obizzi2di Livio Toschi

Il marchese Luigi Monticelli Obizzi, fondatore e primo presidente della Federazione Atletica Italiana (da cui traggono origine la FIJLKAM e la FIPE), è un personaggio davvero interessante e merita tutta la nostra attenzione. Ne esamineremo dunque le migliori prestazioni sportive, i prestigiosi incarichi ricoperti e gli infelici anni del tramonto.
Nasce a Crema il 6 luglio 1863. Giovanissimo, il marchese pratica con successo nuoto, ginnastica, scherma e canottaggio. Comincia a esercitarsi con i pesi a 20 anni, mentre compie gli studi navali a Genova (è promosso capitano di lungo corso], e nel 1885, trasferitosi a Milano, entra alla S.G M. Forza e Coraggio. Durante i suoi frequenti viaggi all’estero si esercita anche nel pugilato e nella boxe francese (savate). Nel 1890, con alcuni pesisti provenienti – come lui – dalla Forza e Coraggio, fonda il Club Atletico Milanese, con sede in via Maddalena (presso piazza Missori). Non esistendo ancora una Federazione italiana, Monticelli iscrive il CAM a quella tedesca.
Il 5-6 aprile 1896, «cedendo alle insistenze degli amici», il marchese partecipa e si classifica 2° al concorso internazionale di Amsterdam (organizzato dall’Amsterdam-sche Athleten Club Hollandia) dietro il tedesco Johannes Schneider, che pesa 42 chili più di lui. Monticelli distende 100 kg, slancia 110 kg e, nella prova di resistenza, distende 75 kg per 9 volte.
<< Le prime competizioni in Italia si devono al suo mecenatismo e al suo esempio>>, afferma la Gazzetta dello Sport. Per iniziativa dell’infaticabile marchese il 2 maggio 1897, presso la Società degli Artisti e Patriottica in via Giuseppe Verdi 4 (dove CAM ha trasferito la sede), si disputa il primo campionato nazionale, vinto dal pavese Enrico Scuri. Sempre grazie a lui il 4 aprile 1899 il teatro Dal Verme di Milano ospita la prima gara internazionale di sollevamento pesi in Italia (3° campionato mondiale, secondo l’IWF), patrocinata dalla Gazzetta: si afferma il russo Sergei Elisseev davanti al tedesco Johannes Rödl e al nostro Scuri.
Su Lo Sport illustrato del 30 aprile 1914 il marchese ricorda che durante i moti del maggio 1898 i manubri che cadevano a terra negli allenamenti e nelle gare dei soci del CAM facevano un rumore assordante, scambiato dai preoccupati vicini per le cannonate del generale Bava Beccaris.

A cavallo del Novecento nel campo della cultura fisica si fanno strada tre scuole: la russa, la francese e la tedesca, che hanno per riferimento Wladyslaw Krajewski (1841-1901), Edmond Desbonnet (1867-1953) e Theodor Siebert (1866-1961). Da ciascuna di esse Monticelli prende spunti per dare corpo a quella “scuola italiana” che forgerà grandi campioni, assicurandoci a lungo un ruolo di primo piano alle Olimpiadi. Nel medagliere olimpico, infatti, dopo i Giochi del 1932 la Francia è prima con 8 ori, un argento e 2 bronzi, seguita da Italia (4, 4, 1), Germania (3, 1, 2) e Austria (2, 4, 2).
Il 28 aprile 1901 il marchese presiede la giuria del primo campionato di Francia, disputato al Cirque Molier in rue de Bénouville a Parigi. Arbitro degli incontri è Desbonnet, fondatore dell’Haltérophile Club de Paris (poi Haltérophile Club de France). L’HCF è presieduto dal conte di Ribeaupierre, con Krajewski e Monticelli vicepresidenti.
Sull’esempio delle iniziative francesi, ma soprattutto di quelle austriache e tedesche, che hanno portato alla nascita delle prime federazioni atletiche nazionali (nel 1890 in Austria, nel 1891 in Germania, nel 1900 in Svezia, nel 1901 in Danimarca e Gran Bretagna), nel 1902 il marchese ritiene che per la nostra pesistica e la lotta greco-romana sia giunto il momento di staccarsi dalla FGI (Ginnastica) e di costituire un organismo autonomo. Scrive infatti sull’Almanacco italiano 1901 che occorre disciplinare le varie società e dar loro «unità di indirizzo e di metodo. Ciò si otterrà prendendo esempio dalla Germania e fondando una federazione atletica anche in Italia». Con l’aiuto di Aristide Muggiani e di Cesare Viganò il 18 gennaio costituisce dunque a Milano la Federazione Atletica Italiana (con sede presso il CAM), di cui lo stesso Monticelli è presidente effettivo sino al marzo 1911 e presidente onorario dal dicembre 1911.
All’Assemblea generale tenuta a Milano nel giugno 1908 (la sede della FAI si è appena trasferita in via Terraggio 14-16) Monticelli è confermato presidente e posto a capo della commissione tecnica di sollevamento pesi, i cui membri sono Lodovico Baj, Francesco Ponzoni e Cesare Viganò (supplente). La commissione elabora l’indispensabile Regolamento degli esercizi per i concorsi di sollevamento pesi.

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4 pionieri della FAI: (dall’alto, in senso orario) Lodovico Baj, Cesare Viganò, dott. Maganza, Riccardo Radaelli

La FAI, divenuta poi FIAP, FIL-PJ e FILPJK, quindi divisa in FIJLKAM e FIPCF, ha raggiunto 114 anni di vita, plasmando dirigenti e campioni di prima grandezza, che hanno conquistato innumerevoli medaglie sulle pedane di tutto il mondo. Certamente Monticelli non avrebbe osato sperare tanto, quel giorno di un freddo gennaio milanese dell’anno 1902, quando nacque la Federazione. Ma siamo convinti che il marchese, ovviamente eletto presidente, sorrideva soddisfatto sotto i nobili baffoni.

Questi i risultati più significativi ottenuti in campo nazionale nella sua brillante carriera di atleta, seppure frenata dall’intensa attività di dirigente e pubblicista. Nel 1897 si classifica 2° ex aequo con Aldo Brocca (anche lui del CAM) nel primo campionato italiano di pesistica, dietro Scuri. Nel 1900 vince il campionato milanese e si piazza 3° in quello italiano (disputato nella palestra dell’Andrea Doria a Genova) dietro Stanislao Ruggeri e Scuri. Nel 1901 e 1902 è 2° nel campionato italiano, dietro Scuri e davanti all’amico Muggiani, del CAM. Nel 1903 vince ancora il campionato milanese. Il 14 maggio 1905 la Forza e Coraggio ospita il campionato nazionale a squadre (di 5 atleti ciascuna), organizzato dalla FAI e denominato Coppa Camillo Tacconis. Il quarantaduenne Monticelli guida la squadra del CAM, che si classifica seconda dietro l’Audace di Torino.

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Luigi Monticelli Obizzi (seduto, al centro) durante il torneo internazionale di lotta e sollevamento pesi disputato a Milano dal 27 al 29 ottobre 1906

Va ricordato che tutte queste competizioni si disputano in unica categoria e ciò danneggia fortemente gli atleti più leggeri. Monticelli, per esempio, pesa 30 kg meno di Scuri. Solo nel 1907 ai campionati italiani vengono introdotte 3 categorie di peso (fino a 70, fino a 80, oltre 80 kg), ossia quando il marchese ha ormai cessato l’attività agonistica.
Alto un metro e 72 cm, pesa tra 71 e 75 kg. Altre misure: torace 106 cm (113 dopo un’inspirazione), collo 43, bicipiti 40 cm, avambracci 33, cosce 56, polpacci 39. «Osserviamo in lui – scrive l’Annuario sportivo 1905 – quella bella armoniosità nelle linee del corpo, che lo rendono esteticamente uno dei migliori nostri atleti. Non ha nessun regime speciale d’alimentazione e segue un metodo di vita molto regolato. Particolarità notevole nel suo allenamento è quella di non aver mai adoperato dei pesi piccoli».

Le più significative prestazioni con due braccia sono: distensione 110 kg, slancio 110 kg, slancio in tre tempi 130 kg. Quelle con un braccio: distensione con il destro 60 kg, con il sinistro 52; strappo con il destro 75 kg, con il sinistro 65; slancio con il destro 80 kg, con il sinistro 70. Nelle alzate di resistenza con il braccio destro strappa 6 volte 60 kg e 3 volte 65 kg, con due braccia distende 9 volte 75 kg e slancia 7 volte 100 kg. Insomma, nella sua categoria è probabilmente il miglior pesista dilettante del mondo.

Veramente eccezionale è il sollevamento di 110 kg nell’impegnativa distensione “alla francese”, ossia con una sola sosta dell’attrezzo all’altezza del petto dopo lo stacco da terra e prima dell’alzata oltre la testa, mantenendo il busto eretto (spesso i regolamenti italiani imponevano addirittura la posizione sull’attenti). La scuola mitteleuropea consentiva invece almeno un’altra sosta all’altezza della vita, quando non si arrivava a un vero e proprio “rotolamento” dell’attrezzo sull’addome, oltre a permettere la divaricazione delle gambe e l’inclinazione, anche accentuata, del busto. A riprova del valore assoluto della prestazione di Monticelli notiamo che tra i primati mondiali riconosciuti dall’IWF nella categoria pesi medi (fino a 75 kg) solo nel 1935 – ossia più di trent’anni dopo – il tedesco Rudolf Ismayr arriva ai 110 kg nella distensione a due braccia! Aggiungiamo che in questa categoria il nostro più grande pesista, Carlo Galimberti, stabilisce un record mondiale nel 1924 con 97,5 kg e un altro nel 1928 con 105 kg. Sempre secondo i dati dell’IWF il primo a raggiungere 110 kg nella categoria superiore, cioè tra i medio-massimi (fino a 82,5 kg), è il cecoslovacco Vaclav Psenicka nel 1928. Notevoli anche i 75 kg sollevati di strappo con il braccio destro. Questo risultato, ottenuto al campionato italiano 1902 (il peso massimo Scuri, vincitore della gara, in questo esercizio si ferma a 65 kg), nei pesi medi sarà superato solo nel 1922 dall’austriaco Rudolf Krammer, come scrive Gottfried Schödl. E non dimentichiamo che nel 1902 Monticelli ha 39 anni.

Alla Park House di Duisburg il 10 giugno 1905 è tra i fondatori dell’Amateur Athleten Weltunion ed entra nel Comitato direttivo, composto da 7 membri (ma senza un presidente). Alla Federazione aderiscono inizialmente Italia, Germania, Danimarca e Olanda; nel 1906 la Svizzera; nel 1907 l’Austria e la Svezia. L’AAW, però, ha una vita breve e travagliata dai disaccordi sorti tra Monticelli e il tedesco Albert Stolz, che è anche direttore della Illustrierte Athletik Sportzeitung, con la quale il marchese collabora. Uomo ambizioso e arrogante, Stolz costituisce certamente una delle ragioni dell’assenza al congresso di Duisburg dell’Austria e della Francia: temono infatti che dietro la volontà tedesca di fondare una Federazione internazionale si celi il desiderio di estendere la propria influenza. Insomma, vogliono vederci chiaro prima di aderire all’AAW.

Dal 27 al 29 ottobre 1906, al teatro della Commenda in Via Lamarmora, Monticelli organizza il campionato internazionale di Milano, che La Gazzetta dello Sport definisce “europeo”, ma che l’IWF non ha riconosciuto come tale. Tre le categorie sia nella lotta che nel sollevamento pesi e premi ai primi sei classificati. Per garantire la massima regolarità alla manifestazione Monticelli ne presiede la giuria.

Scioltasi nel 1907 l’Amateur Athleten Weltunion e cambiata la dirigenza della FAI nel 1911, il marchese concentra le attenzioni sul Club Atletico Milanese, sua creatura prediletta. Il CAM organizza numerose manifestazioni, tra cui – il 6 novembre 1921, al Veloce Club di porta Tenaglia – il primo incontro della Nazionale di pesistica, che affronta la forte équipe svizzera.
Eccellente divulgatore e poliglotta, Monticelli scrive molti articoli tecnici su quotidiani e riviste. Arbitro e giudice nelle principali manifestazioni pesistiche europee (è anche membro della giuria d’appello all’Olimpiade di Amsterdam), vicepresidente onorario dell’Haltérophile Club de France, presidente onorario della Federazione Pugilistica Italiana, dal maggio 1925 è delegato della FAI nella Fédération Internationale Haltérophile, di cui diviene vicepresidente nel 1928.

Un riconoscimento più che meritato per quel gentiluomo che passa con disinvoltura dal maneggio di pesanti bilancieri alla stesura di complessi regolamenti. Proprio all’Olimpiade di Amsterdam (in cui si fissa a 3 il numero degli esercizi, da eseguire esclusivamente con due braccia) il pesista Carlo Galimberti è il portabandiera dell’Italia: un onore concesso solo quella volta alla nostra Federazione.

Pietro Locatelli, più tardi segretario e poi presidente della FAI, nel suo libro Atletica Manubri e sbarre (del 1932) sottolinea che «la grande competenza tecnica [del marchese] è tuttora altamente apprezzata in campo mondiale». «A 69 anni – continua Locatelli – alza ancora di forza 70 chili con due braccia e ne strappa 40 con un braccio».

La famiglia Monticelli ha per motto araldico «Me-minisse iuvabit» (celebre verso virgiliano) e per stemma tre monti (quello di mezzo più alto) le cui cime sono sormontate da una stella ciascuna. Nel 1816 Vincenzo Luigi Monticelli sposa la marchesa Maria Obizzi, ultima discendente della casata (proprietaria della villa Obizza a Bottaiano, in provincia di Cremona). Perciò, alla morte di Maria nel 1874, i Monticelli – con Regio Decreto del 10 febbraio 1887 – possono aggiungere il cognome Obizzi al proprio e assumerne il titolo nobiliare. Il “nostro” Luigi, figlio di Carlo e nipote di Vincenzo, sposa la marchesa Beatrice Anguissola di Vigolzone (Piacenza, 1865 – Milano, 1936), dalla quale ha un figlio di nome Francesco, nato a Milano nel 1892. La Gazzetta (8 gennaio 1931) definisce la signora Beatrice «esimia gentildonna sportiva».

La situazione economica di Luigi, un tempo florida, peggiora con il passare degli anni. Nel 1927 vende la villa Obizza, mai utilizzata, e nel 1929 la villa a Ripalta Guerina, in provincia di Cremona, che è stata la residenza estiva di famiglia (passata nel 1936 al maestro Arturo Toscanini). Ridotto in miseria, a Ripalta è ospite dei conti Bonzi, ma poi finisce nell’ospizio dei poveri di Crema.
Deceduto a Milano il 23 aprile 1946, pochi giorni dopo la conclusione del primo congresso postbellico della Federazione Italiana Atletica Pesante, viene commemorato dal presidente Giorgio Giubilo in apertura del secondo congresso, il 23 febbraio 1947.
È sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Ripalta Guerina.

La FIAP gli ha dedicato il Trofeo di Propaganda di sollevamento pesi dell’anno 1957, la FIJLKAM il campionato italiano assoluto di lotta greco-romana nel 2006 (60° anniversario della morte). A lui, inoltre, è intitolata la sala principale del Museo degli Sport di Combattimento al Centro Olimpico di Ostia Lido.

Luigi Monticelli Obizzi, duramente colpito dalla sfortuna negli ultimi anni di vita, è stato atleta, dirigente, giurato e pubblicista: un personaggio davvero di notevole spessore nel mondo dell’atletica pesante internazionale. Un presidente di cui la FIJLKAM e la FIPE possono andare fiere.