Della giustizia non bisogna ‘aver fede’ perché ‘la giustizia è giusta’ di per sé. Come una madre, della cui onestà un figlio non dubita mai. E se invece quella madre ti tradisce? Non è giusta?

Crolla tutto il sistema.

E’ lo stesso che sta avvenendo nel mondo dello Sport, dove sta accadendo (o meglio, dove è finalmente sotto gli occhi di tutti) qualcosa di tragico e mostruoso: le autorità che intervengono per garantire la regolarità delle competizioni e per sanzionare violazioni si macchiano di un comportamento criminale. Alex Schwazer diventerà probabilmente l’atleta simbolo di questa stortura: una faccenda che non si ferma alla sua (triste) storia ma che apre il vaso di pandora del sistema antidoping, in cui i passi avanti compiuti sotto il profilo scientifico delle sempre più alte capacità analitiche dei laboratori vanno in senso opposto al sistema delle garanzie.

Forse serviva davvero un ‘Alex Schwazer’ per far esplodere il sistema ma…davvero l’Italia, lo Sport Mondiale scoprono ora queste malefatte?

Della Pesistica Olimpica, della piaga del doping che l’ha afflitta e la affligge si parla sempre troppo poco, così come però si parla poco dei successi puliti, della fatica, di quanto è affascinante questa disciplina. I numeri non sono gli stessi di altri sport, gli sponsor neppure, il retaggio è complesso da rimettere in sesto. Il problema è il silenzio, di chi dovrebbe parlare, di chi dovrebbe prendere decisioni; un silenzio che si lega all’ignavia, che mette un megafono a questo silenzio; alla corruzione, che stride come non mai con la parola ‘Sport’, sinonimo di correttezza e lealtà, e che invece oggi non garantisce verdetti equi.

Chi denuncia c’è, ma sono pochi e soli. Come Alex Schwazer, che ha avuto il coraggio di andare contro un sistema, se ne contano sulle dita di una mano. Ma ci sono e andrebbero ascoltati, per ridare credibilità a un mondo che amiamo. Perché vorremmo che quel coraggio, nel cuore di pochi, lo trovasse lo Sport.  

Tra chi ha preferito e sceglie l’ideologia al posto dell’omertà, c’è senza dubbio ANTONIO URSO, Presidente FIPE ed EWF, che non ha mai smesso di denunciare i crimini contro lo sport che avvengono da anni all’interno della Federazione Internazionale di Pesistica. Forse l’omertà sarebbe stata più gradita e approvata da personaggi il cui ruolo politico era di misura opposta alla levatura morale, ma il suo senso dello Sport ci avrebbe rimesso non poco, e sicuramente anche la disciplina che ha scelto di onorare e difendere.

Aperte e dichiarate le denunce all’IWF, al suo padre padrone che l’ha diretta per oltre 40 anni, Tamas Ajan, ma che purtroppo ha lasciato tanti, troppi strascichi; alla WADA, nel cui esecutivo era presente lo stesso Ajan, al CIO. Quello che si chiede oggi è pulizia, con un ricambio ai vertici che recida drasticamente quella rete di complicità che ha trasformato le istituzioni poste a garanzia della lealtà sportiva in associazioni per delinquere. Quel che è certo è che, quando chi deve controllare non ha più credibilità, vige un malinteso, incoerente, incerto senso dei principi di lealtà e giustizia.

Qui c’è in gioco la tutela di un patrimonio sportivo, di centinaia di atleti calpestati negli anni, privati dei loro sogni, delle loro medaglie, perché i fatti hanno dimostrato che troppo spesso vince il più furbo. E invece no, lo Sport dice altro, lo Sport venera e insegna altro. Perché il tempo non si restituisce ma l’onore sì e a questo si può ancora porre rimedio. Chiedendo ai ‘Poteri forti’ che la lotta al doping sia una vera e concreta lotta al doping; che non sia un’azione di facciata, una giustificazione per l’impiego di soldi e risorse ma rappresenti una tutela per il lavoro duro e sano, una garanzia per chi gareggia in modo rispettoso e pulito.


Il caso IWF

La piaga del doping nelle dinamiche della IWF è sempre stato un problema mai affrontato con il giusto rigore che questo delicato tema necessita. Già dal 1976 assistiamo a ritiri di medaglie vinte ai Giochi Olimpici con il “trucco”. Proprio a Montreal nel 1976 il primo a restituire la medaglia fu il bulgaro Valentin Hristov, trovato positivo subito dopo la competizione. Da Hristov ad oggi di casi di positività ne abbiamo sommati a centinaia che hanno visto implicata una moltitudine di Nazioni, di ogni Continente, senza nessuna esclusione.

Solo con l’avvento dei database digitali, siamo oggi nelle condizioni di potere fare una statistica a partire dal 2003 fino al 2020, evidenziando una situazione è pressoché drammatica, per i numeri ma non solo. La drammaticità sta nel fatto che per registrare questi numeri così imponenti, non c’è mai stata una reale collaborazione da parte dei dirigenti dell’IWF e di conseguenza una loro vera e propria presa di posizione per arginare il problema e combatterlo fino alla sua risoluzione. Non c’è mai stato un investimento culturale serio, ma solo di facciata. A conferma di questo sarebbe bastato assistere ad uno dei seminari antidoping: la cosa esilarante era vedere che la maggioranza dei partecipanti a questi seminari, spesso organizzati durante le competizioni, non parlava o comprendeva la lingua inglese, quindi si fa presto a capire quanto inutili fossero.

Sarebbe bastato rendersi conto come l’unica soluzione al problema per la IWF avrebbe dovuto essere quello di fare apprendere agli addetti ai lavori (tecnici e atleti) le procedure dettate dalla WADA. Va da sé che non possono essere delle procedure che sconfiggono un fenomeno, ma avrebbero significato un cambio di rotta culturale attraverso una nuova organizzazione, fatta di trasparenza e non viziata da personalistici interessi spesso registrate anche tra le federazioni nazionali.

Dal 2003 ad oggi si registrano ben 788 casi di positività: un numero ovviamente per difetto considerato che, come il REPORT del Prof MCLAREN recita, molti dei controlli sono stati occultati tra la complicità della IWF e di presidenti di Federazioni Nazionali. Ma questo è un altro capitolo ancora, che chiamiamo corruzione!

Quindi 788 casi che hanno visto implicate 99 Federazioni Nazionali, ovvero la quasi totalità delle Nazioni attive tra quelle affiliate alla IWF.

Un altro dato interessante è quello che evidenzia quali sono le Nazioni che hanno maggiormente contribuito ad alimentare questo triste fenomeno. Nella tabella seguente sono riportate tutte quelle che hanno negativamente primeggiato negli ultimi 19 anni nella corsa al doping; ma, la cosa più interessante, è quella di vedere come queste Nazioni hanno espresso negli stessi anni i dirigenti che hanno gestito la IWF sia come membri dell’Esecutivo sia come componenti delle varie commissioni.

Cos’altro si potrebbe aggiungere a queste evidenze? Che il doping nella IWF è stato, ed è ancora, frode, gestione del potere e devastazione culturale, fino al punto di sostituire l’etica con la cultura della corruzione come ancora una volta il Report McLaren ha dettagliatamente dimostrato. Va aggiunto, solo per dovere di cronaca, che questo scempio si è potuto perpetrare perché si sono verificate una serie di congiunture negative che hanno permesso ad un solo uomo di trasformare una Federazione Internazionale in una proprietà privata con il bene placido di tutte le Nazioni che, barando, hanno vinto medaglie in ambito olimpico ed internazionale; prima fra tutte il fatto che Tamas Ajan abbia un trascorso nell’esecutivo WADA.

Il futuro purtroppo non riserva prospettive migliori.

Il prossimo 24 marzo ad Istanbul ci sarà il congresso elettorale della IWF ed ancora una volta gli 11 candidati alla presidenza e i 17 alla segreteria generale provengono dalle Nazioni di cui sopra.

Così non c’è proprio speranza!