oberEra il 7 agosto di 30 anni fa quando il meranese Norberto Oberburger conquistò la medaglia d’Oro ai Giochi Olimpici di Los Angeles nella categoria fino a 110 kg entrando di diritto nella leggenda del nostro sport.

Oberburger, divenuto padre tre giorni prima della gara, conquistò l’Oro con un Totale di 390 kg (175 kg di strappo e 215 kg di slancio), precedendo di ben 10 kg il secondo classificato, il rumeno Tasnadi. Fu un successo eccezionale e storico, per nulla svilito dall’assenza degli Atleti del blocco sovietico, se si pensa che erano 60 anni che un Azzurro non saliva sul gradino più alto del podio olimpico e che dopo il meranese nessun italiano è riuscito a salire sul podio dei Giochi.

Per celebrare a distanza di 30 anni l’impresa di Oberburger riportiamo un passaggio del libro di Livio Toschi “La meravigliosa avventura della Pesistica italiana” in cui viene riportato uno stralcio del pezzo di Gianni Brera di commento all’impresa.

“Splendido ed imponente. Lui e non altri immagino che avrebbe voluto a modello il celebre Fidia per scolpire le esagerose fattezze di Ercole … Immerge le mani nel cratere del talco, se le imbianca quasi compisse una precisa funzione liturgica, sacrale. Poi si avvicina al bilanciere e lo guarda senza apprensione, però con intenso rispetto. Infine si curva ad abbracciare il manico: aggiusta le prese, solleva fino al petto qui subdoli cerchi di ghisa, non meno pesanti di una vitella di un anno, e siede sui talloni affidandosi alla sola forza degli arti inferiori. Il peso sale ora per forza di cosce possenti. Le enormi braccia vengono tese e tremano, sollecitate allo stremo. L’omone rischia la vita, ma noi tutti ammiriamo il suo coraggio temerario, la tensione vibrante del suo corpo Fidiaco. Interminabili secondi vengono scanditi dal nostro cuore che batte, non dal respiro, che tratteniamo quasi sgomenti. Poi il tonfo liberatore dei pesi sul piancito. Le braccia sollevate in un estremo omaggio a Ercole semidivino…”


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