60pesidi Livio Toschi

Dopo aver esaminato gli aspetti artistici e culturali della XVII Olimpiade, veniamo ora alle gare di Sollevamento Pesi. Dal 7 al 10 settembre al Palazzetto si affrontarono 172 pesisti di 53 nazioni. L’URSS conquistò 5 medaglie d’oro e una d’argento (e mancava Rudolf Plugfelder, infortunatosi in allenamento prima della gara), migliorando anche 5 primati mondiali; gli USA una medaglia d’oro, 4 d’argento e una di bronzo; la Polonia una d’oro e una di bronzo, migliorando un record mondiale. Gli unici a bissare il successo di Melbourne furono lo statunitense Charles Vinci nei gallo e il sovietico Arkadi Vorobiev nei massimi leggeri.

Il grande “Tommy” Kono, che puntava alla terza medaglia d’oro, venne sconfitto nei medi da Alexandr Kurinov. Nei massimi Yuri Vlasov (URSS) stabilì due eccezionali primati: nello slancio con 202,5 kg e nel totale con 537,5 kg, superando di ben 25 kg il record di Paul Anderson, che nel 1955 era stato il primo a sollevare più di 5 quintali. Il Commissario tecnico della FIAP Pierino Gabetti (1904-1971), oro a Parigi nel 1924 e argento ad Amsterdam nel 1928, selezionò 7 pesisti: Renzo Grandi, Rocco Spinola, Sebastiano Mannironi, Luciano De Genova, Andrea Borgnis, Leonardo Masu e Alberto Pigaiani.

Mannironi e De Genova avevano gareggiato già a Melbourne nel 1956, mentre per gli altri si trattava dell’esordio alle Olimpiadi (Grandi e Mannironi rappresentarono l’Italia anche a Tokyo nel 1964). Dal 22 giugno gli atleti prescelti fecero la preparazione a Bracciano sotto lo sguardo attento dell’allenatore Ermanno Pignatti (1921-1995), bronzo a Melbourne, ritiratosi dall’agonismo nel 1959. Nella cittadina lacustre, durante un’esibizione pubblica, il peso gallo Spinola migliorò i primati italiani dello strappo (92,5 kg) e delle tre alzate (307,5); il massimo leggero Borgnis superò il record dello slancio (165). Nei gallo (22 concorrenti di 18 nazioni) Grandi si classificò 9° (4° nella distensione) con 307,5 kg; Spinola 12° con 300 kg. Nei leggeri (33 C, 29 N) De Genova fu 13° con 352,5 kg. Nei massimi leggeri (20 C, 17 N) Masu si classificò 8° con 407,5 kg; Borgnis 11° con 400 kg. Nei massimi (18 C, 15 N) Pigaiani fu 7° (5° nella distensione) con 450 kg. Per ciò che riguarda i primati italiani, Grandi con 97,5 kg migliorò il suo record di distensione e con 307,5 uguagliò quello delle tre alzate, detenuto da Spinola; Masu con 407,5 uguagliò il primato delle tre alzate detenuto da Borgnis; Pigaiani con 152,5 migliorò il suo record di distensione. Ho lasciato per ultimo il grande Mannironi, classificatosi terzo nei piuma con 352,5 kg alle spalle del sovietico Evgeni Minaev (372,5) e dell’americano Isaac Berger (362,5). Sebastiano, già detentore del record mondiale con 111 kg, ottenne la migliore prestazione nello strappo: fu primo ex aequo con Minaev (110 kg, record olimpico).Si presentarono in pedana 28 atleti di 25 nazioni, ma solo 22 conclusero la gara.

La competizione, iniziata nel pomeriggio del 7 settembre, terminò alle 4 del mattino seguente. Esaminiamo la progressione dei tre campioni nei singoli esercizi, che all’epoca erano distensione, strappo e slancio. Minaev: 120, 110, 142,5; Berger 117,5, 105, 140; Mannironi 107,5, 110, 135. Apparve evidente che già dopo la distensione Sebastiano aveva perso la sfida con i due fortissimi avversari, ma fu bravo a mantenere a distanza gli altri pretendenti al podio, quali il coreano Kim Hae e il nipponico Furuyama (ambedue sollevarono 345 kg). Non mancò, tuttavia, un finale da brivido per il sardo, che aveva fallito due volte i 140 kg nello slancio.

Così lo descrisse Salvatore Gallo sulla rivista federale Atletica pesante:

«KIM FA CARICARE IL BILANCIERE A 142,5 KG NELL’ULTIMA PROVA DELLO SLANCIO. SE RIESCE A SOLLEVARLO LA MEDAGLIA DI BRONZO È SUA PERCHÉ SI PORTEREBBE ALLA PARI CON IL NOSTRO RAPPRESENTANTE, MA CON UN PESO CORPOREO DI 300 GRAMMI INFERIORE. IL TENTATIVO NON RIESCE E MANNIRONI SI AGGIUDICA L’AMBITO PREMIO TRA IL TRIPUDIO GENERALE».

Medaglia preziosa quella del trentenne atleta di Nuoro, che nel 1956 aveva dovuto abbandonare la gara per infortunio mentre era secondo, perché fu l’unica della Federazione ai Giochi del 1960. Approfondendo la statistica possiamo aggiungere che era la 25a medaglia della FIAP alle Olimpiadi (7 d’oro, 7 d’argento, 11 di bronzo) e la 12a della Pesistica (4 d’oro, 4 d’argento, 4 di bronzo). Ricordiamo anche i nostri giurati: Giuseppe Merlin fu membro della giuria d’appello, Giuseppe Marsano capo pedana nelle gare dei massimi-leggeri, Gaetano Rubino giudice in quelle dei massimi. Qualche curiosità sui materiali. Al Palazzetto furono utilizzate 9 pedane per gara e allenamento (ditta Montanucci Sport di Genova), 5 pedane per riscaldamento (Montanucci), 39 sbarre in acciaio (ditte Primo Ferrari di Modena, Gradella e Sirea di Roma), 262 dischi (Ferrari), 40 manubri per allenamento (Ferrari), un segnalatore elettrico della validità dell’alzata e una tabella elettrica per indicare il peso sollevato (Standard Elettronica Italiana di Genova).

Concludiamo con un brano del Rapporto Ufficiale:

«IL FUOCO OLIMPICO, CHE PER 18 GIORNI AVEVA ALIMENTATO LE SPERANZE DI VITTORIA DI MIGLIAIA DI ATLETI, SI SPEGNEVA LENTAMENTE BARBAGLIANDO CON LE SUE LINGUE ROSSASTRE CONTRO IL CIELO […]. MA QUANDO ANCORA INCOMBEVA SUGLI ANIMI LA COMMOZIONE PER L’ESTINGUERSI DEL FUOCO E LA TRISTEZZA PER LA FINE DEI GIOCHI, NEL VASTO TABELLONE DELLO STADIO APPARVERO LE PAROLE “ARRIVEDERCI A TOKYO NEL 1964”, CHE TUTTI ACCOLSERO CON GRANDIOSA ACCLAMAZIONE PER SOTTOLINEARE CHE IL TRAMONTO DI UNA OLIMPIADE NON CHIUDE UN’EPOCA, MA NE APRE UN’ALTRA ANCORA PIÙ LUMINOSA».