Quando nasce la storia della Pesistica Pordenone?

La storia della Pesistica Pordenone inizia negli anni Sessanta. In quegli anni io entravo nelle Fiamme Oro; prima ho fatto la ferma di tre anni e poi ho iniziato l’attività, quindi era circa il ’65. Mi sono interessato subito del settore giovanile, e ho sempre lavorato con quello; poi i piccolini son diventati grandi e via via, si sono susseguiti i cicli, ciascuno con la sua importanza. I periodi più intensi sono stati negli anni negli anni ‘80 e ’90, con vari atleti di grosso livello nazionale e internazionale, con la partecipazione alle Olimpiadi di Vanni Lauzana, Raffaele Mancino, Moreno Boer. Ultimo, ma solo in ordine di tempo è Mirko Zanni, che si è qualificato per le Olimpiadi di Tokyo, sempre sperando che le facciano.

La pesistica olimpica è quindi l’attività più importante della palestra 

E’ il perno su cui ruota tutta l’attività, da sempre, sin da quando si faceva ‘cultura fisica’ . Tutta l’attività del fitness è finalizzata alla pesistica.

La palestra come si è adattata alla situazione contingente?

Siamo rimasti chiusi tutto il periodo, nel rispetto delle regole federali e nazionali e abbiamo riaperto non appena possibile. Andiamo avanti con una certa cautela, mantenendo distanziamento, igienizzando qualsiasi cosa. Siamo abbastanza sicuri delle persone che frequentano la palestra: si è creato gruppo ristretto di una trentina di ragazzi che continuano ad allenarsi, estremamente ligi alle regole.

Quale pensa sarà il futuro della pesistica olimpica?

Non credo che la pesistica potrà mai uscire dalle Olimpiadi. Direi che, considerato quello che è successo nella politica internazionale negli ultimi tempi, eliminato il personaggio negativo che contaminava il tutto ci possa essere un futuro diverso per il nostro sport. E pensare che gli hanno anche fatto lettera di encomio tempo fa… speriamo che anche ai vertici dello sport internazionale cambi qualcosa.

Più che altro temo tantissimo che a causa di questa bestia qui, il COVID, non si possano fare le Olimpiadi. Oggi sono andato al supermercato e non vedo la gente serena, ha paura, ti guarda con diffidenza. Non so se tutto tornerà come prima. Il primo dispiacere sarebbe per Mirko Zanni; lui è fortissimo e se dovesse andare alle Olimpiadi, credo possa giocarsi qualcosa di grosso. Nel gruppo attuale della Nazionale ci sono degli atleti davvero forti, tutto il gruppo è in gamba e Sebastiano Corbu lo gestisce al meglio. Certe cose le abbiamo vissute insieme, condivise in prima persona. Speriamo bene, bisogna essere ottimisti.

Come si riconosce un talento?

Dire ‘dal fisico’ sarebbe abbastanza facile; un atleta lo si vede da come si muove, il tono muscolare, l’impronta. Poi ci sono anche dei test, per valutare l’esplosività, la velocità, la coordinazione … si capisce insomma. La differenza la fa la testa, è questa la cosa più importante, anche se non la si afferra subito. Mirko Zanni per esempio ha bella testa, forte motivazione, idee ben precise. Poi queste idee vanno ovviamente coordinate. La chiamiamo complicità tra tecnico e atleta: ci si comprende a pelle, si anticipano le situazioni, e i risultati si vedono subito in pedana.

Le emozioni erano più forti da Atleta o lo sono più da Tecnico?  

No, no, io da atleta ero un carciofo! Ero inguardabile! La frase “Se tornassi indietro rifarei…” non è per me, sicuramente preferisco la vita da tecnico. Gioia e dolori sono tanti. Poi io sono uno di pancia, anzi di stomaco. La cosa più affascinante nella pesistica per me è che c’è sempre da imparare. Poco tempo fa pensavo di aver capito quasi tutto, ora invece mi vengono fuori idee. Non si finisce mai di capire, non si è mai arrivati. Lo dico sempre: In fondo al tunnel sai che c’è sempre il lumicino e sai che quella è la meta a cui aspirare. Se non si vedi il lumicino allora sei girato con il sedere dall’altra parte!

Mi piacerebbe condividere le ultime idee che mi sono venute sull’uso della forza con Sebastiano. Lui è un animale da palestra come me, io percepisco da lui, lui percepisce da me, c’è uno scambio continuo. C’è sempre da imparare. Siamo entrambe persone di stomaco.

Se fosse Presidente della Federazione ed avesse a disposizione un solo provvedimento, a cosa darebbe la priorità?    

Non sono un politico. Ma sicuro guarderei gli atleti, metterei loro al primo piano; rivedrei fortemente il ruolo politico di chi manovra dall’esterno, coloro che fanno le scelte, e che non tengono abbastanza in considerazione gli atleti, i tecnici, le società. E’ una situazione che ho vissuto per anni e ho profondo disprezzo per questa categoria di personaggi che giudicano e basta. Ultimamente, soprattutto dopo gli ultimi accadimenti politici, mi sono accorto che un po’ tutti in generale, ma soprattutto quella categoria manca di umanità. Umanità: questa parola non è una cavolata, non è francescanesimo, non è calar le brache, non è buonismo gratuito, fine a se stesso; l’umanità è una roba forte e grossa, che ti fa pensare e che non si può trascurare, sulla quale non si può scherzare. Bisognerebbe tenerla più in considerazione. Anche perché potrebbe essere la chiave con cui risolvere tanti tipi di problemi, anche di natura tecnica.

Io non so cosa succederà alle prossime elezioni, penso e spero verrà confermato Antonio Urso. Ma il problema è: se non c’è lui, chi c’è? Nella vita ho imparato una cosa: bisogna fare quello che sappiamo fare, con coerenza e coscienza. Certa gente ha ricoperto ruoli che non avrebbe dovuto ricoprire, e magari avrebbe potuto ricoprirne anche di più importanti. Io sto bene in palestra e non vado fuori a fare altre cose, il mio lavoro è questo, sempre sperando di farlo bene.

Se non fosse stato Dino Marcuz, Maestro di Pesistica Olimpica, che sport avrebbe scelto?

Mi diverto a correre in bici. In orari particolari perché io seguo il sole: quando comincia a far luce si parte, quando tramonta vado a riposare.