In occasione del 30° anniversario della Direzione Investigativa Antimafia, il Presidente Antonio Urso è stato tra i relatori del Convegno “Cultura e Sport per il contrasto alle mafie”, organizzato nel “Salone dei Cinquecento” di Palazzo Vecchio, di Firenze.

Con lui, tra gli altri, anche il Direttore della DIA, Maurizio Vallone e il Presidente del CONI Giovanni Malagò.

L’intervento del Presidente Urso si è focalizzato sul concetto di sport come cultura e arma vincente nel contrasto alla criminalità, che deve iniziare sin dai primi istanti di vita e deve essere supportato concretamente dallo Stato. Cultura dello sport, dunque, come concetto già all’interno della Costituzione, ma che deve essere presente nelle famiglie e nelle scuole.

“Noi tutti sappiamo che lo sport è educativo, un concetto che collettivamente riconosciamo come giusto, ma perché? Anche la musica è educativa, l’arte e la letteratura. Ma perché tutti riconosciamo allo sport questa peculiarità? Lo sport ha la caratteristica di avvalersi di una condizione umana, quella del movimento. La vita è compatibile con il movimento, mentre è incompatibile senza; questa capacità è definita dalle neuroscienze come ‘intelligenza di tutte le intelligenze’, che è l’intelligenza del movimento umano. Questa nasce dal fatto che si dovrebbe iniziare a educare i nostri figli al movimento da 0 anni, con un percorso che l’OMS stesso ha stabilito, riconosciuto dall’Accademia Internazionale dei pediatri. In questo protocollo viene dettagliato quello che Freud aveva intuito a inizio Novecento: lui aveva capito che nei primi 6 anni di vita si sviluppano quelle che si chiamano ‘mappe cognitive’, che ci portiamo poi per tutta la vita e cioè la nostra capacità di visione, di analisi e di interpretazione. Quindi, una fase importantissima dell’attività motoria in termini di strutturazione della nostra personalità e di interazione, nasce proprio nei primi 6 anni di vita. Il sistema nervoso, una volta costruita questa rete, toglie tutte quelle connessioni neuronali che non servono; c’è un sistema di potatura che lascia intatti solo quei neuroni che si sono specializzati, in particolare sull’attività motoria.

Altro elemento fondamentale è che lo sport ha il concetto del limite; gli sportivi sanno bene che una volta raggiunto l’obiettivo ce n’è un altro da programmare, il che suggerisce che i limiti non finiscono mai. Il concetto del limite è determinante nel contrasto alle mafie, soprattutto nella società odierna: se non c’è limite, esiste solo la possibilità di un godimento immediato. Non ho limite, non ho desiderio di superare il limite, mi accontento e godo di quello che ho, quindi godimento immediato; il che è tale e quale alla mentalità del tossico. Il godimento è sempre rivolto alle cose, mentre il desiderio è rivolto ad altri e realizzabile solo attraverso gli altri; per esempio, l’allenatore, la squadra.

Questi sono i motivi per i quali lo sport è educativo. Questo ci serve per crescere ragazzi e ragazze migliori”.