chili, tentando l’allungo, fallito, con gli altri due tentativi in cui chiede le misure di 88 e 90 kg.

Nello slancio la strada è in salita ma i due diretti avversari per il podio, il tedesco e il giapponese, si affrontano in singolar tenzone con l’unico risultato di finire fuori gara entrambi. Per Franco si spalanca un’opportunità insperata e la prospettiva dell’argento: tenta così, ma senza successo, due volte i 127 kg, aggiudicandosi comunque un prezioso bronzo.

Nel pomeriggio esordisce anche Luca De Rossi in una categoria che per numeri e livello garantisce spettacolo e non concede sconti a chi sbaglia.
Con queste premesse Luca deve gestire una strategia di gara in funzione delle scelte di una concorrenza più che agguerrita: ci sono ben sei atleti distribuiti in cinque chili che si contendono il podio giocandosi le carte migliori nello slancio.
Inizia la seconda sessione di una gara incerta che coinvolge anche le rispettive tifoserie, man mano che il tabellone aggiorna le classifiche Luca prende coraggio e aggiunge ai 110 kg totalizzati nello strappo altri 147 kg nello slancio annullando così lo svantaggio del peso corporeo sul diretto concorrente, il russo Reviakin per poi andare ad insidiare il titolo al tedesco Galfinger. Servirebbero 151 kg, l’impresa non riesce, ma De Rossi conquista un meritato argento.

Sabato si celebra l’ultima giornata di gara dei campionati e all’appello si presenta Ruggiero Coco che, oltre che con il bilanciere, deve fare i conti con una fastidiosa otite che lo accompagna in pedana, condizionando la gara.

Ruggiero fa il massimo senza andare oltre la prima prova valida che lo relega all’ottavo posto con un totale di 225 kg, a lui l’onore di averci provato comunque a dimostrazione di una passione genuina per il bilanciere che rimane un esempio e che caratterizza il movimento degli atleti master.

Questi campionati lasciano un’immagine che racconta cose positive, interi nuclei famigliari che si spostano da un continente all’altro solo per incontrarsi e condividere la voglia di fare sport, al di là della classifica, riuscendo a comunicare in inglese, anche maccheronico, il messaggio universale dello sport a dispetto di ciò che le cronache dei telegiornali ci consegnano ogni giorno.

Bellissimo è stato vedere le strette di mano tra russi e ucraini, con gli americani che traducevano ai russi quello che dicevano i giapponesi, per poi darsi tutti un arrivederci al prossimo Mondiale, quello 2015, che sarà ospitato dalla Finlandia, a casa di Santa Klaus. Noi da buoni italiani gli abbiamo già fatto recapitare le nostre ambizioni e la voglia di esserci!

Giovanni Podda

A - BarraSep

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