cultudi Livio Toschi

Oltre alla mostra Lo Sport nella Storia e nell’Arte, ricordata nella prima parte, dobbiamo anche segnalare l’Esposizione di Fotografia sportiva, allestita nel corridoio perimetrale del Palazzo dello Sport all’EUR sotto la direzione dell’avvocato Nello Ciampi. Da agosto a settembre il pubblico poté ammirare 332 foto in bianco e nero e 53 a colori, tutte in formato 30 x 40 cm, montate su supporti con eleganti cornici metalliche e protezione in vetro. Furono sistemate a due a due su pannelli raggruppati per nazioni. Giulio Onesti, presidente del CONI e del Comitato Esecutivo della XVII Olimpiade, firmò la Presentazione del catalogo.
Sempre nel corridoio perimetrale del Palazzo dello Sport si svolse la mostra-concorso di francobolli olimpici, cui parteciparono 61 concorrenti in rappresentanza di 21 nazioni. La giuria assegnò il primo posto e il Trofeo Alberto Bonacossa all’italiano Carlo Condarelli. Vinse un premio anche Juan Antonio Samaranch, presidente del CIO dal 1980 al 2000, recentemente scomparso.

Nella capitale furono organizzate dall’Ente Nazionale Industrie Turistiche 5 manifestazioni storico-sportive: il Palio dei Balestrieri di Gubbio e di San Sepolcro (Circo Massimo, 20 agosto), la Quintana di Foligno (Circo Massimo, 21 agosto), il Calcio Storico Fiorentino (Piazza di Siena, 28 agosto), la Quintana di Ascoli Piceno (Circo Massimo, 4 settembre), il Gioco del Ponte di Pisa (Circo Massimo, 10 settembre). L’ENIT stampò 50.000 manifesti e 500.000 copie di un opuscolo in cinque lingue con la storia dei tornei.
All’ENIT si deve anche la pubblicazione del Libro dei giorni italiani, dedicato allo Sport nell’Arte. Il Comitato Organizzatore, oltre al Rapporto ufficiale in 2 volumi edito nel 1962, stampò 862.000 programmi delle gare e delle cerimonie di apertura e di chiusura; il CONI 22 numeri del Bollettino ufficiale in tre lingue; la Banca Nazionale del Lavoro una guida di 140 pagine in cinque lingue.

Esaminiamo ora gli elementi caratteristici di ogni Olimpiade: le medaglie, i francobolli, i manifesti, ecc.

La LIV sessione del CIO, tenuta a Tokyo nel maggio 1958, deliberò che la medaglia per i primi tre classificati rimanesse – nel dritto e nel rovescio – quella adottata per la prima volta ai Giochi del 1928, opera del fiorentino Giuseppe Cassioli. Ma l’Italia qualcosa volle cambiare: la medaglia, con castone di foglie di ulivo silvestre, fu appesa a un collare in bronzo composto dalle stesse foglie, più grandi. Su una fascia inserita alla base del castone s’incise lo sport praticato dagli atleti premiati.
Solo a partire da Monaco 1972 il CIO lasciò agli organizzatori la facoltà di modificare il rovescio. Dall’Olimpiade di Atene nel 2004 viene utilizzata una nuova medaglia, opera dell’artista greca Elena Votsi.Il grande sculture catanese Emilio Greco realizzò la medaglia commemorativa dei Giochi di Roma, diametro 55 mm, raffigurante sul recto una tedofora in corsa, con i cinque cerchi sullo sfondo, e sul verso un volo di aquile sopra lo Stadio Olimpico. Ne furono distribuite oltre 16.000.
Dobbiamo ancora a Greco la statua in bronzo di un’altra tedofora, all’epoca posta al sommo della scenografica cascata sul laghetto dell’EUR (oggi nell’atrio del Palazzo del CONI); a Renato Signorini gli speciali gettoni d’oro coniati dalla Zecca in 6 formati diversi, diametro da 22 a 60 mm; al prof. Amedeo Maiuri, soprintendente alle Antichità della Campania, il modello della fiaccola olimpica: in alluminio bronzato, alta 40 cm e pesante 580 grammi, aveva il fusto scanalato e leggermente conico.
L’accensione della fiamma nel tempio di Zeus a Olimpia (12 agosto 1960), il suo trasporto in Italia a bordo della nave-scuola Amerigo Vespucci e la lunga staffetta da Siracusa alla Capitale (18-25 agosto) furono documentati da una pubblicazione del Touring Club Italiano: Il Fuoco Olimpico dalla Grecia a Roma. Ricordo che il complesso rituale fu introdotto ai Giochi di Berlino nel 1936.

I francobolli, come le medaglie, apparvero sulla scena dei Giochi già nel 1896, e insieme contribuirono a finanziare la manifestazione ateniese.

Il 23 giugno 1959 l’Italia emise una serie di 5 valori, detta Preolimpica, ispirata a monumenti di Roma e disegnata dal pittore Corrado Mancioli: la fontana dei Dioscuri al Quirinale, la torre del Campidoglio, le Terme di Caracalla, l’Arco di Costantino, la Basilica di Massenzio. Per l’occasione fu approntato un annullo con il simbolo dei Giochi, ossia la Lupa e i cinque cerchi. A Mancioli si deve anche la grafica dei biglietti d’ingresso.
Un anno dopo, il 25 giugno 1960 le Poste stamparono 9 francobolli raffiguranti la Lupa, 4 famose statue (il Mossiere, il Pugile in riposo, l’Apoxyomenos di Lisippo e il Discobolo di Mirone) e altrettanti impianti sportivi (Stadio e Velodromo Olimpico, Palazzo e Palazzetto dello Sport), pregevoli opere dello xilografo Tranquillo Marangoni.

Concluso senza un vincitore l’apposito concorso nazionale per il manifesto, bandito il 31 gennaio 1957, la giuria invitò a una nuova gara i migliori 12 pittori cartellonisti italiani. Fu scelto il quarantenne torinese Armando Testa, ma il Comitato per l’Arte e la Giunta del CONI gli chiesero diverse modifiche prima di approvarne il bozzetto. Il manifesto raffigurava il cosiddetto “Capitello del Belvedere” sormontato dalla Lupa Capitolina. Sul capitello, rinvenuto alle Terme di Caracalla, un atleta vittorioso s’incoronava con la mano destra, stringendo un ramo di palma con la sinistra. Del manifesto vennero stampate 290.000 copie in 11 lingue (83.000 in italiano).
Una curiosità: è del 1912 il primo poster olimpico, perché i cosiddetti manifesti del 1896 e del 1908 sono soltanto le copertine del Rapporto ufficiale di Atene e del programma delle gare londinesi.

La grande novità del 1960 fu l’ingresso della TV ai Giochi: per la prima volta 21 paesi (18 europei più USA, Canada e Giappone) ricevettero i programmi televisivi in diretta o in differita. Va quindi sottolineato il massiccio impegno della RAI, che mandò in onda 100 ore di trasmissione sull’unico canale dell’epoca.
Il primo film sportivo delle Olimpiadi risaliva al 1928 e lo aveva girato l’Istituto Luce. Il ricordo dei Giochi di Roma, gli ultimi “a misura d’uomo”, fu immortalato nel film a colori di Romolo Marcellini La Grande Olimpiade, realizzato ancora dall’Istituto Luce per conto del CONI (musiche di Angelo Francesco Lavagnino e Armando Trovajoli). Il film, per il quale si utilizzarono solo 4.000 metri di pellicola degli 80.000 girati, si concludeva con il sottofondo musicale dell’Inno del Sole di Mascagni.

L’11 settembre, al termine della serale cerimonia di chiusura, gli spettatori improvvisarono una suggestiva fiaccolata mentre la fiamma olimpica si spegneva nel tripode dello stadio. Scrisse Le Figaro:

«COME IL CRISTIANESIMO, CHE HA AVUTO BISOGNO DI VENIRE A ROMA PER AFFERMARE E DIVULGARE IL SUO MESSAGGIO ECUMENICO, COSÌ IL RINASCERE DELLO SPIRITO OLIMPICO HA TROVATO LA FORMULA DELLA SUA UNIVERSALITÀ IN QUESTA ANTICA CAPITALE DEL MONDO».

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immagini della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Roma 1960