Quando nasce la storia di ‘Nucleo della Gioventù’? 

Tutto inizia nel 1997 quando ho deciso di mettere fine alla mia attività da atleta. Erano i tempi in cui Ermanno Pignatti era Direttore Tecnico, e aveva il desiderio di aprire dei centri in Italia dove poter imparare la pesistica olimpica; fu lui a propormi di fare allenatore e dare il mio contributo alla disciplina in qualità di tecnico. Ma dovevamo trovare lo spazio adatto. Grazie all’amministrazione comunale di Caltanissetta lo trovammo a Pian del Lago, dove creammo il centro di alta specializzazione. C’era una bella collaborazione con diverse realtà territoriali e abbiamo iniziato a lavorare concentrandoci sui giovanissimi, cosa che facciamo tuttora.

Il nome della palestra è indissolubilmente legato alla città e al cognome ‘Scarantino’ 

Certamente ha fatto da elemento trainante in modo via via più forte. Il legame tra Mirco, pluricampione italiano, europeo, con un padre atleta, olimpionico è stato determinante per la crescita della palestra, una realtà molto nota a Caltanissetta. Non vorrei sembrare presuntuoso ma è effettivamente così, il cognome ‘Scarantino’ è una specie di garanzia d’eccellenza nella pesistica. Io ho preso parte a 3 Olimpiadi, in diverse vesti, mio figlio Mirco ne ha fatte 2, oltre ad aver vinto 11 titoli europei. Per me è motivo di grande orgoglio. Ora anche il mio secondogenito Claudio, che come Mirco ha iniziato ad allenarsi da piccolissimo, inizia a competere e a fare risultati. Speriamo possa continuare la generazione degli ‘Scarantino’. Spero solo di aver trasmesso loro una sana passione per lo sport, come figli ma soprattutto in qualità di atleti.

Oltre a loro ci sono tantissimi ragazzi che sto crescendo e che mi auguro di poter portare avanti, dandogli prospettive interessanti. Penso, fra tutti, a Luca Ficarra, che ha fatto medaglia agli Europei Youth di Milano.

Le emozioni erano più forti da Atleta o lo sono più da tecnico? O da tecnico-papà?  

E’ una domanda da un milione di dollari! Le emozioni sono molto diverse. Da atleta erano meravigliose. Quando fai l’allenatore però le emozioni sono ancora più grandi anche perché non le puoi scaricare, devi tenerti tutto, soffri dentro! Da tecnico e padre sono ancora più forti, non riesco nemmeno a trovare le parole per definirle. Vedi tuo figlio sopra la pedana e provi delle emozioni pazzesche! Non lo so spiegare nemmeno io, sono tante sensazioni tutte insieme: un po’ rivedo me stesso, poi l’emozione di vedere l’atleta/figlio, insomma tanta roba! Poi quando un figlio vince la gioia è indescrivibile. Il primissimo europeo vinto da Mirco è stato una botta! Poi la prima partecipazione olimpica… ogni giorno è un’emozione nuova!

L’emozione più grande, da tecnico e da padre, è stata quella del bronzo mondiale di Mirco. Il 2 novembre 2018 ha vinto il bronzo in Turkmenistan nella categoria 55 kg, e lì si è avverato un sogno. Era da così tanto tempo che aspettava quella medaglia! Mi dispiace che quella sia stata l’ultima gara disputata nella 55 kg, chissà come sarebbe andata se avesse potuto gareggiare un’altra Olimpiade in quella categoria. Certo, ora avrà più tempo per gestire questo nuovo peso visto che i Giochi Olimpici sono stati spostati. D’altra parte lo sport è così, le cose cambiano velocemente e bisogna adattarsi, ricominciare da capo. C’è ancora un anno di tempo e se tutto va per il verso giusto si può sperare in nuova partecipazione.

Quale pensa sarà il futuro della pesistica olimpica?

Intanto sono contento che finalmente sono state mandate via persone che da una vita occupavano certe poltrone e delle quali si sospettavano affari sporchi. C’erano già quando facevo l’atleta io! Spero che in futuro possano stare ai vertici dei dirigenti nuovi e puliti, persone che hanno passione vera per lo sport. Persone come Antonio Urso, per far sì che le cose possano cambiare nel mondo così come sono cambiate in Europa. Sono ottimista.

Se fossi Presidente della Federazione ed avessi a disposizione un solo provvedimento, a cosa daresti la priorità?     

Ai giovani, io darei sempre più spazio a loro, sono per investire e lavorare sul futuro. Solo lavorando alla base, con progetti a lungo termine sui giovanissimi, già dagli 8 anni di età, si possono costruire campioni. Poi ovviamente questi ragazzi vanno seguiti nei loro percorsi; è un circolo virtuoso perché se ci sono gli atleti ci sono anche i tecnici e viceversa. Gli atleti vanno seguiti, motivati, dobbiamo farli appassionare. La pesistica è uno sport impegnativo, se non ci metti il cuore i ragazzi si stancano. Prima ci vuole la passione, poi la tecnica e tutto il resto vengono da soli; la differenza la fa l’amore che metti giorno dopo giorno in palestra. Ai ragazzi bisogna far capire che lo sport è un gioco, ma è un gioco serio, costruttivo, di vita. A me lo sport ha dato tanto, la pesistica è stata una maestra di vita, mi ha fatto crescere in tutti i sensi. E ora tutto quello che ho appreso di questo sport, su sistemi, programmi, tecnica, lo sto tramandando ai ragazzi.

Come si riconosce un talento?

Il talento non si riconosce immediatamente. Quello che si vede subito è un ragazzo curioso, e devi sfruttare quel gancio per farlo tornare. Ci sono delle caratteristiche fisiche adatte, come l’elasticità, la forza esplosiva, la mobilità, ma il segreto è nella testa. La chiave è farli divertire. Poi il talento lo tiri fuori pian pianino, con il tempo, costruendo. La verità è che questo sport lo fai perché ti piace, perché fai le cose senza forzarti. Quando un ragazzino ha quella passione si vede perché lavora con entusiasmo, ride, si diverte. Senza passione la progettualità non arriva.

Il ruolo della pesistica olimpica per la palestra

Io ho sempre cercato di mettere in campo la mia professionalità come tecnico. Nella nostra palestra non vengono solo i pesisti ma anche chi ha scelto la pesistica come strumento di crescita, per formarsi e allenarsi per altre discipline: calcio, rugby, atletica leggera. La pesistica è uno strumento adatto a tutti gli sport, forma il fisico e lo rende adatto a tutte le discipline: io provo a far passare questo messaggio e vedo che la cosa ha successo. Io sono convinto che tra sportivi bisogna aiutarsi sempre, a prescindere dai discorsi economici.

Anche per questo la palestra è diventata un punto di riferimento della città, per lo sport in generale. Lo sport deve fare questo, deve essere unito pur nelle sue diverse discipline, altrimenti muore. Che sia individuale o di squadra, bisogna lavorare insieme.

Anche in questa situazione di chiusura, che abbiamo superato da poco, abbiamo cercato di essere vicini ai ragazzi, in qualunque modo potevamo: li abbiamo supportati incitandoli a non mollare mai, li abbiamo chiamati, videochiamati, a qualcuno siamo anche riusciti a dare materiale per potersi allenare a casa.

Come lo vede il futuro dello sport in generale e della FIPE?

Io mi auguro che ai tavoli dirigenziali si possano sedere persone che vedono la luce dello sport. In questo momento in Italia non vedo linee guida chiare, che possano aprire spiragli reali. Bisogna sedersi, riflettere e capire che lo sport è fonte di vita. Bisogna pensare ai giovani e al loro futuro, creare motivazioni, obiettivi, movimento.

Ho sempre avuto fiducia nella FIPE. Sono sempre stato al fianco di Urso e supporterò sempre le sue idee. Confido in lui, lo conosco bene e so che i progetti li porta sempre a termine. Sono sicuro che Antonio avrà altre e nuove motivazioni per ricominciare un nuovo percorso, sempre sperando che lo Sport Italiano lo metta nelle migliori condizioni per mettere in atto le sue idee, affinché possiamo andare avanti tutti insieme.