Silvano Ruggeri
Silvano Ruggeri

Quando ha conosciuto i pesi?

Io sono nato a Roma, a Campo dei Fiori, e lì c’era una certa mentalità. Quando avevo 12 anni mio cognato mi portò a fare la lotta, alla palestra “Audace” di via Frangipane, dietro al Colosseo. Poi quando avevo 15 anni cambiai casa, andai in periferia, e iniziai a frequentare un box, una specie di garage dismesso, dove avevano aperto una palestra di cultura fisica. Così conobbi la cultura fisica, e iniziai a fare alzate di potenza. A 17 anni poi conobbi quello che divenne il mio maestro Enzo Calvetti, che mi avviò alla pesistica. A 19 anni partii militare ma ripresi subito ad allenarmi un po’ alla Osimhen’s Ckub, un po’ con le Fiamme Oro e mi capitava di incontrare anche Ermanno Pignatti, che mi voleva con lui. Io però dovevo studiare. Presa poi la laurea in chimica industriale cominciai a guardarmi intorno alla fine tornai indietro, tornai alla mia vecchia palestra, che nel frattempo si era affiata alla FILPJ.

Fu Matteo Pellicone a intuire, giustamente, che noi della pesistica potevamo stare da soli senza obbligo di ingerenze di altre specialità. Così nacque la FIPCF.

E il rapporto con la Federazione quando è nato?

Ho ricoperto diversi incarichi in Federazione: prima Delegato provinciale, poi regionale. Pellicone mi propose anche di ricoprire l’incarico di delegato nazionale ma io ho preferito rimanere nel Lazio, dove c’era tanto da fare. Dopo 2 anni e 2 mesi dall’incarico di delegato regionale diedi le dimissioni, perché ero in aperto conflitto con la Federazione, l’allora FIPCF. Questo perché, conoscendo il mondo culturistico reputavo e reputo tutt’ora sia composto da una massa di gente che si allena senza nessun principio di logica né di agonismo. Dopo Andrea Umili c’è stata poi la grande svolta con Antonio Urso. Io ho seguito tutto il suo percorso, sin da quando si allenava con le Fiamme Oro. E’ davvero una persona in gamba.

Ricordo un viaggio fatto insieme a Ostia e durante il percorso gli dissi: “Antonio perché non ti candidi alla Presidenza Nazionale?”. Da lì la storia la conosciamo tutti. Al di là del fattore tecnico e sportivo, stare in Federazione mi ha dato l’opportunità di conoscere tantissima gente e a discernere tra chi vale e chi no. Devo dire che in tempi non sospetti ho creduto in persone come Antonio Urso, Massimo Grassi, ora alla guida del Comitato regionale e, come si dice a Roma, posso dire che “c’ho azzeccato”.

Antonio Urso è una persona pulita, sta facendo molto anche a livello internazionale. Bisogna dargli atto di aver sempre combattuto il doping, a tutti i livelli. Lui sa che è solo una scorciatoia, che alla fine porta alla dipendenza e basta.

Quando inizia la collaborazione con la Borgo Prati, a Roma?

Era il 1970 e io mi allenavo al Flaminio con Enzo Calvetti. Venne una delegazione della Borgo Prati chiedendomi se ero disponibile ad allenare; fino a quel momento c’era Angelano Meru, atleta nazionale negli anni Sessanta. Io accettati e non ho più smesso. Quest’anno festeggio le nozze d’oro con la Borgo Prati!

In realtà la Borgo Prati ha una storia molto più lunga, perché è nata nel lontano 1899, ma sono felice di farne parte.

Negli anni Lei ha contribuito a diffondere i valori della pesistica

Finalmente si è capito che la pesistica è uno sport per tutti. E’ una disciplina che riesce a dare quello che tutti cercano e pochi ottengono: l’esplosività del gesto atletico. La pesistica è proprio questo e infatti è alla base di tutti gli sport. Se desidero migliorare forza e velocità la pesistica è una strada obbligatoria senza la quale non si ottiene il massimo. Se invece voglio una forza estrema, come accade nel powerlifting, allora devo scegliere un’altra strada perché la panca non ha nulla a che fare con la gestualità e con l’esplosività della pesistica.

Bisogna anche dire grazie ad Antonio Urso che ha avuto il coraggio di diffondere questi concetti.

Lei negli anni ha potuto vedere tanti atleti

Negli anni ho visto e allenato tantissimi atleti e ho avuto tante soddisfazioni, soprattutto con le atlete. Penso per esempio a Chiara Agostinelli e Daniela Palma, ma ho dovuto anche fare tanti sacrifici. Non mi sono mai aspettato nulla, perché il mio desiderio era quello di far bene, di allenare i ragazzi. Ho trascorso tutta la vita in palestra e l’ho sempre fatto con grande passione. La Borgo Prati è una polisportiva e mentre gli altri tecnici avevano palestre e tatami, Io avevo una stanzetta di 40 mq, e ce l’ho ancora. In quella stanzetta c’è il mio cuore. Di lì sono passati tanti ragazzi, tanti atleti e io li ho seguiti uno per uno; bisogna avere un rapporto immediato con ciascuno, stargli dietro e avere sempre gli occhi aperti.

Poi le soddisfazioni sono arrivate: ho avuto la Stella di bronzo, d’argento e d’oro del CONI. Poi, nel 2002, Pellicone mi ha onorato del titolo di Maestro benemerito. Insomma, tante soddisfazioni, passioni, emozioni.

(interviene anche Lucia, moglie di Silvano)

Lucia:

La vita di Silvano è stata interamente dedicata alla pesistica, stava più in palestra che ha casa! Alla fine per sfinimento sono diventata arbitro, almeno potevo vederlo un po’ più spesso. Tanto, non c’era verso di farlo uscire per fare una passeggiata, mentre per andare a vedere una gara o per andare in palestra sì, quindi ho scelto di seguirlo. Ed ecco che sono diventata arbitro internazionale!

Silvano:

Mia moglie è ancora arrabbiata! Ma la passione è la passione. Però posso dire che di soddisfazioni ne ho avute tante: anche il fatto che al di là degli atleti, ho avuto il piacere di allenare tanta gente che poi negli anni ha ricoperto incarichi in Federazione. Certo con i miei 77 anni comincio ad essere stanco fisicamente e a non poter seguire più come un tempo, ma la Federazione è stata una famiglia