bottinodi Livio Toschi

Filippo Bottino, un colosso genovese che gareggia nella categoria dei massimi (+82,5 kg), scrive una delle pagine più gloriose della pesistica italiana, conquistando la medaglia d’oro ai Giochi di Anversa nel 1920 con un totale di 265 kg sollevati. Secondo il regolamento del tempo la gara comprende tre esercizi: strappo a un braccio, slancio con l’altro, slancio a due braccia. La vittoria di Bottino coincide con il ritorno della pesistica nel programma olimpico dopo l’esclusione dai Giochi di Londra nel 1908 e di Stoccolma nel 1912, cui ha fatto seguito la pausa dovuta alla Grande Guerra.

Nel libro Vita al sole di Alberto Bonacossa, scritto dal figlio Cesare, si accenna al confronto svoltosi nel cortile di “Casa Italia”, dove alloggiano i nostri atleti durante l’Olimpiade del 1920. Aldo Nadi (fratello minore del leggendario Nedo), provocato da Bottino, lo sfida a un singolare duello, cui assistono molti azzurri: il pesista dovrà imbracciare una trave e cercar di colpire lo schermidore, armato solo di un leggero frustino. Al via dell’arbitro si ode un sibilo nell’aria e subito un grido di dolore si leva dal terreno di scontro: le mani di Bottino bruciano, la trave imbracciata con sicurezza cade al suolo. Il frustino di Nadi ha colpito, rapido e implacabile.

Il 6 novembre 1921, al Veloce Club di Milano, Bottino partecipa al primo incontro della Nazionale di pesi contro la Svizzera, perso con uno scarto di 68 kg. Gli altri azzurri sono Luigi Gatti (che all’ultimo momento deve sostituire Conca), Silvio Quadrelli, Ermanno Callegari e Giuseppe Merlin. Quattro gli esercizi eseguiti dagli atleti: strappo con il braccio destro e con il sinistro, distensione e slancio a due braccia.

Scrive il celebre giornalista Arturo Balestrieri sulla Gazzetta dello Sport:

«UNA DIMOSTRAZIONE TANGIBILE DELL’AMMIRAZIONE DEGLI ATLETI AVVERSARI PER LA STILISTICA ITALIANA LA SI È AVUTA IN RIGUARDO ALLE ALZATE DI FORZA, O LENTE. DOPO AVER ASSISTITO AI CORRETTI SOLLEVAMENTI DELLA NOSTRA SQUADRA NAZIONALE, CHE SI DIVERSIFICANO ASSAI DA QUELLI DEGLI SVIZZERI PER COMPOSTEZZA E PER APPLICAZIONE DI REGOLAMENTI, I PESISTI ELVETICI HANNO DECISO AD UNANIMITÀ DI MODIFICARE D’ORA INNANZI LA DENOMINAZIONE DEL SOLLEVAMENTO ANZIDETTO. FINORA, INFATTI, ESSI AVEVANO APPLICATO A QUESTA SPECIE DI ESERCIZIO L’AGGETTIVO “ALLA FRANCESE”. DA DOMANI IN POI L’ALZATA DI FORZA AVRÀ L’APPELLATIVO “ALL’ITALIANA”».

Il 5 giugno 1922, a Genova, solleva 116 kg e stabilisce il record mondiale di distensione a due braccia, superando di 2 kg il precedente primato del lussemburghese Josph Alzin, atleta da lui battuto ad Anversa. Il record mondiale è migliorato dall’austriaco Franz Aigner il 16 agosto 1925 (119,5 kg), il record italiano da Giuseppe Tonani solo nel 1931 (120 kg).

All’epoca del primato Bottino ha 34 anni. Operaio della manifattura dei tabacchi, si è accostato ai pesi a 18 anni, dopo un breve passato di ginnasta. Conquista i suoi successi grazie alla ferrea volontà, sottoponendosi a duri allenamenti con un impegno e uno spirito di abnegazione notevoli. Vanta 6 titoli italiani nei massimi e 5 nell’assoluto, diversi primati nazionali e il citato record mondiale nella distensione a due braccia. Nel 1924 si classifica 6° all’Olimpiade di Parigi. Il 21 giugno 1916, tra l’altro, con 145 kg batte a Genova il record italiano di slancio a due braccia detenuto da Enrico Scuri. Vince anche una decina di titoli ai campionati di sollevamento pesi della Federazione Ginnastica.

Riceve importanti riconoscimenti per la sua brillante carriera: Cavaliere della Repubblica, Medaglia d’oro CONI al Valore Atletico, Medaglia d’Onore al Merito Sportivo e Membro d’Onore della Federazione.

Ha scritto di lui Felice Palasciano su Il veterano sportivo del marzo 1965:

«RISPETTOSO ED EDUCATO, SI FECE SEMPRE AMMIRARE PER ESEMPLARE VOLONTÀ, IN OGNI COMPETIZIONE. UOMO LABORIOSO ED ONESTO, CHE DALLO SPORT HA ATTINTO L’ESSENZA MIGLIORE. UN CAMPIONE OLIMPICO CHE NON HA MENATO VANTO DELLA SUA IMPRESA, CHE PURE FU GRANDE. UN CAMPIONE MODELLO COME FORSE LO PENSAVA IL BARONE DE COUBERTIN».