Come ha conosciuto i pesi?

Ho conosciuto i pesi quando avevo 18 anni e abitavo a Rimini: io volevo fare ginnastica, così andai in palestra dove incontrai l’allenatore, tale Romeo Neri, medaglia d’oro a Los Angeles 1932. Mi disse: “Sì, anche se sei un pochino troppo vecchio per fare ginnastica perché da noi normalmente vengono ragazzini di 8-9 anni”. La sera, quando mi allenavo, in fondo alla palestra c’era un signore che faceva i pesi. Guardandolo mi sono appassionato. La ginnastica mi piaceva ma dei pesi mi sono proprio innamorato. Poi quando avevo una ventina d’anni i miei si sono trasferiti a San Marino e tutto si è spostato qui. Io presi subito il doppio passaporto, quello italiano e quello sanmarinese per poter viaggiare con più tranquillità in Europa, soprattutto in Inghilterra. Nel 1970 abbiamo fondato la Federazione, poi la polisportiva e ci siamo affiliati alla Federazione Italiana, allora FIAP. Infatti, con la squadra di San Marino partecipavamo al campionato italiano, mentre a livello internazionale gareggiamo come Federazione a parte.

Il 20 novembre di quest’anno festeggiamo 50 dalla fondazione della Federazione Pesistica Sanmarinese. Avremmo voluto fare una gara per celebrare l’evento ma la rimanderemo a tempi migliori.

Lei è stato uno di quelli che nella pesistica ha visto una marcia in più

Nei pesi c’è tutto. Lavorare sulla forza è tutto. Tant’è che da noi in Polisportiva, a fare preparazione prima delle gare, vengono atleti che fanno pallavolo, nuoto, atletica, di ogni disciplina; loro si aspettano di fare flessioni, attrezzi, squat, ma noi li facciamo lavorare con il bilanciere perché il lavoro è più equilibrato. Ho scritto molto a riguardo. Per esempio, il primo libro sullo sport a San Marino è mio, nei primi anni Ottanta. Poi ho fatto e scritto molto con il Presidente FIPE Antonio Urso. La sua prima gara da atleta di pesistica è stata proprio qui a San Marino. In realtà la collaborazione con l’Italia iniziò tempo prima, sempre con le gare Stelle San Pellegrino, che si svolgevano all’ex Casinò, durante le quali incontrai Aldo Bergamaschi, allora Dirigente in Federazione, con il quale abbiamo iniziato i primi appuntamenti comuni. Abbiamo anche vinto qualche medaglia in territorio italiano: penso ad esempio a Marino Beccari, primatista e campione italiano Allievi nel 1981. O alla recente Coppa del Mondo di Roma dove abbiamo vinto due bronzi.

E in ambito internazionale?

Dal 1991 al 2016 sono stato Segretario Generale e Tesoriere della Federazione Europea e ho potuto vedere tante cose, belle e brutte. Sicuramente tante delle vicende uscite fuori recentemente non mi sono nuove. Già nel 2009 io e Antonio Urso avevamo fatto un reportage su tanti fatti ‘strani’, mandandolo poi al CIO nel 2010, ma purtroppo è stato tenuto chiuso nei cassetti e la bomba sta esplodendo ora, dopo 10 anni. Il fatto è che le guerre non si vincono da soli, bisogna avere i soldati. Perché quando c’è da andare in prima fila a dire quello che si pensa, gli alleati, uno alla volta, spariscono tutti. Nella vita bisogna avere coraggio, una dote che non è in vendita.

In base alla sua esperienza e alla sua conoscenza di questo mondo, cosa pensa che accadrà?

Il problema, e Bach lo ha detto chiaro e tondo, è che siamo a rischio di partecipazione olimpica. Questo vuol dire penalizzare chi ha lavorato pulito e premiare chi ha lavorato sporco, perché questi ultimi vincono le medaglie mentre chi è sempre stato onesto arriva 15esimo. Questo è contro l’etica sportiva e soprattutto è contro l’etica umana. Questa gente non ha letto la Carta Olimpica. Io e Antonio Urso abbiamo visto fatti e denunciato a tempo debito. Io ho perorato la sua candidatura come Presidente Europeo nel 2008 a Venezia, dove non ha vinto ma ha stravinto: c’erano 44 nazioni, 5 candidati e Urso ha avuto 34 voti. Gli altri, appoggiati da quel signore di Budapest, sono andati via mortificati! Lì c’ero anche io, abbiamo lavorato bene, per uno scopo comune, ma purtroppo combattere certe dinamiche è come lottare contro i mulini a vento. Io spero tanto che cambi qualcosa ma da quello che vedo all’orizzonte non si preannuncia nulla di buono, visto che in una settimana sono stati cambiati tre Presidenti in IWF.

Un momento doloroso soprattutto per chi, come lei, ha vissuto la pesistica alle Olimpiadi in qualunque veste

Mi rendo conto che ci sono tanti altri sport che bussano alla porta del CIO per entrare, per cui se una disciplina non si comporta in modo retto, deve lasciar spazio ad altri. Corruzione, doping … io ho letto il rapporto McLaren e mi sono messo le mani tra i capelli! Sì certo, sapevo da amici allenatori che succedevano cose poco chiare, sia a livello europeo che mondiale, ma leggere il rapporto McLaren fa accapponare la pelle. Di scellerati ce ne sono troppi!

Io di Olimpiadi ne ha fatte tante. La prima è stata nel 1972 a Monaco, dove ho rappresentato i bilancieri Sammarinesi nei Congressi della Federazione Internazionale. Lì ho visto Anselmo Silvino vincere la medaglia di bronzo. Ai Giochi di Mosca nel 1980, ho portato ben 3 atleti Sanmarinesi: il pesista Sergio De Luca, e i judoka Franco Casadei e Alberto Francini. Poi sono andato in veste di arbitro internazionale a Los Angeles nel 1984, a Seul nell’88, a Barcellona nel ’92; nel 1996 ad Atlanta sono andato in qualità di addetto stampa della rivista della Federazione Europea, così come a Sydney 2000, ad Atene nel 2004 e infine a Londra nel 2012, l’ultima alla quale ho partecipato.

La prima Olimpiade è stata quella più emozionante. Anselmo Silvino fece letteralmente una gara da infarto perché sbagliò i primi due strappi a 135 kg. L’allora DT della Nazionale, Ermanno Pignatti decise di tentare il tutto per tutto alzando il bilanciere a 140 kg nella terza prova; li aveva fatti soltanto una volta un mese prima in allenamento. O la va o la spacca. E li alzò! Mi ricordo che c’erano alcuni dirigenti CONI che non ressero l’emozione e uscirono dalla palestra, fu una gara assurda! Ma Silvino, grintoso come tutti gli abruzzesi, ce la fece e alla fine vinse il bronzo.

E oggi come sono i ragazzi che vengono in palestra?

Alcuni vengono solo per fare un po’ di attività, alcuni lavorano con le macchine, altri li stimoliamo a provare con il bilanciere, quando sentiamo che c’è della materia su cui lavorare. Ormai, dopo tanti anni, il profumo del talento lo sento da lontano.

Anche il target è cambiato: abbiamo tante ragazze e tante donne, di 25-30 anni, anche di una certa cultura. C’è una dirigente d’azienda, c’è una professoressa di matematica. Il ragazzo che è salito sul podio della Roma 2020 WWCup è un ingegnere informatico. Voglio sfatare, infatti, il falso mito che la pesistica si rivolge ad un target di basso livello. Non è così, abbiamo gente davvero in gamba.

Anzi, noi lo diciamo sempre ai ragazzi: è importante andare a scuola, prendere un titolo di studio e continuare ad allenarsi, almeno finché si può, perché quando poi iniziano a lavorare potrebbero insorgere problemi organizzativi. Ho sentito tante cose in giro nel corso degli anni e mi convinco sempre di più che la pesistica sia uno sport di élite. Tutti possono giocare a calcio, da un bambino di 3 anni a un anziano di 90 anni: invece fare i pesi non è per tutti. Ci vuole preparazione fisica, tecnica, quindi io lo considero uno sport d’élite.

Di atleti ne ho visti tanti, di tutti i livelli ed età. Penso solo al fatto che dal 1991, quando sono diventato Segretario generale dell’EWF, e fino al 2016 ho preso parte a 4 campionati europei all’anno: considerando i campionati senior maschili e femminili, junior e under 23, under 15 e under 17, di pesistica ne ho vista tanta. Peccato che solo adesso l’Italia inizi a vincere le medaglie. Una volta quando si arrivava tra il 12° e il 15° posto era un successo, mentre adesso quando si partecipa si vincono medaglie preziose, ai Campionati d’Europa e del Mondo. Credo che adesso la squadra Under 15 italiana sia la numero 1, l’under 17 quasi. La squadra Junior è ad altissimo livello così come l’under 23. Inoltre, gli atleti di punta nei Senior hanno delle grosse chances a livello mondiale. Tutto grazie alla gestione di Antonio Urso e alla direzione tecnica di Sebastiano Corbu. Quando lo incontro lo prendo in giro: “Ti ricordi quando andavi agli Europei da atleta e arrivavi 15esimo? Adesso da allenatore porti a casa le medaglie!” Ovviamente è cambiato tutto…

La svolta è arrivata dopo le scelte oculate della Presidenza di Antonio Urso, che da poco è stato riconfermato per il prossimo quadriennio

Di solito all’ultima elezione si cala nei consensi e invece lui è cresciuto! Antonio è uno di quelli che quando si mette in testa una cosa difficilmente la lascia. Quando lui ha preso in mano la Federazione, questa era niente e l’ha trasformata. Ha rifatto tutto, dallo staff tecnico agli uffici, e ha portato la FIPE a questo livello. Antonio se promette una cosa la fa. È sempre stato uno determinato. Antonio Urso ha fatto la sua prima gara a San Marino nel 1977, aveva 15 anni; vinse la medaglia d’oro nello strappo nelle gare esordienti stelle San Pellegrino sponsorizzate dalla Gazzetta dello Sport! E io c’ero! Dopo tanti anni, quando diventai Segretario della Federazione Europea, l’ho rincontrato all’Aeroporto di Roma mentre era in servizio. E da lì ho seguito tutto il suo percorso: nel 2001 si è candidato in FIPCF come consigliere, poi nel 2005 è diventato Presidente FIPE e nel 2008 Presidente Europeo. È stato un ragazzo intelligente perché ha studiato, e continua a farlo tuttora, e ha fatto un ottimo lavoro sia in FIPE che in EWF. Mi auguro che il prossimo Presidente segua le sue orme anche se non potrà mai fare quello che ha fatto lui. Tra l’altro se fosse diventato Presidente della Federazione Mondiale non avrebbe rubato niente a nessuno, anzi avrebbe salvato la disciplina! Antonio è più aggiornato e preparato di tutti i suoi colleghi messi insieme. Anche di coloro che hanno vinto la medaglia olimpica, perché sono atleti che hanno fatto solo i pesi e basta, cultura zero. Ora stiamo a vedere cosa succede…