camidi Livio Toschi

 Tullio Camillotti nasce a Sacile, affascinante cittadina presso Pordenone (detta “il Giardino della Serenissima”), il 29 gennaio 1880. Dotato di grandi mezzi fisici e di carattere esuberante, il friulano è il primo atleta della FAI a vincere una medaglia in un’importante competizione internazionale: l’Olimpiade “intermedia” disputata ad Atene nel 1906.

Si mette in luce al sesto campionato nazionale di sollevamento pesi, il primo organizzato dalla FAI, che si disputa il 18-19 maggio 1902 al teatro Guidi di Pavia: è 4° nella classifica generale (unica categoria) e vince la gara di “piegata” a un braccio con 80 kg.
Come quasi tutti gli uomini forti dell’epoca, anche Camillotti si cimenta nella lotta. Il 6 aprile 1903 al teatro Malibran di Venezia resiste a Giovanni Raicevich, campione italiano dei professionisti, che ha scommesso di metterlo spalle a terra in 5 minuti: guadagna così la medaglia d’oro messa in palio dal campione triestino. Il giorno successivo Raicevich s’impegna a fondo, riuscendo ad atterrarlo «solo dopo 8 minuti di lotta accanita, ma cavalleresca», come riferiscono le cronache dell’epoca.

Senza neppure riposarsi, Camillotti esegue uno straordinario esercizio: appoggia la nuca su una sedia e i talloni su un’altra; quindi – secondo La Gazzetta dello Sport – sorregge per alcuni minuti 6 persone a cavalcioni sul suo corpo. Il pubblico gli tributa una meritata ovazione per la straordinaria prova di forza e nessuno se la sente di accettare la sfida a braccio di ferro lanciata dal friulano, che è campione nazionale della specialità.
Il 18 settembre 1904, pur slanciando 130 kg a due braccia, al concorso di Brescia è superato da Enrico Scuri, che disputa l’ultima gara di una brillante carriera. La sera sfoga la sua delusione in un’osteria, mettendo fuori combattimento una dozzina di attaccabrighe. Lo stesso anno, mentre si allena nella scuola atletica del maestro Theodor Siebert ad Alsleben, non lontano da Dessau, con 120 kg stabilisce il primato mondiale di distensione a un braccio con piegata. Nel 1905 solleva 145 kg di slancio, portando il peso al petto in due tempi, ma il record non viene omologato per lo stile troppo “personale” dell’estroso friulano.
Studente di giurisprudenza all’Università di Padova, s’iscrive alla locale Associazione Ginnastica e il 21 marzo 1905 vince facilmente a Pavia il campionato universitario di pesistica davanti al pavese Tecchi. Michelangelo Jerace riporta nel libro Gli sports (1905) alcuni dati di Camillotti, che è alto un metro e 75 cm e pesa 95 kg. Le sue misure sono: torace 118 cm, collo 45 cm, braccio 48 cm, avambraccio 41 cm, polso 20 cm, coscia 66 cm, polpaccio 42 cm, caviglia 24 cm.

Veniamo al suo successo più prestigioso. Si qualifica ai Giochi di Atene del 1906, organizzati dalla Grecia nel decennale delle Olimpiadi moderne, vincendo la gara di selezione svoltasi il 2 aprile nella Piazza di Siena (Villa Borghese) a Roma. Nell’esercizio a due braccia Camillotti solleva 120 kg, appena uno più del genovese Giuseppe Rebora, ed è incluso nella squadra italiana, composta da 44 atleti e da 24 marinai della regia nave Varese (che conquistano un primo e un terzo posto nelle gare riservate agli equipaggi).
Il 22 aprile 1906 re Giorgio I inaugura solennemente l’Olimpiade “intermedia”, che vede confrontarsi 884 atleti (tra cui 7 donne) di 19 paesi. È la prima manifestazione internazionale cui partecipa l’Italia, che costituisce un’apposita commissione sotto la presidenza dell’on. Luigi Lucchini: diversi studiosi individuano nella commissione un’antesignana del CONI. Come nel 1896, anche questa volta buona parte delle gare, tra cui le due di pesistica, si disputano nello Stadio Panatenaico.
Con 73,75 kg Camillotti conquista il secondo posto nell’esercizio di slancio a un braccio dietro il fortissimo austriaco Josef Steinbach (76,55 kg) e davanti al tedesco Heinrich Schneiderheit (70,75 kg). Le prestazioni non sono esaltanti, ma c’è una spiegazione. Il friulano, infatti, spalleggiato dagli altri concorrenti non greci, protesta vivacemente – sebbene inutilmente – perché il manubrio è «impraticabile anche per quei tempi e per quegli atleti, abituati a tutto il peggio».

L’episodio ci ricorda che nello sviluppo della pesistica ha avuto una grande importanza l’evoluzione dell’attrezzo sportivo. Dagli alteres si passa alle “cassette” (blocchi di ghisa a forma di parallelepipedo con impugnature laterali) e ai “manubri” (sfere di ghisa unite da una corta impugnatura). Con i manubri di peso progressivo si crea un termine di confronto fra i praticanti, che favorisce le prime sfide. Quindi si allunga l’impugnatura per consentire l’alzata a due mani, arrivando ai manubri cavi da riempire con polvere di ferro, molto usati in Francia. L’ultimo stadio, che permette di accelerare notevolmente i tempi delle gare, riducendo contemporaneamente l’ingombro, è l’introduzione delle sbarre a dischi mobili, da cui sono derivati i moderni bilancieri.
Torniamo alle gare di Atene. Con 108,50 kg Camillotti è 7° – ma molto lontano da quelli che lo precedono – nell’esercizio di slancio a due braccia, vinto dal greco Dimitrios Tofalos (142,40 kg) su Steinbach (136,50 kg), anche grazie a una vera campagna di logoramento psicologico messa in atto dalla stampa locale. Nel Vedemecum del cultore di sport, inoltre, Bruno Rovere afferma che Tofalos «porta il bilanciere al petto in tre tempi, ma i giudici, nonostante le vive proteste degli altri concorrenti, dichiarano valido l’esercizio. Proprio in questi anni lo stile delle alzate è motivo di aspra contesa tra Monticelli Obizzi e la scuola tedesca.

Dopo il successo ateniese Camillotti non partecipa al campionato nazionale di Milano, meritando i rimproveri della Gazzetta dello Sport, organizzatrice della gara: «Nella sua irrequietezza nomade, pare trascuri un po’ troppo quello sport di cui era un giorno ardente adepto». Ma nel 1907, a Venezia, conquista il titolo italiano di pesistica nel campionato della Federazione Ginnastica, che continua a organizzare tornei anche dopo la nascita della FAI (e lo farà fino agli anni Venti).
Si segnala inoltre per due primati mondiali di flessioni sulle gambe: nel settembre 1909, a Brescia, esegue 12 flessioni sostenendo un bilanciere di 150 kg; nel febbraio 1910, a Padova, esegue una flessione sostenendo un bilanciere di 223 kg. Nel 1910 ad Alsleben migliora un altro record mondiale, sollevando 75 volte un peso di 51 kg in posizione “accoccolata”. Il dott. Rovere nel suo Vademecum ricorda anche che Camillotti spezza, «senza mai lasciare la prima presa, un mazzo di 78 carte da tarocco» e sostiene in ponte quattro persone del peso complessivo di 263 kg. Ha inoltre portato su una spalla, superando l’inclinazione di una rampa, una trave di 420 kg. Secondo Rovere le migliori prestazioni del friulano sono:
distensione a due braccia 114 kg, strappo 102 kg, slancio 130 kg;
distensione a un braccio in posizione d’attenti 60 kg, strappo 80 kg, slancio destro e sinistro 90 kg. A dimostrazione che in quell’epoca pionieristica i dati relativi alle alzate differiscono spesso – e talvolta non di poco – da una fonte all’altra, Jerace riduce abbondantemente le prestazioni di strappo e di slancio a un braccio: 65 e 80 kg.

Camillotti ha dedicato alla pesistica «i suoi migliori anni e le migliori energie: e vi è riuscito senza praticare nessun regime speciale di vita e nessun allenamento speciale». È un tipo che piace alle folle «per le naturali attitudini e per la simpatica vigoria che spira dalla sua persona» (Jerace).

«IL SUO CORPO VANTA UNA MUSCOLATURA PODEROSISSIMA, DA POCHI SUPERATA, ARMONIZZANTE IN TUTTE LE LINEE IN MODO DA PRESENTARE NELL’ASSIEME IL VERO TIPO IDEALE ED ERCULEO DELL’ATLETA MODERNO. NESSUN ALTRO SOLLEVATORE DI PESI È PROVVISTO DI MUSCOLI COSÌ PRONUNCIATI. PERSONA COLTISSIMA, CONOSCITORE PROFONDO DELLO SPORT ATLETICO ED APPASSIONATO AMANTE DELLO STESSO, EGLI HA GIOVATO NON POCO AD ESTENDERE SEMPRE PIÙ LA CERCHIA DEI DILETTANTI, INCULCANDO, NEI SUOI MOLTI VIAGGI, CON L’ESEMPIO E LA PAROLA, L’AMORE PER LA FORZA FISICA» (ROVERE).

Conseguita la laurea in legge, abbandona lo sport attivo ancora nel pieno del vigore atletico. Tullio Camillotti, genio e sregolatezza della pesistica d’inizio secolo, muore nella natia Sacile il 21 febbraio 1958.