Il nostro percorso alla scoperta dei campioni italiani continua con Sergio Massidda che a dicembre è stato incoronato campione italiano assoluto della 67 kg.

“Cominciamo a segnare il territorio in vista del post Parigi! Bisogna sempre guardare avanti. A livello italiano ho chiuso il 2023 nella 67 anche se ero reduce dai Campionati Mondiali in cui avevo gareggiato nella 61 e in cui ho conquistato la medaglia d’argento; è stata “la gara del tutto per tutto”. Sono arrivato con la consapevolezza di dover fare del mio meglio, anche perché era l’ultimo Mondiale obbligatorio di qualificazione olimpica; prima della gara mi ero prefissato di dover arrivare alle Olimpiadi tra i primi 3 posti nel ranking, quindi l’obiettivo è stato centrato essendo arrivato secondo. Quel piazzamento mi ha fatto rendere conto che io rendo più ai Mondiali rispetto agli Europei; ad esempio in Bulgaria, agli ultimi Europei, ero più preoccupato che non a Riyadh. Sarà per il fatto che di Mondiali, tra Youth, Junior e Senior ne ho fatti veramente tanti e mi sento più tranquillo, o anche perché arrivo sempre in condizioni fisiche migliori; ho sicuramente più medaglie Mondiali che europee.

Se Sergio riesce ad esprimersi al meglio in un contesto internazionale ad agosto ne vedremo delle belle!

Ci arriverò a 22 anni, da vicecampione del mondo quindi con buone possibilità di fare risultato. Sarà un terno a lotto. Comunque, ancora non riesco a focalizzarmi sui Giochi perché io sono uno che pensa gara per gara e prima di Parigi c’è la Coppa del Mondo di Phuket ad aprile; nonostante non sia un appuntamento fondamentale per me voglio affrontarla al meglio, anche perché voglio farmi vedere e trovare pronto. Dopo Phuket comincerò a pensare concretamente alle Olimpiadi, anche perché non so davvero che competizione aspettarmi. Nonostante io sia del parere che il Mondiale sia molto più difficile di un’Olimpiade, perché ci sono proprio tutti gli atleti più forti, senza alcuna selezione, le emozioni sono diverse, è una gara che molti atleti non riescono neanche a raggiungere.

L’arrivo di Sergio a Roma è datato gennaio 2017, quando lui aveva appena compiuto 15 anni

Sono cresciuto al Centro di Preparazione Olimpica di Roma e credo che mi abbia fatto molto bene; non solo per essere stato sempre nello sport ma proprio per il fatto di essermela dovuta cavare da solo, a distanza dalla famiglia, che comunque mi ha sempre sostenuto. Al mio fianco c’è stato sempre Sebastiano, un grosso pilastro per me, come allenatore e come uomo; in palestra è sempre stato un tecnico duro, come è giusto che sia perché i vizi non fanno crescere gli atleti, ma soprattutto Sebastiano c’è sempre stato umanamente, è il numero uno.

Meglio un rimpianto o un rimorso?

Nessuno dei due! Ma se devo scegliere meglio un rimorso, perché è meglio rischiarsela fino in fondo! Quello che mi fa rodere di più sono le occasioni perse: un esempio su tutti l’Europeo junior 2018!

Un pregio di Sergio Massidda è che in pedana gioca e si diverte!

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita. Credo che questa frase sia giustissima e che valga anche per lo sport. Se non vai per divertirti non ha senso nemmeno salire in pedana. Certo poi occorre saper gestire le emozioni ed è una cosa che, in parte occorre avere in maniera innata e in parte si impara con gli anni: non tutti riescono a gestire l’ansia della gara a proprio vantaggio. Io ci provo sempre, anche perché sono convinto che peggiori solo le cose e impedisca di dare il proprio massimo.

Dopo tante pedane e tanti successi internazionali, com’è salire su un palcoscenico italiano?

E’ sempre un’esperienza, e farla a casa propria ha un altro sapore. Non ci sono pressioni di dover dimostrare nulla quindi salgo sulle pedane italiane con molta serenità e gioia. La gente ti acclama, sei un esempio per le nuove leve ed è molto divertente, anche perché prendo la gara con molta leggerezza. Se ripenso ai miei primi tempi a Roma, in cui ero il più piccolo di tutti… mi rivedo nei giovani pesisti che vengono al CPO, gli do sostegno anche perché è possibile che l’ispirazione sia stato un mio video, una mia medaglia. Cerco sempre di dare sostegno, speranza, tanto più che i ragazzi che ci sono adesso sono più piccoli di me quando sono arrivato a Roma, hanno 13 anni. Per fortuna ora si comprende sempre di più la bellezza e le potenzialità della pesistica olimpica, si stanno rompendo tanti tabù, quindi i ragazzi cominciano a praticarla molto prima.