Cosa ne pensi dei quattro anni di squalifica assegnati alla Russia? Sono la giusta punizione?
Ho riflettuto molto su questa decisione della Wada e ci sono alcuni elementi che mi sfuggono a partire dalle analisi dei campioni effettuati dopo i Giochi Olimpici di Pechino e Londra. A seguito di quei controlli circa cento atleti prevalentemente provenienti da due sport (pesistica e atletica leggera) furono trovati positivi. La stragrande maggioranza di essi risultò positiva a due sostanze la cui commercializzazione risale agli inizi degli anni ’80. Queste due coincidenze ovviamente fanno sorgere delle ulteriori considerazioni in particolare, se si legge attentamente il rapporto McLaren. Da questo rapporto si evince che in Russia era in atto un vero sistema di stato per quanto riguardava la omissione o la contraffazione dei controlli antidoping. Se tutto ciò corrisponde a verità non è chiaro come mai dai Giochi Olimpici di Pechino e a Londra sono stati selezionati solo due sport e non tutti quelli in cui la Russia ha vinto una medaglia. Ma c’è ancora una domanda che non ha risposta ovvero: come mai i laboratori Wada non hanno la tecnologia per scoprire sostanze vecchie di oltre 40 anni? Considerato quello che la Wada costa in termini economici, questa incapacità mi sembra inaccettabile. Proposito di costi, basta pensare che solo per il congelamento delle urine si spende circa cinque milioni di dollari l’anno. Per ultimo, ma non meno importante, va tenuto in considerazione che il laboratorio di Mosca incriminato era un laboratorio riconosciuto dalla Wada per cui un’altra domanda: quali sono gli standard Wada di controllo dell’operato dei propri laboratori?

Chi è il principale imputato per questa squalifica?
Personalmente credo che non ci sia un solo imputato ma diversi responsabili, alcuni per colpa grave, alcuni per connivenza, altri per omissione.

È questa l’arma da usare contro il doping?
No purtroppo non ha sortito i risultati auspicati. L’operazione del re-test di Pechino e Londra così come è stata gestita, ha fatto venire meno parte della credibilità dello sport nella parte più connessa alla sua credibilità: i controlli antidoping. Allo stesso tempo non ha fatto giustizia perché, prendere una medaglia dieci anni dopo al posto di un atleta squalificato ha valore pari a zero. Ricordo bene durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro alcune persone del pubblico non addetti ai lavori, seduti dietro di me commentare dopo la cerimonia di premiazione di una categoria maschile, “…tra quattro anni sicuramente gli toglieranno le medaglie!” Questo è stato il messaggio che è passato tra la gente di tutta quella operazione che ha solo complicato il già complicato mondo del doping e dell’antidoping e che ancora oggi sta producendo solo strascichi e non soluzioni.

Quali vantaggi può portare allo sport una sanzione del genere?
Dal mio punto di vista il doping si combatte in primis con la ferma volontà di farlo e con investimenti culturali importanti includendo anche un nuovo modello sportivo. I risultati dell’ex blocco dell’Est Russia inclusa erano sospetti già dal 1972 quando arrivarono ai Giochi Olimpici di Monaco vincendo tutto quello che c’era da vincere con risultati che avevano poco dell’umano. Basta leggere la storia per rendersi conto di ciò che sto affermando e in Europa solo ora, nella pesistica, abbiamo raggiunto un livello di quasi normalità. Ho faticato duramente 12 anni da Presidente della EWF accusando l’esistenza di questo fenomeno in ogni occasione propizia ed oggi anche i nostri atleti hanno la possibilità di combattere alla pari con i loro coetanei.

Come pensi si comporterà la Russia? Cosa potrebbe succedere adesso sul fronte internazionale?
Ovviamente la Russia ricorrerà al TAS e quando si va per tribunali gli unici protagonisti diventano i giudici e gli avvocati, lo sport in questi casi perde sempre, gli unici a vincere sono gli orgogli personali e/o le ragioni di Stato. In campo internazionale per ciò che concerne la pesistica, credo che poco cambierà cosi come negli ultimi 40 anni. Abbiamo dal 1972 un incremento costante dei casi di positività, si spendono milioni di dollari e la credibilità del nostro sport è giunto ai minimi termini addirittura rischiamo di uscire fuori dai Giochi Olimpici. Eppure il presidente IWF è anche stato Membro CIO e tuttora è Membro Onorario.

Tu da presidente della EWF come ti comporterai nei confronti della Russia?
Ho potuto apprezzare almeno nella pesistica già dopo la prima sanzione alla Russia, che gli atleti nella pesistica competono oggi con risultati consoni a quelli che sono tipici di una grande Nazione con una grande tradizione in questo sport. Quindi credo che la nuova Dirigenza russa della pesistica sta iniziando un processo di conversione fondamentale nella nostra disciplina. Spero che il resto lo facciano gli organismi preposti con attenta vigilanza. Personalmente non ho molti altri strumenti se non quelli di mettere la mia faccia nel denunciare il doping e di usare ogni occasione utile per sensibilizzare Federazioni, Presidenti, coach ed atleti.

Quale morale è possibile trarre alla fine da questa decisione?
Sono decisioni tardive ed anche dense di ombre per come sono maturate; ma sono comunque importanti almeno sul piano mediatico perché rivelano che, seppure in gran ritardo ed in modo sbagliato, esistono dei valori etici da continuare a sbandierare come universali, esiste la differenza tra “bene e male”, e vale la pena di continuare a combattere per essi. Io, in Italia ed in Europa, lo faccio da 12 anni, sono amareggiato per lo sport in generale, ma contento per il fatto che venga riconosciuta la condizione che le mie battaglie non fossero finalizzate a distruggere lo sport, come in diversi mi hanno accusato, ma solo di ripulirlo. Ne è valso la pena, comunque.