Come ha conosciuto e si è avvicinato ai pesi? 

È stato un percorso un po’ particolare; da bambino ho cominciato con la ginnastica artistica, poi durante l’adolescenza e il conseguente aumento di peso, non ero più molto dotato e in grado di fare risultati, per cui sono passato all’atletica leggera, con il lancio del peso e lancio del disco. D’inverno, per potenziarmi, utilizzavano i pesi; ad un certo punto ho smesso di passare da una disciplina all’altra e mi sono fermato ai pesi anche se, per la verità, non ho ottenuto dei grandi risultati (il migliore è stato un secondo posto ai campionati italiani juniores).

Il momento di svolta, che ha poi dato una direzione a tutta la mia vita, è stato il concorso alla Scuola centrale dello sport, dove ho conosciuto tutti i professori più in gamba dell’epoca; in particolar modo Ermanno Pignatti, secondo me il più grande allenatore della storia della pesistica italiana, con il quale si è instaurato un rapporto particolare, forse anche per via delle comuni origini modenesi. Si stabilì un rapporto molto stretto, tant’è che insieme abbiamo fatto molti viaggi in giro per l’Europa; lui veniva chiamato da varie federazioni per tenere dei corsi di aggiornamento e io gli facevo da interprete. Quello che poi ha caratterizzato il mio percorso è l’aver avuto contatti con colleghi di tutte le specialità, considerando che all’epoca l’applicazione dei pesi come preparazione ai diversi sport era agli esordi. La mia fortuna è stata fare il militare nei Carabinieri: al centro sportivo dell’Arma allenavo la preparazione fisica delle discipline da combattimento, cioè pugilato, karate e judo, quindi ho avuto modo di mettere in pratica da subito metodiche che oggi sono scontate mentre all’epoca erano avanguardia pura.

È stato quindi tra i primi a capire, e mettere in pratica, il fatto che i pesi sono l’attività propedeutica per tutto! 

Sono stato avvantaggiato dal fatto che, avendo fatto la Scuola dello Sport, avevo alle spalle anche una conoscenza scientifica della materia. Lo sottolineo perché purtroppo spesso l’applicazione dei pesi alle altre specialità è stata fatta da persone che venivano dal mondo del culturismo. Applicare il potenziamento muscolare alle specialità sportive è una cosa molto complessa perché bisogna adattare l’esercizio al movimento tecnico. In quegli anni cominciavano ad uscire degli studi: i primi furono i russi, i cui testi vennero tradotti dai tedeschi della Repubblica democratica.

A proposito di culturismo, lei ha avuto modo di incontrare i più grandi rappresentanti della disciplina 

È stato un caso assolutamente fortuito! Tra l’altro nella palestra che ho fondato, la Record Bologna, il culturismo non si è mai fatto! Quando nel ‘74 furono fatti in Italia i Campionati Europei di Sollevamento Pesi, sotto la Presidenza di Carlo Zanelli, fui chiamato per fare lo speaker. Lì conobbi un ragazzo, Bruno Piccoli, che purtroppo ci ha lasciato un paio di anni fa, che aveva la passione per il body building e si era costruito una sua piccola palestra, che era sostanzialmente un garage, appena aldilà dell’Adige. Quando andai a visitarla rimasi stupefatto perché si era costruito delle attrezzature da solo, pur facendo tutt’altro mestiere! Era tra l’altro un momento particolare: io, che avevo già il desiderio di aprire una palestra a Bologna, pensavo di fare delle attrezzature ma non avevo nessuna cognizione tecnica. Iniziai a mandargli degli schizzi, dei disegni e fu così che costruimmo insieme tutta l’attrezzatura della Record. Lui divenne esperto al punto tale che lasciò il suo lavoro di tipografo e aprì con suo cognato un’azienda di costruzione di attrezzature sportive, la LASAM (lavorazione artigianale macchine per la muscolazione); nell’arco di 2-3 anni fece veramente fortuna, facilitato anche dal fatto che erano gli anni in cui iniziavano a nascere le palestre, e dall’America arrivano le prime riviste di culturismo, con Arnold Schwarzenegger, Franco Columbu ecc. Fu lui, un paio di anni dopo, ad organizzare a Verona la manifestazione ‘Mister Universo’ chiedendomi di presentare l’evento. Lì conobbi tutti questi atleti che frequentavano la famosa palestra, o meglio il famoso garage, da lui costruito, e con cui anche io mi sono allenato: Lou Ferrigno (meglio noto come ‘L’incredibile Hulk’), Franco Columbu, Serge Nubret, Ken Waller, Paul Grant, i più grandi culturisti dell’epoca. Un mondo che ho sfiorato perché limitato a quel periodo, ma sono contento di aver conosciuto il meglio del meglio.

In quegli anni lei aprì la sua palestra a Bologna… 

Esatto, una palestra che all’epoca era la più grande di Bologna con i suoi 1800 m e lo è stata fino a quando non sono arrivate in Italia le multinazionali. Una palestra che mi ha dato tante soddisfazioni a livello personale perché lì si sono allenati grandi campioni italiani del passato: Sara Simeoni, che tra l’altro ha insegnato da noi perché studiava all’ISEF di Bologna. Anche Pietro Mennea si è allenato da noi, perché all’epoca era fidanzato con una bellissima ragazza di Bologna, figlia di una dirigente della Federazione atletica, e quando veniva a trovarla si allenava alla Record; tra l’altro è stato qui in un periodo fondamentale, per un mese intero prima delle Olimpiadi di Mosca ‘80, che poi vinse, portato dal prof. Carlo Vittori, che era stato un mio professore alla Scuola dello Sport, insieme a tutta la Nazionale della staffetta di velocità. Si allenava da noi perché, oltre la sala pensi, che era probabilmente la più attrezzata d’Italia, avevamo anche un impianto di atletica al coperto a tre corsie, di una novantina di metri. Circa un paio di mesi prima delle Olimpiadi, Mennea ebbe una crisi sportiva e Vittori lo portò da noi per cercare di fargli recuperare un clima sereno, che poi per fortuna si verificò. Nella gara dei 100 m non andò bene ma per fortuna si riprese e riuscì a vincere nei 200 m, rimontando negli ultimi metri sull’inglese Alan Wells, come disse Paolo Rosi durante quella famosa telecronaca che è passata alla storia. Tra l’altro io sono riuscito a parlare con Pietro pochi minuti dopo la sua vittoria; questo perché la mia famiglia frequentava quella della fidanzata di Pietro e quel giorno eravamo insieme a uno stabilimento al mare di Cesenatico e abbiamo vissuto insieme le emozioni della vittoria. Pietro, dopo un paio d’ore, chiamò lo stabilimento per parlare con la sua fidanzata e in quell’occasione riuscii anch’io a complimentarmi personalmente con lui. Un ricordo che non posso dimenticare!

E ora si è aperto un nuovo capitolo 

Ho deciso di chiudere la palestra di Bologna 8 anni fa e poi per soddisfazione personale ne ho aperta un’altra in un paesino dell’Appennino, Castel d’Aiano, dove naturalmente viviamo una vita molto più tranquilla.

In principio fu quindi la Record 

Per alcuni anni, io, come tanti miei colleghi maestri di sport, ho lavorato per il Coni. Poi ho deciso di licenziarmi e aprire una mia attività; era una cosa a cui pensavo da tempo ed era arrivato il momento giusto per farlo. I due maggiori costruttori di attrezzature sportive, la Technogym e la Panatta, non esistevano ancora e in un certo senso i primi attrezzi in Italia li ho “progettati” io. Piccoli è stato il primo a realizzarli ma subito dopo sono venuti Panatta, che come Piccoli faceva un altro mestiere (era un insegnante di musica), e la Technogym di Nerio Alessandri, che ha cominciato nei primi anni Ottanta, costruendo le prime macchine nel suo garage. L’idea, dunque, di aprire la Record è stata pioniera rispetto alla partenza del mondo delle palestre. Poi sotto la spinta dei primi grandi culturisti, il loro numero è nettamente cresciuto. Da una parte c’erano i normali frequentatori della palestra, che sono arrivati ad essere quasi 3000 all’anno, dall’altra, parallelamente, avevo adibito una parte della palestra solo alla pesistica, con 3 pedane dedicate, dove allenavo la mia squadretta. Tant’è vero che sono riuscito a portare in Nazionale tre atleti, tre ragazzi del territorio: Carmine Corrente, Stefano Bolognini e Maurizio Bombaci, ultimo in ordine di tempo ma il più forte in assoluto con i suoi 135 di strappo e 175 di slancio, che ha dominato per anni la scena della 69 kg partecipando a diversi campionati europei, mondiali e che ora lavora in palestra. A dimostrazione della mia passione per i pesi, anche nella piccola palestra che abbiamo messo su a Castel d’Aiano abbiamo una sezione di sollevamento pesi, con 2/3 atleti che partecipano alle gare regionali e ci danno anche delle soddisfazioni. Qui a Castel d’Aiano abbiamo cercato di costruire una piccola bomboniera, una piccola palestra di 300 m ma molto molto curata, grazie anche a mia moglie Monica che la cura come una casa.

In questi anni che rapporto ha avuto con la Federazione? 

La pesistica femminile, che naturalmente adesso conoscono tutti, tant’è che sembra sia sempre esistita, in realtà è arrivata alle Olimpiadi solo nel 2000 a Sydney, quindi solo vent’anni fa. In questo posso riconoscermi una sorta di genitura perché sono stato tra i primi a far praticare il sollevamento pensi alle ragazze prima ancora che andasse fossero accolte alle olimpiadi, che esistesse un campionato italiano, che venisse riconosciuto dalla Federazione. Tant’è che, era la fine degli anni Novanta, si venne a sapere che da me c’erano ragazze che praticavano pesistica e, visto che si parlava di un possibile riconoscimento del CIO, la Federazione mi invitò a un convegno a Sorrento, destinato ai tecnici, per presentarle. Erano tre ragazze molto belle che ebbero un successo tale che Maurizio Costanzo ci invitò al suo celebre spettacolo, dove facemmo un’esibizione. Il mio rapporto con la Federazione quindi per un periodo è stato anche abbastanza stretto, anche dovuto al mio rapporto di amicizia con Matteo Pellicone, con cui tra l’altro portai le ragazze a una trasmissione di Corrado.

Per due quadrienni sono stato anche Presidente del comitato regionale dell’Emilia-Romagna quindi ho avuto modo di vivere la Federazione anche ‘da dentro’. Recentemente ricordavo, con il diretto interessato, in che occasione ho conosciuto il Presidente Antonio Urso. Fu in occasione di una gara a Montecarlo dove partecipammo io con la mia squadra e lui con le Fiamme Oro; ricordo che una sera, quanto scendemmo in albergo per cena, c’era un ragazzo che suonava il pianoforte in un angolo della sala ed era, appunto, Urso. La gara tra l’altro, svolgendosi a Montecarlo, vide la presenza dell’allora principe Ranieri, il marito di Grace Kelly, e del figlio Alberto, l’attuale principe; mentre però Alberto era interessatissimo alla gara dato che praticava i pesi come potenziamento per il bob, sport che lui praticava ad alti livelli, il papà lo era molto meno perché 5 minuti dopo l’inizio della gara si addormentò e si fece tutta la gara perfettamente e soavemente addormentato. Lo svegliarono solo per la premiazione!

Speriamo che, con Antonio Urso, ancora in carica per un altro quadriennio, la pesistica possa restare uno sport olimpico.

Questo è un grande problema! Se solo penso che Ajan era già segretario generale dell’IWF, di cui poi divenne Presidente, quando io presentai i Campionati europei a Verona …quanto si rimane all’apice per così tanto tempo, è facile, se uno non ha incorporata l’onestà, come ce l’ha invece Antonio, derapare. E quello che sta emergendo adesso è più di un dérapage. Quello che mi dispiace molto è che sembra che stiano sopravvivendo i metodi di Ajan nelle persone che sono rimaste e che invece dovevano essere fatte fuori seduta stante assieme ad Ajan; perché chi ha vissuto e approfittato per anni di un certo modo di gestire la Federazione, credo che abbia interiorizzato un modo che non è più compatibile con la sopravvivenza di questo sport. Io non so se Antonio vorrà riproporsi come candidato ma credo che sarebbe la persona che potrebbe portare la IWF fuori dalle secche dove si è cacciata in questo momento.

Se dovesse dare un consiglio ad Antonio Urso cosa gli consiglierebbe? 

Qualora dovesse decidere di presentarsi alla presidenza IWF, gli consiglierei di fare esattamente quello che ha fatto in FIPE: lotta senza confine e senza remore al doping e far fuori chiunque fosse sospettato di farne uso. È arrivato il momento del ‘o con me o contro di me’. I pesi sono entrati nelle Olimpiadi nel 1896 e salvo alcune edizioni durante il periodo bellico, ci sono sempre stati; non riesco a immaginare cosa vorrebbe dire essere buttati fuori dalle Olimpiadi, sarebbe come mettere alla porta una delle sue madri. Sarebbe ulteriormente un peccato visto che negli ultimi anni stiamo facendo dei grandi progressi. Io sono un po’ fuori dalle routine federali, anche se continuo regolarmente ad allenarmi 2-3 volte a settimana, però seguo i risultati dei nostri Azzurri, sicuramente merito dell’attuale dirigenza.

Quindi lei continua ad allenarsi!

Certo non faccio più le cose di un tempo ma continuo ad allenarmi e uso i pesi con criterio. Noi durante il lock down, e quindi anche adesso visto che le palestre sono di nuovo chiuse, abbiamo riempito casa di attrezzi!