Per la prima volta il valore dello sport è stato messo sotto la lente d’ingrandimento. A farlo è stato il The European House-Ambrosetti, che presso la Sala Autorità dello Stadio Olimpico ha presentato il Forum “Osservatorio Valore Sport”, con oltre 40 relatori di diversi ambiti. All’evento erano presenti i più grandi rappresentanti di organi sportivi del nostro paese: il Presidente CONI Giovanni Malagò, il Presidente del Cip Pancalli, il Presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli. Importante anche l’intervento di Mariya Gabriel, Commissaria europea per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, che ha manifestato un grande interesse e apprezzamento verso l’importante iniziativa. L’Osservatorio ha voluto porre l’attenzione suoi tre grandi valori che risiedono nello sport: economico, sociosanitario e accessibilità. Attivando diverse tavole rotonde con numerosi ospiti, sono state declinate le tre macroaree grazie ad approfondite analisi, fonti di una successiva proposta di policies ad hoc.

Le parole di Malagò e Pancalli hanno aperto il dibatto. Facendo riferimento all’ultimo studio presentato (vedi l’articolo) sul livello dello sport olimpico su scala internazionale, ha sottolineato la discordanza tra l’esemplare numero di medaglie dell’alto livello e il tasso di sedentarietà del nostro paese. Secondo il censimento dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l’Italia è il 4° Paese per inattività tra gli adulti e 1° tra i giovani. Le cause individuate sono 3: fattori culturali legati all’educazione, investimenti pubblici (la spesa pubblica dedicata allo sport pro-capite è di 73,6 euro, 38% in meno della media UE), e l’obsolescenza degli impianti.

La forza economica e occupazionale (420.000 occupati) generati dalla filiera estesa dello sport però è fin troppo positiva: 24.5 miliardi è il valore aggiunto del settore sportivo in Italia, il 9% in più rispetto a quello delle automotive e altri mezzi di trasporto e 61% in più del settore tessile e abbigliamento.

Per non parlare della spesa sanitaria nazionale: la sedentarietà costa 3.8 miliardi di euro allo Stato. Praticare attività sportiva migliora la qualità di vita, e l’investimento sullo sport ne aumenterebbe l’aspettativa di quasi 4 mesi.

La difficoltà più grande è dovuta dalla poca accessibilità allo sport.  Ad oggi le famiglie meno abbienti sono le stesse che praticano meno attività sportiva, o nessuna. L’80% degli impianti sportivi italiani ha più di quarant’anni, 6 scuole su 10 non hanno la palestra. Questi dati sono barriere all’entrata per gli stakeholders, rendendo lo sport un servizio poco fruibile e poco sostenibile.

Dall’analisi risulta quindi la necessità, se non il dovere, di progettare una visione di lungo periodo. Il Presidente del CIP Pancalli sostiene che ad oggi la mancanza di un’ottica a lungo raggio sia dovuta alla deresponsabilizzazione politica e alla poca accessibilità per colpa anche della scuola. Il valore sportivo non è solo economico, ma anche sociale e culturale. Per questi motivi dovrebbe esistere un welfare attivo, per garantire una qualità della vita migliore: l’aspettativa delle persone disabili rispetto che praticano sport è dell’80 per cento superiore a chi non lo pratica.

L’analisi delle problematiche ha permesso all’Osservatorio di elaborare sei macro-proposte di policy: Visione di lungo periodo “2050-Italia in Movimento”, incremento degli investimenti destinati agli impianti sportivi, la dotazione di sistemi di rilevazione e monitoraggio, l’uso della leva fiscale e semplificazione degli iter burocratici per aumentare offerta e domanda, promozione di uno stile di vita attivo nelle scuole e nei luoghi di lavoro, strategia di formazione, sensibilizzazione e comunicazione sui benefici dello sport.

Le parole del Presidente della FIPE Antonio Urso: “Sono numeri che purtroppo rispecchiano l’identità della nostra Nazione – dice il Presidente FIPE, Antonio Urso – che continua ad essere stagnante su molti concetti. Purtroppo, di sport continua a parlarne chi non è competente, perché fare politica non significa sapersi occupare di sport. Basti pensare che questa parola è entrata nella Costituzione Italiana solo l’anno scorso. Il dato interessante è che la forza economica e occupazionale ha un trend positivo, quindi pensiamo a cosa potremmo muovere se si facesse sul serio sport. Il grave problema è che non si è ancora capito che stare fermi non è gratis, ma costa molto più che muoversi; l’inattività costa, soprattutto in termini di salute. Ma purtroppo siamo fermi a livello educativo, perché l’educazione fisica a scuola è materia di serie Z, nemmeno di serie B. Non si comprende che l’intelligenza di tutte le intelligenze è motoria e non, per esempio, matematica perché se non so fare trigonometria, rimango compatibile con la vita, mentre se non mi so muovere lo sono molto meno. Per suonare, per esempio, devo saper muovere le dita, e lo devo anche saper fare bene, perché richiede un impegno neuromotorio altamente specialistico. La scuola dovrebbe insegnare questo. Invece continua a perdere tempo in altro. In dodici anni sono cambiare tredici Ministri dell’Istruzione, la cui problematica principale è stata apportare ciascuno la propria modifica all’esame di maturità, esame per altro secondo me di poco valore, mentre invece quello che bisognerebbe fare è lavorare alla base”.