Filippo Bottino con il labaro federale (1923)
Filippo Bottino con il labaro federale (1923)
Filippo Bottino con il labaro federale (1923)
Filippo Bottino con il labaro federale (1923)

Nel 1914 Jules Rosset, presidente della Fédération Française de Poids et Haltères, scrive a De Coubertin per chiedere la definitiva ammissione del sollevamento pesi alle Olimpiadi. Vista però l’opposizione di molti membri del CIO, la sessione aperta alla Sorbona il 13-14 giugno dello stesso anno ammette la pesistica solo in via provvisoria. Alla sessione di Parigi, inaugurata dal presidente Raymond Poincaré, partecipa anche una delegazione italiana guidata dall’on. Carlo Montù, appena eletto vice-presidente del CONI. Otteniamo che l’italiano sia inserito tra le lingue ufficiali del CIO (a fianco del francese, dell’inglese e del russo), e ci schieriamo a favore della partecipazione femminile ai Giochi.

Un paio di settimane più tardi, il 28 giugno 1914, vengono assassinati a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie Sofia. È la scintilla che incendia il mondo, procurando anche la prima interruzione delle Olimpiadi moderne. Tuttavia i Giochi berlinesi del 1916, pur non disputati, si contano ugualmente nella numerazione progressiva.

Il 14 agosto 1920 re Alberto del Belgio inaugura ufficialmente ad Anversa la VII Olimpiade. Per la prima volta la nostra squadra indossa la maglia azzurra. La Federazione Atletica Italiana (FAI) schiera 5 pesisti e 8 lottatori di greco-romana, oltre ai 10 atleti iscritti alla gara di tiro alla fune, cui l’Italia partecipa per la prima volta. I lottatori non hanno fortuna, mentre i pesisti colgono un insperato successo: Filippo Bottino vince l’oro nei massimi (+82,5 kg), l’altro genovese Pietro Bianchi conquista l’argento nei medi, Luigi Gatti nei piuma e Giulio Monti nei leggeri si piazzano al 4° posto, Gino Mattiello al 5° nei medio-massimi.

Per compilare la classifica si sommano tre esercizi: strappo e slancio con un braccio e slancio con due braccia. Bottino, che nelle eliminatorie genovesi ha superato Giuseppe Tonani, alza complessivamente 265 kg (70+75+120), precedendo il 37enne lussemburghese Joseph Alzin di 5 kg e il francese Louis Bernot di 10 kg.

Nato a Borzoli GE il 9 dicembre 1888, Bottino lavora alla manifattura dei tabacchi. Si è avvicinato ai pesi all’età di 18 anni, dopo un breve passato di ginnasta. Gareggia prima per la S.G. Pro Sestri, poi per la U.S. Sestri Ponente, e tra il 1913 e il 1922 vince 6 titoli nazionali nei massimi e 5 nell’assoluto (cui prendono parte i primi 3 di ogni categoria). Il 21 giugno 1916, tra l’altro, sollevando 145 kg, ha battuto il primato italiano di slancio a due braccia detenuto da Enrico Scuri. Purtroppo per lui, che li avrebbe vinti con facilità, i campionati del 1915, 1917 e 1918 non si disputano a causa della guerra.

Ad Anversa Rosset è acclamato presidente della Fédération Internationale Haltérophile (FIH) e in quell’occasione l’Italia ottiene un prestigioso riconoscimento, visto che Silvio Ugo – dal 1915 alla guida della FAI – viene eletto vicepresidente della FIH (sarà confermato nel 1924).

Il 6 novembre 1921 ha luogo al Veloce Club di Milano il primo incontro internazionale di sollevamento pesi della nostra squadra, che deve soccombere di fronte alla forte équipe elvetica con uno scarto totale di 68 kg. Quattro gli esercizi eseguiti: strappo con il braccio destro e con il sinistro, distensione e slancio con due braccia. I 5 pesisti azzurri sono: Luigi Gatti (piuma), che ha sostituito all’ultimo momento Giuseppe Conca, Silvio Quadrelli (leggeri), Ermanno Callegari (medi), Giuseppe Merlin (medio-massimi) e Bottino (massimi).

Al congresso di Anversa la FIH ha escluso il metodo tedesco di sollevamento, che consiste nel portare il bilanciere all’altezza delle spalle in più tempi, rotolandolo sull’addome e sul torace. È quindi adottato il metodo di sollevamento fino alle spalle in un solo tempo, usato dai francesi e dagli italiani.

Durante l’incontro Italia-Svizzera, scrive il celebre giornalista sportivo Arturo Balestrieri (La Gazzetta dello Sport, 8 novembre 1921), «si è avuta una dimostrazione tangibile dell’ammirazione degli atleti avversari per la stilistica italiana in riguardo alle alzate di forza, o lente. Dopo aver assistito ai corretti sollevamenti della nostra squadra nazionale, che si diversificano assai da quelli degli svizzeri per compostezza e per applicazione di regolamenti, i pesisti elvetici hanno deciso ad unanimità di modificare d’ora innanzi la denominazione del sollevamento anzidetto. Finora, infatti, essi avevano applicato a questa specie di esercizio l’aggettivo “alla francese”. Da domani in poi l’alzata di forza avrà l’appellativo “all’italiana”».

Il 5 giugno 1922, a Genova, il nostro Filippo porta a 116 kg il record mondiale di distensione a due braccia, detenuto da Alzin (2° ai Giochi del 1920) con 114 kg. È questo il primo record mondiale di un pesista italiano riconosciuto dall’IWF. Nella stessa occasione, con 128,5 kg «sollevati senza un attimo d’incertezza», batte anche il primato italiano di slancio a due braccia «con passaggio ad un tempo», detenuto da Epicoco.

Nel 1923 dobbiamo ricordare «la cerimonia d’inaugurazione della bandiera federale», di cui è alfiere proprio Bottino. Quello stesso anno così lo descrive Balestrieri su “Lo sport illustrato”: «La dote preclara di Bottino, oltre quella di una forza erculea sbalorditiva nei confronti della sua non esagerata mole corporea, è una modestia e una umiltà senza pari. Rispettoso ed educato – nonostante la sua non eccelsa posizione sociale – egli si è fatto sempre amare ed ammirare da tutti, sia nei trionfi che nelle disavventure: e noi vorremmo che tutti indistintamente traessero esempio da questo ammirevole elemento, che è realmente grandissimo tra i forti».

All’Olimpiade di Parigi del 1924, trionfale per la pesistica italiana, Bottino si classifica 6° nei massimi con 495 kg alzati nei 5 esercizi previsti (strappo e slancio con un braccio, distensione, strappo e slancio con due braccia), ad appena 2,5 kg dal 3° posto dell’estone Harald Tammer. Tenendo conto solo dei 3 esercizi di Anversa, Filippo si migliora di 22,5 kg (77,5+85+125).

Pur non vincendo altri campionati nazionali dopo il 1922, sale sul podio nel 1923, 1925, 1927, 1928 e 1929. Fa la sua ultima apparizione nel 1933, a 45 anni, classificandosi 2°. Poi il ritiro.

Bottino riceve importanti attestati per la brillante carriera, tutta all’insegna del più puro dilettantismo: Cavaliere della Repubblica, Medaglia d’oro del CONI al Valore Atletico, Medaglia d’Onore della FILPJ al Merito Sportivo, Membro d’Onore della Federazione.

Muore a Sestri il 18 ottobre 1969.

di LIVIO TOSCHI