La pesistica nell’Ottocento si manifesta inizialmente come fenomeno da baraccone: sollevando enormi pesi, spesso truccati (le “marmitte”), atleti dai nomi roboanti e dal fisico smisurato, con grandi baffi sul viso minaccioso e il petto gonfio di medaglie, si procacciano gli applausi della folla che riempie le piazze, i circhi, i caffè-concerto e i teatri di tutta Europa. Ma qualcuno bara: è il tedesco Wolff (soprannominato “le Rocher du Luxembourg”) a importare in Francia i pesi truccati, aprendo a Parigi – nel Quartiere Latino – una fonderia che fa subito affari d’oro. Vilher e Dubois sono gli inventori del “chiqué contre”, che consiste nel far intervenire un complice mescolato con il pubblico per “dimostrare” l’impossibilità per chiunque altro di sollevare gli enormi pesi – in realtà truccati – con cui si sono esibiti o devono esibirsi i falsi campioni della forza.

Non mancano comunque i veri campioni, che non hanno certo bisogno di abili “imbonitori” per incantare il pubblico. Tra gli italiani vanno ricordati i milanesi Luigi Borra, detto “Milo”, e Nino “di porta Genova”, il genovese Cereseto, il veneziano Paulo Fambri (“l’Ercole della Laguna”), il bolognese Achille Montagna e il catanese Cosimo Molino, detto “Romulus”.

Nel 1890 il marchese Luigi Monticelli Obizzi fonda il Club Atletico Milanese e per sua iniziativa il 2 maggio 1897 si disputa a Milano, presso la Società degli Artisti e Patriottica in via San Giuseppe 4, il primo campionato nazionale, in unica categoria. La gara si articola in 4 esercizi, da eseguire con manubri e “sbarre” (bilancieri) a sfera: strappo e slancio con una mano, “lento” (distensione) e slancio con due mani. Tra i concorrenti figurano lo stesso Monticelli e il ventinovenne Enrico Scuri (è nato a Corpi Santi di Pavia il 9 maggio 1868), che si aggiudica il successo gareggiando per la Società Ginnastica Pavese, alla quale è iscritto dal 1886. Già da ragazzo Enrico non solo si dimostra fortissimo nel sollevamento dei pesi, ma eccelle anche nella lotta e nella corsa.

Nel 1897, 1898 e 1899 Scuri si aggiudica i primi tre campionati nazionali, sempre davanti ad Aldo Brocca, del Club Atletico Milanese. A ragione, dunque, gli viene attribuito il titolo di “Invincibile”. La Gazzetta dello Sport c’informa che l’atleta pavese è alto 176 cm e pesa 102 kg. Le sue misure sono: torace 120 cm, bicipite destro e sinistro 44, avambraccio 36, coscia 67, polpaccio 44, girocollo 47.

Il 4 aprile 1899, il giorno dopo aver vinto il campionato italiano, al torneo internazionale disputato al teatro Dal Verme di Milano si classifica 3° dietro il russo Sergei Elisseev e il tedesco Johannes Rödl. Gottfried Schödl in Medals and World Records in Weightlifting scrive che nei 5 esercizi (distensione, strappo e slancio con un braccio; distensione e slancio con due braccia) Elisseev solleva complessivamente 487 kg, Rödl 465 e Scuri 445 (60, 65, 80, 115, 125 kg). L’IWF ha da qualche anno attribuito il valore di 3° Campionato Mondiale alla manifestazione milanese, alla quale però prendono parte solo 5 atleti.

La passione con cui i concittadini seguono Scuri è testimoniata da un articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport il 13 ottobre 1899. Alla notizia di una sua esibizione il pubblico si accalca nel velodromo fuori Porta Milanese e «all’apparire dell’eccezionale atleta pavese, dalla folla pigiata si leva un applauso nutrito, solenne, che dura parecchi minuti». Scuri ripaga quell’entusiasmo con un’eccellente prestazione, sollevando a due braccia prima per quattro volte un bilanciere di 100 kg, poi per tre volte uno di 110 kg, quindi per due volte uno di 120 kg. «Da ultimo, fra l’emozione generale, alza dalle spalle in alto la bagatella di 130 kg! Va sans dire che ogni esercizio è applaudito freneticamente».

Nel 1900, con una spalla lussata, è 2° nel campionato italiano disputato a Genova, dietro il romano Stanislao Ruggeri, ma l’anno seguente vince a Milano il quarto titolo nazionale, superando Monticelli Obizzi.

Quando il marchese fonda la Federazione Atletica Italiana, il 18 gennaio 1902, ne viene eletto consigliere con Silvio Brigatti (futuro presidente), Marco Fumagalli ed Emilio Roccatagliata.

Al campionato italiano disputato al teatro Guidi della sua città il 18-19 maggio 1902 (il primo organizzato dalla FAI), sempre in unica categoria, oltre al quinto titolo nazionale – davanti a Monticelli, Muggiani e Camillotti – vince anche la gara di resistenza, sollevando 19 volte 75 kg. In quell’occasione alcuni giornali (Corriere della Sera, Il Giornale d’Italia, Il Secolo) gli attribuiscono il record europeo di piegata a due braccia (125 kg), mai ufficialmente riconosciuto.

In quell’epoca pionieristica i dati relativi alle alzate differiscono spesso – e talvolta non di poco – da una fonte all’altra: in contrasto con quanto pubblicato nell’Annuario sportivo 1905, per esempio, La Gazzetta dello Sport il 26 giugno 1916 scrive che il primato di Scuri nello slancio a due braccia non è di 147 ma di 144 kg. Ancora nella Gazzetta il 14 dicembre 1922 leggiamo che Bottino batte il primato del pavese nella distensione a due braccia (114 kg). Eppure, secondo Schödl, nel 1899 Scuri ha alzato 115 kg (e 60 con un braccio, in questo caso smentendo l’Annuario, che gliene attribuisce solo 55).

Una certezza: nella tabella dei primati italiani pubblicata dalla FIAP su Lotta e Pesi alla fine del 1947 figura ancora quello di Scuri nella distensione con il braccio sinistro, ossia 55 kg.

Scuri disputa la sua ultima gara il 18 settembre 1904 a Brescia, ovviamente vincendola.

Si legge nell’Annuario sportivo: «Ha raggiunto il suo straordinario sviluppo con l’allenamento dei piccoli pesi di 5 e 10 kg che egli fa per circa un quarto d’ora ogni mattina appena alzato e per circa mezz’ora prima di andare a letto. Tre volte alla settimana poi si dedica ai pesi maggiori, e non tenta i suoi massimi che una volta alla settimana. Mangia molto, ma non troppo: il cibo normale è costituito da uova e bistecche. Beve poco vino, non fuma e non fa nessuna cura speciale».

Conclusa la carriera agonistica, si sposa e si dedica agli affari, guadagnando una fortuna con i fiori. Nel 1928 si trasferisce a San Remo, dove vive anni di prosperità finché un male incurabile attacca la sua pur forte fibra.

Muore il 26 settembre 1935 al Policlinico di Pavia e viene sepolto nel cimitero di San Lanfranco. Il 29 settembre scrive La Gazzetta dello Sport: «La sua dipartita, avvenuta in condizioni misere di mezzi, lascia largo rimpianto fra coloro che ne apprezzarono la bontà di cuore, senza limiti».

Nel 1955 la S.G. Pavese dà vita alla Coppa Scuri, nobilitata dalle vittorie di Pigaiani nei massimi, di Pignatti nei medi e di De Genova nei leggeri, con due primati italiani migliorati. Nell’occasione alcuni grandi pesisti del passato (tra cui Bottino, Tonani, Gabetti e Merlin, commissario tecnico della pesistica e vicepresidente della FIHC), si fanno fotografare intorno al famoso bilanciere di Scuri con le sfere ricoperte di aculei di ferro come le mazze degli antichi guerrieri, che (a sfere vuote) pesa 120 kg.

Già erano celebri l’Haltère de Triat e l’Essieu d’Apollon: con il suo bilanciere Enrico volle misurarsi in una gara di originalità con altri fantasiosi pesisti. Anche questo ha contribuito a suscitare interesse per il sollevamento pesi e per i suoi campioni.

di LIVIO TOSCHI