filpjdi Livio Toschi

Alla sua nascita, nel 1902, la Federazione Atletica Italiana si occupava di lotta greco-romana e sollevamento pesi. Poi gestì la boxe fino al 1916, anno in cui fu costituita la Federazione Pugilistica Italiana. Negli anni Venti le discipline della FAI passarono stabilmente a tre: lotta greco-romana, sollevamento pesi e lotta stile libero, importata in Italia nel 1921 dal pisano Fabio Del Genovese. Nel 1931 la FAI assorbì la Federazione Italiana Lotta Giapponese, fondata sette anni prima.
I due stili di lotta, la pesistica e il judo hanno costituito nel secondo dopoguerra i quattro settori della FILPJ, cui si è aggiunto il karate nel 1995. Ma altre discipline sono entrate a far parte della Federazione, alcune definitivamente (aikido, jujitsu, sumo, s’istrumpa), altre in via provvisoria, come il sambo e il taekwondo, che sotto la bandiera della FILPJ partecipò alle Olimpiadi di Seul e Barcellona.
Come ho già avuto occasione di ricordare, in occasione dei Giochi di Anversa 1920 la FAI gestì anche il tiro alla fune, gara alla quale l’Italia partecipò per la prima (e ultima) volta. Fu il CONI ad affidare questo difficile compito alla nostra Federazione, sottraendolo alla FGI. Scrisse il celebre giornalista Arturo Balestrieri sulla Gazzetta dello Sport:
«Fino ad oggi tale esercizio era considerato quasi come un privilegio di organizzazione della Federazione Ginnastica Italiana, tanto che il regolamento è stato appunto compilato da questo ente; così lo svolgimento delle più importanti gare del genere si è sempre avuto nelle maggiori riunioni ginniche. Da oggi invece, con un gesto audace ma giustificato, la FAI assume una responsabilità non indifferente eppur necessaria dal momento che altri non si erano affatto occupati di uno sport nel quale potremmo tentare anche noi, ad Anversa, di raccogliere qualche premio.
L’esercizio del tiro alla fune – il tug-of-war degli anglosassoni – richiede, oltre che forza muscolare, anche un affiatamento perfetto ed uno stile uniforme e redditizio al maggior grado. Occorre dunque una preparazione non indifferente per raggiungere la massima efficienza. Alla FAI deve riuscire più facile, avendoli a portata di mano, la scelta di uomini assai forti e provati con gli sforzi prolungati».

La squadra (8 titolari e 2 riserve) fu decisa dopo una selezione tenuta l’11 luglio 1920 a Genova tra 19 concorrenti, in gran parte liguri. Leggiamo sulla Gazzetta dello Sport: «Nella mattinata si svolse una prova individuale di traino di una slitta caricata di pesi per oltre 100 kg. Nel pomeriggio invece allo sferisterio dello Zerbino ebbero luogo le eliminatorie vere e proprie».
Affidata al prof. Teotimo Marchisio, la squadra venne composta da: Adriano Arnoldo, Silvio Calzalari, Romolo Carpi (noto pesista), Giovanni Forno, Rodolfo Rambozzi, Carlo Schiappapietra, Giuseppe Tonani ed Amedeo Zotti, titolari; Cesare Cogliolo (altro noto pesista) e Pietro Scasso, riserve. Tonani, avviato al sollevamento pesi subito dopo Anversa, all’Olimpiade del 1924 vincerà la medaglia d’oro nei massimi.
Appurato dunque che il tiro alla fune ai Giochi del 1920 fu gestito dalla FAI e non dalla FGI (alcuni lo includono addirittura tra le discipline dell’atletica leggera), spendiamo qualche parola sul risultato della gara. Il sito internet del CONI e diversi autori italiani (Jacomuzzi, Gherarducci, Carbonetto, ecc.) attribuiscono la medaglia di bronzo ai nostri “funisti”, mentre gli autori stranieri (Kamper e Mallon, Wallechinsky, ecc.), ma anche La Gazzetta dello Sport, escludono l’Italia dal podio.
Il Rapporto ufficiale dei Giochi (un dattiloscritto, in francese, conservato alla Biblioteca Sportiva Nazionale del CONI) precisa che l’Italia fu battuta dall’Olanda e non si presentò contro gli Stati Uniti, finendo pertanto all’ultimo posto su 5 nazioni partecipanti. Negli altri incontri la Gran Bretagna, grande favorita alla vigilia, sconfisse nell’ordine Stati Uniti, Belgio e Olanda.
Nel Rapporto ufficiale leggiamo quindi questa classifica, che corrisponde a quanto pubblicato dalla Gazzetta dello Sport: al primo posto la Gran Bretagna davanti a Stati Uniti, Olanda e Belgio. La piazza d’onore agli Stati Uniti (non menzionata da nessuno dei tanti autori da noi consultati) è così giustificata:

«GLI STATI UNITI DOVEVANO GAREGGIARE CONTRO L’OLANDA PER IL SECONDO POSTO MA, A SEGUITO DI UN ERRORE, LA SQUADRA OLANDESE AVEVA GIÀ LASCIATO ANVERSA E NON TORNÒ INDIETRO PER DISPUTARE L’INCONTRO».

Pertanto, seppure a malincuore, dobbiamo togliere all’Italia la medaglia di bronzo che anche il CONI le ha finora attribuito. Davvero un peccato, perché quella medaglia avrebbe decorato proprio il labaro della nostra Federazione.