Quando nasce l’Athlas?

L’Athlas è stata fondata il 30 settembre 1987. Mi ricordo benissimo la data perché era l’ultimo giorno disponibile per potersi affiliare alla FIPE per quell’anno, altrimenti saremmo andati a finire al 1988. Per me era fondamentale affiliarsi alla Federazione, essendo stato un Atleta.

Come è cresciuta negli anni?

La palestra negli anni è cresciuta tantissimo. I primi tempi facevamo pochissima attività di pesistica vera e propria, forse solo con 1 o 2 atleti, poi man mano ne sono arrivati altri. Fino ad arrivare agli ultimi due anni, durante i quali abbiamo fatto attività con 20/25 atleti gareggianti. La verità è che all’inizio era il body building a mantenerci in vita, a darci la possibilità di pagare i locali della palestra, a dare modo ai pochi atleti di fare le gare. Fare il pesista è un sacrificio, allenarsi in determinati orari, quelli che dico io, e fare una palestra solo di pesisti non avrebbe pagato. Poi è ovvio che se noi esistiamo, esistiamo perché c’è la pesistica. Il body building è un accessorio, una branca della pesistica.

Adesso invece c’è il crossfit con cui ci si somiglia parecchio. Gli atleti sono dei grossi lavoratori, non guardano solo i muscoletti ma vogliono tempi e risultati. Poi dentro c’è tanta pesistica, lo strappo e lo slancio sono alla base del crossfit. Ovviamente il primo della lista è mio figlio Giulio, Campione del Mondo di Crossfit. Giulio è cresciuto in palestra, è stato sempre con me. Adesso è lui a guidare l’Athlas, mentre io guido la branca dei pesisti. I miei ragazzi sono fantastici; ne seguo 7 e 5 sono Campioni d’Italia.

Quando ha iniziato ad amare i pesi?

Da ragazzino facevo pugilato e ciclismo, ma ero troppo magro. Così un inverno un amico mi propose di fare pesi per mettere un po’ di massa. Così ci ritrovammo in un sotterrano, dove c’erano alcuni attrezzi che somigliavano ai pesi. Dico ‘somigliavano’ perché non erano come dei pesi veri e propri ma barattoli, ghisa fusa. Non erano i dischi che trovano oggi i ragazzi in palestra. Da lì mi appassionai ai pesi e lasciai tutto il resto. Quando iniziai io la pesistica era diversa; stavamo in quello scantinato dove ci si doveva organizzare in tutto. Poi è arrivata la prima gara nel 1965: io non conoscevo nemmeno i regolamenti, però ho vinto io. Andai nelle mani di Pignatti, che quando ci siamo conosciuti era un Tenente, e allora sono diventato un pesista vero, prima ero solo un sollevatore di pesi. Sono arrivati i Campionati Italiani, Europei, i Mondiali, fino alla medaglia di bronzo olimpica nel 1972. Avevo quell’orgoglio che servirebbe adesso ai ragazzi, quella voglia di vincere, di dimostrare che ero il migliore. La stessa passione, quella ‘fame’ che avevo messo prima nel ciclismo, nel pugilato. Quando si fa una cosa bisogna crederci.

A quei tempi il blocco dell’est era il più forte, tutti pensavano che i russi fossero imbattibili. Ma io ai miei amici dicevo: “Perché imbattibili? Hanno due gambe e due braccia come noi, quindi io un giorno arriverò a lottare per la medaglia con loro. Prima o poi ci arrivo. E così è stato. E’ la matematica che mi dà ragione, la pesistica è così secondo me.

A questo proposito, cosa ne pensa della situazione della pesistica internazionale?

Erano quasi 50 anni che Ajan era al potere. La pesistica era sua, faceva quello che voleva e come voleva. Dava il contentino un po’ a tutti. Io l’ho conosciuto come un uomo gioviale, alla mano e ancora stento a credere che abbia potuto fare quello che ha fatto. Ma purtroppo, temo che passerà tutto in cavalleria. Penso solo che sarebbe assolutamente ingiusto eliminare la pesistica dalle Olimpiadi. Per un semplice motivo: tutti gli altri sportivi fanno pesistica, tutte le discipline hanno bisogno della pesistica per poter fare preparazione. E allora? Tolgono tutti gli sport? La disciplina regina, la madre di tutti gli sport non può essere eliminata dai Giochi

Come ha superato la chiusura imposta dal Covid?

Durante il lockdown siamo stati fermi. I ragazzi agonisti hanno avuto ciascuno un bilanciere per potersi allenare a casa, non hanno perso nulla. Grazie agli smartphone, con programmi e tutto il resto ormai si possono seguire gli atleti anche a distanza sotto tutti gli aspetti. Anche io mi sono organizzato, mica si può rimanere indietro, devi per forza stare al passo con i tempi!

Spero solo che le cose si risolvano e che le Olimpiadi non saltino nel 2021, confido nell’arrivo del vaccino anti Covid.

Le emozioni erano più forti da atleta o da tecnico?

Da atleta era bellissimo, da tecnico è tutto molto più lavorato, organizzato. Da atleta devi pensare a te e basta, mentre da tecnico devi pensare a diversi ragazzi, ognuno con la propria testa, il proprio carattere, percorsi diversi, emozioni diverse. Non c’è dubbio che preferirei tornare atleta. Ora è passato tanto tempo non lo sono più, cerco di tenermi in forma ma sollevo pochissimo. Strappo e slancio li lascio ai ragazzi.

Tanti atleti sono passati per l’Athlas

Diciamo che l’Athlas negli anni si è fatta un bel curriculum. Ne ho formati tanti di atleti, diversi sono arrivati al titolo Nazionale. Nell’ambito della città di Teramo, l’Athlas è diventata un punto di riferimento per i ragazzi, per gli sportivi in generale. Abbiamo atleti di tutte le età, dai 6 ai 68 anni.

Che idea hai della Federazione intesa come macchina amministrativa: è più un centro di potere burocratico od un servizio utile di coordinamento organizzativo?    

La FIPE è una Federazione che funziona benissimo, ha fatto grandi cose con il Presidente Urso e tutto lo staff. La FIPE è stata al passo con i tempi, ha lavorato bene, ha creato atleti, facendo grandi risultati a livello internazionale. Negli ultimi anni siamo cresciuti tantissimo grazie a Urso che ha avuto idee, le ha messe in campo e le ha portare a termine. E’ davvero un ottimo Presidente. Posso dire solo ‘bravi’!

Se fossi Presidente della Federazione ed avessi a disposizione un solo provvedimento, a cosa daresti la priorità? 

No! Non potrei mai! Antonio Urso è una persona importante, un Presidente vero a tutti gli effetti, non potrei mai sostituirlo nemmeno per un giorno. Non mi sento in grado, sono un tecnico non un politico. Mi sono sempre sentito così. Diciamo che la Federazione sta bene così!