Care amiche e cari amici, il momento di crisi che stiamo attraversando richiede grande sacrificio e probabilmente sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica di ognuno di Noi.

In questi momenti ognuno si pone delle domande e cerca delle risposte per uscire dall’angoscia dell’ignoto, dalla paura di una minaccia “invisibile”, dall’incertezza per il futuro.

La paura di essere contagiati o che venga contagiato un proprio caro diventa un tema dominante e pervasivo in questo momento di grande emergenza sanitaria, un tema che alimenta un senso profondo di impotenza e di incapacità nel fronteggiare una minaccia “immateriale”.

Ma anche la paura legata alla crisi economica che questa pandemia ha comportato, ha reso le persone più fragili, più vulnerabili, con meno certezze per il futuro.

In una emergenza sanitaria mondiale di questa portata, ogni uomo si può sentire ancora più “piccolo” di fronte alla potenza della natura, della vita e della morte, e quindi può andare incontro a disturbi di ansia e/o depressione, anche se transitori, reattivi al vissuto esperienziale ed emotivo del momento.

Ma la storia dell’umanità ci insegna una cosa: le crisi si affrontano!

L’uomo si è evoluto superando cataclismi di ogni genere e pandemie di ogni tipo uscendone alla fine più forte di prima. Il dato demografico mondiale dà queste indicazioni: popolazione mondiale in aumento e maggiore longevità.

Quindi ritengo che ognuno di Noi deve fare la sua parte in questa che possiamo definire la “guerra al Covid-19”, una guerra contro un “parassita” che cerca di riprodursi e sopravvivere a danno delle nostre cellule e della nostra stessa vita.

La mia potrebbe sembrare una frase che crea ulteriori paure, ma rappresenta solo la realtà, una realtà che bisogna accettare e non negare, perché solo conoscendo il nostro nemico possiamo combatterlo, solo conoscendo la nostra paura possiamo affrontarla senza che si trasformi in angoscia rischiando in tal modo di “paralizzarci” e toglierci la forza di combattere.

Quando gli atleti che seguo sono in crisi, hanno paura di non farcela, si sentono in un baratro profondo e buio dal quale non riescono ad uscire, invito loro a guardare in alto, lontano, e cercare di vedere la luce, anche se fioca. Allora chiedo loro cosa rappresenta quella luce. La risposta è la speranza, la passione, l’amore.

Sono proprio queste ultime che, rese consapevoli alla persona, danno la forza per combattere, per affrontare le paure e così uscire dal baratro con la voglia di vincere!

Molto è stato detto dai media, molte sono state le raccomandazioni in merito all’adozione di comportamenti finalizzati alla prevenzione per arginare il fenomeno del contagio. Sono stati fatti dei decreti restrittivi della libertà di circolazione che ci hanno obbligati a cambiare le nostre abitudini di vita; qualcuno potrebbe viverli come “atti esagerati”, come violazioni ai diritti personali, al diritto di libertà.

Vorrei sottolineare che ognuno di Noi deve abbandonare il proprio egoismo e tentare di fare uno sforzo: sentirsi parte di una comunità. Una comunità mondiale che non tiene conto della religione, della razza, del colore politico, dello stato sociale; il virus non fa discriminazioni! E Noi dobbiamo insieme combatterlo rinunciando anche a qualche “diritto”, perché questa rinuncia è al servizio dell’umanità. Bisogna essere responsabili e consapevoli che dalle azioni di ognuno dipendono le sorti non solo proprie ma di tutti quelli che ci circondano.

Ciò detto vorrei dare qualche consiglio per aiutare le persone a vivere questi momenti con una maggiore serenità.

  • Avere fiducia. La fiducia è essenziale in questi momenti di grandi incertezze. Fidarsi dei politici e degli scienziati impegnati sul campo per contrastare e debellare il Coronavirus ci aiuta ad uscire dalla paranoia, dalla caccia alle streghe. Come dicevo prima ognuno deve fare la sua parte in questa lotta e credo che la maggior parte di Noi non ha le competenze per comprendere appieno questo fenomeno e come gestirlo. Quindi fiducia, ed aiutare soprattutto i giovani ad avere fiducia, a non sottostimare il problema, a rispettare le regole; questo lo possiamo e lo dobbiamo fare. Ogni attività di pensiero ed emotiva costa “energia vitale”, energia che si farebbe bene ad investire, soprattutto in questo momento, in buone relazioni familiari evitando di sprecarla in inutili ed inconclusive polemiche che non fanno altro che alimentare incertezze ed inquietudini.
  • Relazioni familiari. In una società che corre senza sosta, nella quale ognuno, giovani ed adulti, per motivi di studio e/o di lavoro, è impegnato per raggiungere obiettivi, non c’è tempo per la famiglia, non c’è tempo per condividere affetti, sentimenti, emozioni. La famiglia è diventata una organizzazione funzionale e produttiva all’interno della quale l’obiettivo è l’autorealizzazione dei suoi membri; il prezzo che paga è la dissoluzione stessa della famiglia. Questa emergenza Coronavirus ci potrebbe dare l’opportunità di rivedere il concetto di famiglia, di porci alcune domande su cosa è diventata, se ci piace o meno, se possiamo cambiare qualcosa per sentirla e viverla come “base sicura”, ossia una famiglia nella quale instaurare legami di attaccamento reciproci e solidi. Insomma, una opportunità da non perdere.
  • Il tempo. In questo momento il tempo sembra non passare mai. Costretti a stare a casa, abituati ai ritmi imposti dall’esterno, sembra che le giornate durino il doppio. Ma il tempo è sempre lo stesso, quello che cambia è la sua percezione; e la percezione del tempo è condizionata dal vissuto emotivo, sia esso positivo che negativo. Faccio un esempio: quando viviamo un’esperienza d’amore intensa sembra che il tempo voli e faremmo di tutto per fermarlo, per congelare quel momento. Di contro, immaginiamo una condizione lavorativa poco gratificante, o una lezione a scuola poco entusiasmante; il tempo sembra non passare mai e si contano i minuti. Ma un’ora è sempre un’ora. Anche questa potrebbe essere un’opportunità da non lasciarsi scappare: dare valore al tempo! “Il tempo non è denaro!”. Questo è un tempo di maggiore valore, è il tempo della famiglia, della coppia, è il tempo dei genitori e dei figli. E’ un tempo che non tornerà più indietro e per questo vale la pena interrogarsi sul suo significato. Stare a casa, condividere il proprio tempo con i propri cari, ci darà l’occasione per comprenderci meglio, affrontare anche conflitti e magari superarli.
  • Coltivare interessi ed hobby. L’obbligo di rimanere nelle proprie abitazioni potrebbe offrire anche l’opportunità di fare cose che ci piacciono e che non si ha mai il tempo per farle. La TV ci ha riempito di spot su quello che si potrebbe fare perciò non voglio essere ripetitivo. Ma vorrei invitare ognuno a fare qualcosa di bello che ci possa ricordare questo brutto momento. Far leva sulle proprie qualità artistiche, creative e realizzare qualcosa, da soli o insieme alla famiglia. Trasformare insomma un tempo che potrebbe essere intriso di angoscia in qualcosa di bello, creativo, costruttivo.
  • Pianificare e programmare. In attesa della ripartenza sarebbe anche motivante pianificare le proprie attività. Molto spesso quando si è sommersi dal lavoro, non si ha tempo per fermarsi, verificare gli steps, cambiare strategia in maniera funzionale. Ora il tempo c’è! Quindi pensare a come ottimizzare i propri sforzi per raggiungere obiettivi, senza essere schiavi del tempo, potrebbe essere illuminante. Nuove idee che possono essere condivise con altri attraverso l’utilizzo dei social ci farà sentire comunque in attività, evitando in tal modo di cadere nell’apatia o nella disperazione.
  • La luce: speranza, passione, amore. E torniamo al punto di partenza: la luce. Ognuno deve cercare la luce prima di tutto dentro di sé e poi, come un faro, essere una guida per l’Altro. Avere passione per quel che si fa, amare le persone che ci circondano, ci darà la speranza che la vita, con tutte le sue difficoltà, vale la pena viverla con ottimismo e slancio. Un atleta, un tecnico, un dirigente, un professionista se non trova la propria luce rischia di brancolare nel buio e di non poter essere un faro-guida per gli altri. Questa crisi ci può dare anche la possibilità di riflettere su questi temi, senza fretta e senza l’ansia del risultato finale. Ora l’unico traguardo che tutti abbiamo è superare questa emergenza con l’auspicio di essere persone migliori e di aver imparato qualcosa in più su noi stessi e sugli altri.

In conclusione cerchiamo di ridare valore alle piccole cose, ad un tempo che non si ferma mai, alle persone che abbiamo intorno e che spesso le viviamo con superficialità. Ora più che mai possiamo capire l’importanza di un abbraccio, di una stretta di mano, di una pacca sulla spalla, di un caffè al bar. Alla fine cerchiamo di essere più umani e capire che le cose non si devono apprezzare solo quando mancano. Come successo già in passato, anche questa emergenza finirà ed il virus sarà debellato; facciamo in modo che non rimanga solo il brutto ricordo di questi momenti.

*L’autore è psicologo, psicoterapeuta, psicologo dello sport di Pesistica Olimpica e Paralimpica