obiDi Livio Toschi

Ho più volte parlato del marchese Luigi Monticelli Obizzi, fondatore e primo presidente della Federazione Atletica Italiana, da cui traggono origine la FIJLKAM e la FIPE. In occasione del 150° anniversario della nascita voglio esaminarne più da vicino le migliori prestazioni sportive e gli infelici anni del tramonto.
Sappiamo che nel 1890, con alcuni pesisti provenienti – come lui – dalla S.G.M. Forza e Coraggio, costituisce il Club Atletico Milanese, con sede in via Maddalena (presso piazza Missori). Non esistendo ancora una Federazione italiana – ci ricorda Gherardo Bonini – Monticelli iscrive il CAM a quella tedesca.
Il 5-6 aprile 1896, «cedendo alle insistenze degli amici», il marchese partecipa e si classifica 2° al concorso internazionale di Amsterdam dietro il tedesco Johannes Schneider, che pesa 42 kg più di lui. Monticelli distende 100 kg, slancia 110 kg e, nella prova di resistenza, distende 75 kg per 9 volte.
«Le prime competizioni in Italia si devono al suo mecenatismo e al suo esempio», afferma La Gazzetta dello Sport. Per iniziativa dell’infaticabile marchese il 2 maggio 1897, presso la Società degli Artisti e Patriottica in via Giuseppe Verdi 4 (dove il CAM ha trasferito la sede), si disputa il primo campionato nazionale, vinto dal pavese Enrico Scuri. Sempre grazie a lui il 4 aprile 1899 il teatro Dal Verme di Milano ospita la prima gara internazionale di sollevamento pesi in Italia (3° campionato mondiale, secondo l’IWF), patrocinata dalla Gazzetta: si afferma il russo Sergei Elisseev davanti al tedesco Johannes Rödl e al nostro Scuri.
Sull’esempio delle iniziative francesi, ma soprattutto di quelle austriache e tedesche, che hanno portato alla nascita delle prime federazioni atletiche nazionali, nel 1902 il marchese ritiene che per la pesistica e la lotta greco-romana sia giunto il momento di staccarsi dalla FGI (Ginnastica) e di costituire un organismo autonomo. Con l’aiuto di Aristide Muggiani e Cesare Viganò il 18 gennaio fonda dunque a Milano la Federazione Atletica Italiana, di cui lo stesso Monticelli è presidente effettivo sino al marzo 1911 e presidente onorario dal dicembre 1911. La sede è presso il CAM.

Questi i risultati più significativi ottenuti in campo nazionale nella sua brillante carriera di atleta, seppure frenata dall’intensa attività di dirigente e pubblicista. Nel 1897 si classifica 2° ex aequo con Aldo Brocca nel primo campionato italiano di pesistica, dietro Scuri. Nel 1900 vince il campionato milanese e si piazza 3° in quello italiano, dietro Stanislao Ruggeri e Scuri. Nel 1901 e 1902 è 2° nel campionato italiano, dietro Scuri e davanti all’amico Muggiani. Nel 1903 vince ancora il campionato milanese. Il 14 maggio 1905 la Forza e Coraggio ospita il campionato nazionale a squadre (di 5 atleti ciascuna), organizzato dalla FAI e denominato Coppa Camillo Tacconis. Il quarantaduenne Monticelli guida la squadra del CAM, che si classifica seconda dietro l’Audace di Torino.

Va ricordato che tutte queste competizioni si disputano in unica categoria e ciò danneggia fortemente gli atleti più leggeri. Monticelli, per esempio, pesa 30 kg meno di Scuri. Solo nel 1907 ai campionati italiani verranno introdotte 3 categorie di peso (fino a 70, fino a 80, oltre 80 kg), ossia quando il marchese ha ormai cessato l’attività agonistica.
Alto un metro e 72 cm, pesa tra 71 e 75 kg. Le più significative prestazioni con due braccia sono: distensione 110 kg, slancio 110 kg, slancio in tre tempi 130 kg. Quelle con un braccio: distensione con il destro 60 kg, con il sinistro 52; strappo con il destro 75 kg, con il sinistro 65; slancio con il destro 80 kg, con il sinistro 70. Nelle alzate di resistenza con il braccio destro strappa 6 volte 60 kg e 3 volte 65 kg, con due braccia distende 9 volte 75 kg e slancia 7 volte 100 kg. Insomma, nella sua categoria è probabilmente il miglior pesista dilettante del mondo.

Veramente eccezionale è il sollevamento di 110 kg nella impegnativa distensione “alla francese”, ossia con una sola sosta dell’attrezzo all’altezza del petto dopo lo stacco da terra e prima dell’alzata oltre la testa, mantenendo il busto eretto (spesso i regolamenti italiani imponevano addirittura la posizione sull’attenti). La scuola mitteleuropea consentiva invece almeno un’altra sosta all’altezza della vita (quando non si arrivava a un vero e proprio “rotolamento” dell’attrezzo sull’addome), oltre a permettere la divaricazione delle gambe e l’inclinazione, anche accentuata, del busto.
A riprova del valore assoluto della prestazione di Monticelli esaminiamo i primati mondiali riconosciuti dall’IWF. Nella categoria fino a 75 kg il record di distensione a due braccia parte dagli 86,5 kg del russo Jan Sparre nel 1918 e arriva ai 110 kg del tedesco Rudolf Ismayr solo nel 1935! Aggiungiamo che in  questa categoria il nostro più grande pesista, Carlo Galimberti, stabilisce un record mondiale nel 1924 con 97,5 kg e un altro nel 1928 con 105 kg. Sempre secondo i dati dell’IWF il primo a raggiungere 110 kg nella categoria superiore, cioè tra i medio-massimi (fino a 82,5 kg), è il cecoslovacco Vaclav Psenicka nel 1928.
Non sono male nemmeno i 75 kg sollevati di strappo con il braccio destro. Questo risultato, ottenuto al campionato italiano 1902 (il peso massimo Scuri, vincitore della gara, si ferma a 65 kg), nei pesi medi sarà superato solo nel 1922 dall’austriaco Rudolf Krammer, come scrive Gottfried Schödl. E non dimentichiamo che nel 1902 Monticelli ha 39 anni.

Scioltasi nel 1907 l’Amateur Athleten Weltunion (di cui è stato fondatore e membro autorevole) e cambiata la dirigenza della FAI nel 1911, il marchese concentra le attenzioni sul Club Atletico Milanese, sua creatura prediletta. Il CAM organizza innumerevoli manifestazioni, tra cui – il 6 novembre 1921 – il primo incontro della Nazionale di pesistica.
Eccellente divulgatore e poliglotta, Monticelli scrive molti articoli su quotidiani e riviste, tra le quali la Illustrierte Athletik Sportzeitung. Arbitro e giudice nelle principali manifestazioni pesistiche europee (è anche membro della giuria d’appello all’Olimpiade di Amsterdam), vicepresidente onorario dell’Haltérophile Club de France, presidente onorario della Federazione Pugilistica Italiana, dal maggio 1925 è delegato della FAI nella Fédération Internationale Haltérophile, di cui diviene vicepresidente nel 1928. Un riconoscimento più che meritato per quel gentiluomo che passa con disinvoltura dal maneggio di pesanti bilancieri alla stesura di complessi regolamenti.
Pietro Locatelli, segretario e poi presidente della FAI, nel suo libro Atletica. Manubri e sbarre (del 1932) sottolinea che «la grande competenza tecnica [del marchese] è tuttora altamente apprezzata in campo mondiale». «A 69 anni – continua Locatelli – alza ancora di forza 70 chili con due braccia e ne strappa 40 con un braccio».

I marchesi Monticelli hanno per motto araldico «Meminisse iuvat» e per stemma tre monti (quello di mezzo più alto) le cui cime sono sormontate da una stella ciascuna. Nel 1816 Vincenzo Luigi sposa Maria Obizzi, ultima discendente della casata, perciò i Monticelli possono aggiungere il cognome Obizzi al proprio. Il “nostro” Luigi sposa la marchesa Beatrice Anguissola (Piacenza, 1865 – Milano, 1936), dalla quale ha un figlio di nome Francesco, nato nel 1892. La sua situazione economica, un tempo florida, peggiora con il passare degli anni. Nel 1927 vende la villa Obizza a Bottaiano e nel 1929 la villa a Ripalta Guerina (passata nel 1936 al maestro Arturo Toscanini). A Ripalta, in provincia di Cremona, c’è tuttora una via intitolata ai marchesi Monticelli. Luigi si trasferisce a Milano, quindi torna a Ripalta in miseria – ospite di diverse famiglie – per finire nell’ospizio dei poveri di Crema.
Deceduto a Milano il 23 aprile 1946, pochi giorni dopo la conclusione del primo congresso postbellico della Federazione Italiana Atletica Pesante, viene commemorato dal presidente Giorgio Giubilo in apertura del secondo congresso, nel febbraio 1947.
La FIAP gli ha dedicato il Trofeo di Propaganda di sollevamento pesi per l’anno 1957, la FIJLKAM il campionato italiano assoluto di lotta greco-romana nel 2006 (60° anniversario della morte). A lui, inoltre, è intitolata la sala principale del Museo degli Sport di Combattimento, al Centro Olimpico di Ostia.
Luigi Monticelli Obizzi, così colpito dalla sfortuna negli ultimi anni di vita, è stato atleta, dirigente, giurato e pubblicista: un personaggio davvero di notevole spessore nel mondo dell’atletica pesante internazionale.