Il nostro viaggio alla scoperta dei Campioni Italiani assoluti oggi fa tappa a Pordenone, dove incontriamo Mirko Zanni, che a dicembre ha conquistato il titolo nella categoria fino a 73 kg. Un titolo che arriva dopo tante medaglie e tante soddisfazioni internazionali

L’appuntamento del campionato italiano assoluto è sempre bello; le gare internazionali, le Olimpiadi, hanno una potenza mediatica e una soddisfazione più grande ma gareggiare in Italia ha sempre il suo fascino perché ritrovo compagni e amici, c’è un sacco di gente che conosco. L’abbraccio del popolo italiano ha sempre il suo perché. E poi vuoi mettere a fare la sfida interna con Sergio Massidda?! Ormai è da un anno che ci sfidiamo in modo un po’ particolare ma ci divertiamo; cercare di trovare delle motivazioni in più va sempre bene.

Le motivazioni, le spinte di Mirko sono molto cambiate negli ultimi anni, soprattutto dopo il bronzo conquistato a Tokyo.

Il cambiamento fa parte del percorso sportivo, un viaggio di crescita lungo, a volte lento, però arrivi ad un certo punto della tua carriera in cui le cose cambiano. Alcune in positivo altre semplicemente si modificano. In ogni caso dopo Tokyo il ‘fattore sentimentale’ è rimasto, ma ho preso coscienza delle mie capacità e in gara sono molto più lucido. L’altra faccia della medaglia è che dopo aver fatto un risultato così importante la ‘fame’ estrema che c’era all’inizio si è ridimensionata; la volontà, la voglia di fare meglio c’è e molta però quella ‘fame’ disperata che hai all’inizio della carriera si è modificata. Prima quando la lucidità veniva meno, prevaleva la voglia di fare, ora i fattori si sono invertiti ma il risultato dovrebbe essere lo stesso. Ora mi diverto di più: sono passato dal dovere estremo al piacere. Si dice sempre che bisogna salire in pedana e divertirsi, una frase che tutti gli allenatori dicono e che tutti gli atleti fanno fatica a comprendere. Non è facile ma arrivi ad un certo punto e a un certo livello della tua carriera che capisci che lo fai per te, quindi vai e ti diverti.

Anche il cambio di categoria ha cambiato le carte in tavola.

La 67 kg era la mia categoria, dopo tanti anni di allenamenti e di gare cambiare la categoria non è facilissimo. Anche perché aumento di categoria non significa automaticamente aumento esponenziale di pesi sollevati, questo può avvenire nei pesisti giovani non in quelli maturi.

Ora, a pochi giorni dalla Coppa del Mondo di Phuket e a pochi mesi dalle Olimpiadi di Parigi qual è il sentimento che prevale?

Penso a Parigi come ad un altro punto di arrivo, ho voglia di migliorare quello che ho già fatto a Tokyo. Razionalmente mi rendo conto che sarà una sfida molto più complessa però ce la stiamo mettendo tutta. L’unica cosa che deve rimanere alta è la motivazione.

Si avvicina la seconda Olimpiade e inevitabilmente si pensa a cosa sarebbe potuto andare diversamente. Ci sono rimpianti o rimorsi in questo percorso?

No, perché io ho sempre fatto quello che volevo fare. Non considero un rimorso l’aver sbagliato una gara, perché comunque tutte le gare che ho fatto mi hanno insegnato qualcosa. Tanto più che mi rendo conto, essendoci passato, che poi arrivi alle Olimpiadi e capisci che tutte le altre gare sono servite a farti arrivare lì. Sbagliare è importante.

In questi anni di carriera sei spesso stato in viaggio. Ti manca casa?

L’unica cosa che adesso cambierei è proprio quella di poter stare a casa, pur con la consapevolezza che stare a Roma, in Nazionale, è l’unico modo per arrivare a certi risultati. Però casa è casa. Casa sono mamma, papà, la mia famiglia. E poi c’è nonna Emidia.

La nonna che è nel cuore di tutti gli italiani dopo la grande esultanza per il bronzo di Tokyo, alla quale Mirko vuole regalare un’altra grande soddisfazione

Mi piacerebbe tantissimo. È vero che non va fatto per gli altri, però uno dei motivi per cui un atleta gareggia è per vedere felici i propri cari, è una grande spinta, almeno per me. A Tokyo la vittoria più grande è stata arrivare a casa e vedere la gioia di tutte le persone che hai intorno, soprattutto la famiglia; è un’emozione che non è paragonabile con nient’altro, impagabile.

Tanti i ‘grazie’ nel cassetto di Mirko in questi anni…

Innanzitutto, l’Esercito che dal 2015 mi permette di allenarmi in tranquillità; il Gruppo Sportivo ha avuto un ruolo cruciale nel mio percorso perché mi ha permesso di allenarmi con la giusta serenità e poter aspirare a raggiungere i miei sogni. Poi il maestro Dino Marcuz e Gigi Grando della Pesistica Pordenone; i miei genitori, mia nonna, ognuno ha avuto un ruolo chiave in tutto quello che ho fatto. Senza tutte queste persone accanto non avrei mai conquistato quello che ho.