Zoratti al Concorso Ercole
Zoratti al Concorso Ercole
Marcello Zoratti al Concorso Ercole el 1958

Marcello ZORATTI

Quando nasce la passione per i pesi?

L’amore per i pesi nasce a metà anni ’50 circa, nel dopoguerra, un periodo davvero complicato per i giovani di allora. La nostra città, Udine, viene investita da una novità da parte della Federazione di allora che insieme all’ENAL, Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, indicono il ‘Concorso Ercole’ per la ricerca di nuovi atleti di pesistica. Vedendo sul giornale l’annuncio di questo concorso nuovo io e i miei amici ci siamo incuriositi e siamo andati. Da lì nasce un gruppetto di ragazzi, io, mio fratello maggiore Giovanni, Brianese e qualche altro appassionato di pesi, e insieme decidiamo di costituirci in un’associazione; inizialmente nel 1958 ci appoggiammo al Ricreatorio Festivo Udinese, dove c’erano anche altre discipline. Eravamo 7/8 appassionati, ma il nostro entusiasmo era contagioso e nonostante i mezzi economici fossero pochi i risultati arrivavano ugualmente. Ci siamo ingranditi e siamo stati costretti a staccarci dal ricreatorio, che ormai non riusciva più ad ospitarci. Così nel 1963 riuscimmo a costituirci in una società vera e propria, la Pesistica Udinese. La pesistica non era ancora uno sport diffuso e Valente, il Presidente della Federazione di allora, per incoraggiarci ci mise a disposizione la palestra dei Vigili del Fuoco che, al contrario nostro che ci allenavamo con materiale improvvisato, avevano strumenti seri e bilancieri regolamentari.

Anno dopo anno, sacrificio dopo sacrificio siamo cresciuti e siamo diventati una delle realtà sportive più importanti d’Italia: oltre 100 titoli italiani assoluti e partecipazioni dei nostri atleti a competizioni internazionali. Negli anni ’60 io cercavo di fare promozione in tutto il territorio friulano e la crescita è stata esponenziale, con sezioni che nascevano in tutta la provincia, da Gorizia a Pordenone, dove a tutt’oggi c’è uno dei centri federali più importanti d’Italia.

A dirla tutta siamo anche stati fortunati perché il segretario generale di quei tempi, Livio Tedeschi, era nativo di San Daniele del Friuli e quando ha saputo della nostra realtà in crescita si è interessato di farci avere un bilanciere con cui abbiamo iniziato a fare del nostro autonomamente, senza ricorrere alla palestra di Vigili del Fuoco.

Poi con gli anni sono arrivati i successi e anche i riconoscimenti

Sì, sono stato insignito della stella di bronzo (1974), d’argento (1983) e d’oro (2000) al merito del Coni, medaglia d’onore alla Filpj (1988) ma per me l’umiltà viene prima di tutto anche dei riconoscimenti. E’ sempre stata in cima alla lista dei mie valori. Io sono fiero ed orgoglioso di quello che ho fatto, chi mi conosce lo sa, ma non avrei mai ottenuto nulla senza umiltà e senza un’altra caratteristica chiave: la mia caparbietà, di cui vado fiero. La caparbietà serve in ogni contesto della vita, che vivo tuttora intensamente, ieri come oggi; serve a trasmettere i giusti valori ai ragazzi, agli allenatori, ai collaboratori, con costanza e serietà. Questo valore può costituire una forza vincente quando si vuole raggiungere un obiettivo. Inutile nascondere il degrado dei valori nella gioventù di oggi, non c’è più la formazione di base che si dava un tempo ai ragazzi, ma anche alle loro famiglie. E purtroppo ti ritrovi a dover intervenire su cose e valori che sono già compromessi.

Quindi oltre ad essere un tecnico e un maestro di pesistica, nella sua carriera si è ritrovato ad essere un insegnante nel senso ampio del termine.

Forse è un’espressione che non merito ma sicuramente ho cercato di essere un educatore di altri tempi. I modi di vivere le realtà sono cambiati ma mi sono reso conto che se la base non è pronta o preparata a recepire, tu predichi per niente. E anche saper soffrire è un valore, sapersi sacrificare per uno sport, per raggiungere un risultato e devo dire che la pesistica, più di altri, è uno sport di sacrificio. Pensare che oggi le masse giovanili possano venire in palestra per sottoporsi a sedute di allenamento lunghe e faticose è utopia. Oggi i ragazzi ti scivolano dalle mani in un attimo mentre crescono, senza che te ne possa accorgere. L’unico modo per farli crescere sani e cercare di fargli capire, cosa difficilissima, che la vita è fatta anche di sacrifico. Sarò anche un sognatore però questi valori i ragazzi li devono conoscere anche se non sempre riescono a condividerli.

Io non sono un filosofo ma sono convinto che la palestra aiuti a crescere nel modo migliore. Ricordo che negli anni ’80 mi sono trovato a gestire un fenomeno veramente impressionante, costantemente in crescita. C’era un clima di amicizia, sano, genuino, dove si perseguivano obiettivi comuni e si cresceva bene. E contemporaneamente la palestra riusciva anche a sottrarre i ragazzi da altre brutte distrazioni.

Cosa succederà alla Pesistica internazionale?

Bisogna vedere dopo il fenomeno pandemico cosa succederà e come si muoveranno le Federazioni, organizzativamente e politicamente parlando. Ora il futuro lo vedo ancora al buio.

Certo è che si è verificato quello che paventava Antonio già 10 anni fa, quando ha cominciato la sua battaglia e oggi è la pesistica è sotto l’occhio del ciclone. Speriamo bene, perché non ci meritiamo una penalizzazione o addirittura un’esclusione dai Giochi Olimpici per colpe che non sono le nostre. Forse era opportuno preoccuparsene prima e non adesso. Quel che è certo è che l’Italia ha trovato finalmente una dimensione sotto tutti gli aspetti e sarebbe davvero un gran peccato. Tutti hanno visto come lavoriamo e tutti hanno visto i nostri risultati a livello internazionale.

Ora la situazione è in continuo divenire in primis dal punto di vista internazionale

Per tanti anni ho rivestito ruoli ufficiali, vicepresidente della commissione tecnica europea, vicepresidente della federazione europea, membro della commissione tecnica mondiale. Ajan era in discussione da tanti anni e quando ho saputo quello che Antonio Urso, dopo tanti anni di lotta interna, è riuscito a fare con la sua determinazione, sono stato davvero molto orgoglioso. E’ un gran riconoscimento per lui e per tutta la Federazione essersi liberati da quella situazione cancerogena, e sono convinto che lui ne sia consapevole. Il merito della destituzione di Ajan e la fine degli scandali è di Antonio e ne deve andare fiero. Anche per questo ha un significato importante venire in Assemblea.

La FIPE per me è un po’ casa mia, l’ho vissuta intensamente negli anni. Ha rappresentato un modo di impegnarmi che appassionava e coinvolgeva. Ho sacrificato la famiglia, il lavoro per seguire questa passione; prendevo un aereo il venerdì pomeriggio e lo riprendevo il sabato sera solo per andare 24 ore a Roma magari e incontrare delle persone, vedere una gara. Ho fatto dei sacrifici ma sempre all’insegna della passione, con la convinzione di dare un mio contributo. Erano anni difficili ma ora è bello vedere la nostra Federazione solida, organizzata e assestata in tutti i settori. Sono orgoglioso di avere una Federazione che ha assunto una dimensione organizzativa invidiata da tutti, grazie a un Presidente che ci ha messo il cuore.