urso741“Il rapporto McLaren umilia la Pesistica”. A pochi giorni dalle rivelazioni shock della seconda parte del rapporto sul doping di stato, che vede coinvolti più di 30 sport e oltre 1000 atleti russi di specialità olimpiche estive, invernali e paralimpiche, il Presidente della FIPE e della Federazione Pesistica Europea, Antonio Urso, si esprime con parole dure. “Purtroppo il 2016 è stato l’anno peggiore per il nostro sport. Il Report uscito in questi giorni non dice purtroppo nulla di nuovo perché già tempo fa scrivevo di risultati non umani e tanto meno chiari: nel 2008, nel 2009 e nel 2010, in tre editoriali per il magazine della Federazione Europea, sottolineavo infatti come il doping fosse fuori controllo. Purtroppo in quell’occasione alcune persone mi attaccarono, dicendo che ero io a rovinare il sollevamento pesi: oggi però quelle stesse persone possono constatare quello che è sotto gli occhi di tutti e cioè che il doping ci sta realmente distruggendo”.

Moltissimi i medagliati del sollevamento pesi ad essere colti in fallo nei retest, il che potrebbe portare addirittura all’esclusione di questo sport dai Giochi: “Non possiamo perdere il nostro posto alle Olimpiadi, la Pesistica non sarebbe più nulla” avverte Urso, che nel suo percorso di Presidente dell’EWF ha fatto scelte importanti, decidendo di includere la Russia all’interno del direttivo della Federazione Europea, per cominciare un cammino nuovo, che la facesse uscire fuori dal suo ombroso passato: “La storia ci insegna che quando c’è esclusione non c’è soluzione, quindi io sono contrario all’allontanamento di questa Nazione dalle Olimpiadi. Così come sono contrario all’esclusione della Pesistica, perché le Nazioni pulite prenderebbero doppia sanzione: gli verrebbero precluse le medaglie e si vedrebbero esclusi dalla più importante competizione internazionale. A questo punto una presa di posizione del CIO credo sia determinante, insieme con l’attuazione di un progetto di integrazione e condivisione da sviluppare nelle Nazioni che hanno avuto problemi di doping. Quel che è certo è che il problema doping non si può risolvere immediatamente, ci vogliono tempo e pazienza, ma anche un progetto attuabile”.

Secondo il Presidente Urso tutto dovrebbe partire da un sistema antidoping efficace, e che invece ha evidenziato delle pecche: “Se è vero che il sistema antidoping di alcune Nazioni lascia spazio a varie interpretazioni, non si capisce perché i controlli interni in altri laboratori abbiano dato esito negativo. Mi sorge una domanda: i controlli sono validi ed efficaci o sono i meccanismi di cui ci dobbiamo preoccupare? Perché non è possibile che, tra Londra e Pechino, ben 75 atleti siano stati trovati positivi al Turinabol, un ormone che veniva utilizzato nella vecchia Germania dell’Est. Com’è possibile che il nostro sistema antidoping non sia stato in grado di scoprire questo prodotto così vecchio, che tra l’altro rimane nel sangue e nelle urine per moltissimo tempo? O stiamo spendendo un sacco di soldi per un sistema antidoping che non funziona oppure in alcuni Paesi i controlli si scontrano contro altri tipi di barriere”.

Secondo Antonio Urso l’unico modo di sopravvivere e migliorarsi è quello di accettare una nuova visione dello sport a livello nazionale e internazionale. “Ho pieno rispetto per l’IWF ma abbiamo bisogno di intraprendere un nuovo percorso” afferma Urso, che sottolinea come il futuro della disciplina dipenda fortemente dall’esito delle elezioni al vertice della Federazione Internazionale che si terranno a maggio prossimo. Tante le cose da modificare: “Non c’è dubbio, la necessità di cambiamento più grande riguarda la cultura dell’allenamento: in caso di doping dei loro atleti occorre considerare responsabili i tecnici e punirli. Attualmente non abbiamo sanzioni per allenatori, dottori e fisioterapisti, mentre invece la più grande responsabilità in materia ce l’hanno proprio loro”. La Federazione Europea ha intenzione di creare un’unica accademia tecnica dove gli allenatori possono ottenere le qualifiche per tre differenti livelli: nazionale, continentale e internazionale: “Dobbiamo parlare tutti la stessa lingua, imparare la stessa tecnica, fare lo stesso percorso di crescita. Da otto anni l’EWF sta spingendo verso il cambiamento della cultura degli allenatori, che sono la chiave per il futuro del nostro sport. I risultati degli atleti non sono altro che la conseguenza del lavoro dei tecnici, non il contrario. Se vogliamo che il sollevamento pesi diventi uno sport popolare non abbiamo bisogno di un atleta che solleva 300 chili, ma abbiamo bisogno di 10 atleti che ne sollevano 200″.