Scarantino AIC 240Pubblicata sul bimestrale “Il Calciatore”, rivista dell’Associazione Italiana Calciatori, un’intervista di Pino Lazzaro al nostro Mirco Scarantino.

Da piccolo, come quasi tutti credo, ho iniziato col calcio, ogni giorno, dalla mattina alla sera. Andavo poi alla scuola calcio lì a Caltanissetta, la mia città e sono andato avanti sino ai 12 anni, ero anche abbastanza bravo, mancino di piede ma me la cavavo anche col destro, buona visione di gioco, centrocampista, lì davanti la difesa. Sono pure andato a fare dei provini con la Lazio e la Roma e la società era il Real Nissa, credo ci sia ancora. Per andare agli allenamenti erano 5′ di macchina ed erano i miei a portarmi, chi mi portava e chi mi veniva a prendere”.

L’incontro col sollevamento pesi è avvenuto per forza visto che mio padre ne ha fatte tre di Olimpiadi in questa disciplina: a Seul ’88, Barcellona ’92 e Atlanta ’96; ai suoi tempi era al top come atleta. Comunque sia lui mi ha lasciato decidere anche se ha fatto in modo di “attirarmi” in palestra proprio con la scusa del calcio, che un po’ di forza in più non mi avrebbe fatto male, avrei potuto essere più esplosivo. Avevo 14 anni quando mi disse che c’era una “garetta” a livello nazionale, se mi sarebbe piaciuto parteciparvi. Ci andai, era a Napoli, il campionato italiano esordienti: vinsi così al primo colpo, battendo pure un record italiano che durava da vent’anni. Lì mi sono gasato e mi ci sono dedicato di più, ero andato avanti per un po’ a fare entrambi, calcio e sollevamento: poi ho deciso per i pesi. Sì, contava il fatto che vincevo ma mi interessava pure che dipendeva solo da me, uno sport individuale in cui sei tu che dai il 100% e quel che ottieni è merito tuo, nel calcio ti puoi anche coprire mentre col bilanciere sei solo tu”.

Caltanissetta ha una tradizione con la pesistica, ce ne sono stati ben sei d atleti che sono andati alle Olimpiadi, eppure mi ricordo che eravamo in pochissimi, non era come col calcio. All’inizio il mio era un lavoro soprattutto propriocettivo, curando le articolazioni e per fortuna il mio è un fisico sciolto, direi predisposto. Sono bassino e avendo gli arti corti è più facile far leva e tirar su pesi. Dopo quella gara di Napoli, subito sono stato contattato dalla Federazione, che mi ha proposto un primo ritiro, ricordo che era a Lignano Sabbiadoro. Mi sentivo come tre metri sopra il cielo, avevo 15 anni, subito ho accettato: mia madre a storcere il naso, mica troppo convinta, diverso per mio padre, lui sapeva quel che sarei andato a fare. Da lì è cominciata insomma la salita, le cose andavano sempre meglio. Al primo Europeo mi sono classi-ficato sesto e l’anno dopo l’obiettivo – assieme a mio padre – è stato quello di pro-vare a vincere nella categoria 50 kg il che ha voluto pur dire star dietro per un anno a una dieta. Obiettivo raggiunto: primo titolo di campione europeo nel 2011. Poi l’argento ai Mondiali, sino a conquistarmi il posto per le Olimpiadi di Londra 2012, il più giovane della spedizione azzurra. Esperienza che mi è servita, se riuscirò a qualificarmi per Rio 2016, di certo ci andrò con un’altra di testa”.

Da noi non è come il calcio, non è che ci sia una gara ogni settimana. No, per prepararsi ad una competizione servono minimo due-tre mesi di preparazione e quanto più si è lontani dalla gara, tanto più l’allenamento è duro, se ne fa proprio parecchio di volume, tanto che arrivo a farne 13 di allenamenti la settimana, alcuni giorni anche tre in un giorno. Molto lavoro dunque ed è la settimana prima che c’è più scarico, con meno ripetute ma più intensità. Sì, sono uno cosiddetto “serio”, anche il mio allenatore mi dice spesso che qualcosina la dovrei mollare. Invece, pure nei giorni di riposo o quando sono magari in vacanza con la mia ragazza, sempre cerco una palestra per continuare a fare qualcosa, è uno sport il nostro che basta ti fermi un poco e la senti subito la differenza”.

Il primo obiettivo che adesso ho davanti è quello di qualificarmi per le Olimpiadi. Della mia categoria ne vengono ammessi 15 e nella graduatoria per adesso sono tra i primi dieci e dunque sarei dentro. Però non si sa mai e sono il prossimo Mondiale a Houston e l’Europeo in Norvegia, le gare in cui dovrò cercare di almeno mantenere le posizioni o magari guadagnare qualche posto. Nel solleva-mento pesi c’ero solo io a Londra, a livello maschile siamo ancora un po’ indietro, la Federazione sta lavorando più in prospettiva di Tokio 2020. Tra le donne invece siamo più competitivi e qui posso ricordare la mia paesana, Genny Pagliaro, sì, pure lei di Caltanissetta, che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino2008″.

Sì, sono così andato via da casa che avevo 15 anni: due anni in Friuli e dal 2012 sono a Roma, all’Acqua Acetosa. Beh, proprio facile andar via non è stato, come detto specie mia madre non era contenta, ma dato che mio padre è coordinatore del-la squadra femminile, ecco che ci si vede abbastanza spesso. È vero, mi manca la compagnia, gli amici che ho in Sicilia ma le scelte bisogna farle, ho in testa di crearmi un futuro e sono fiero di quel che sto facendo. Per prima cosa c’è la passione che mi spinge ed era un sogno che avevo fin da bambino quello di allenarmi, di fare l’atleta, anche se il tutto ora come ora richiede molto impegno, sia fisico che mentale. Comunque il far parte della Polizia di Stato è un qualcosa che mi dà tranquillità, che mi permette di avere una marcia in più”.

In allenamento è diverso, lì puoi sbagliare, non ci sono problemi. In gara no, ne hai tre di prove e prima le sentivo proprio tanto le gare, ora va meglio, anche grazie al lavoro che porto avanti col mental coach. Le gare comunque le sento sempre tanto, specie quando lo speaker chiama il mio nome per salire in pedana, l’adrenalina è bella forte: allora mi schiaffeggio, ci metto tanta cattiveria e grinta, grido pure molto. Tra lo slancio e lo strappo, preferisco più lo strappo, forse perché è un esercizio più difficile e io sono uno a cui piacciono le cose difficili. I miei record sono 120 kg con lo strappo e 150 kg con lo slancio e per quella che è la mia categoria, i 56 kg, è un livello abbastanza alto”.

Il sogno che ho nel cassetto è quello di riuscire a battere mio padre. Lui di Olimpiadi ne ha fatte tre e la sua miglior prestazione è il sesto posto di Seul, nella mia stessa categoria, andando proprio vicino alla medaglia quella volta. A me così basterebbe farne anche “solo” due di Olimpiadi ma arrivare a medaglia … però intanto come record già l’ho battuto”.

Quello del peso è in effetti un problema e così, quando si avvicina una gara, devo mettermi a dieta, pranzando con carboidrati che mi aiuta-no per gli allenamenti e proteine la sera. Poi, negli ultimi due giorni, se serve ricorro pure a una sauna, è diventata un’abitudine ormai. Rispetto ai ragazzi della mia età, un po’ privilegiato in effetti mi sento, anche perché mi rendo conto d’essere un po’ un punto di riferimento. Lì a Caltanissetta siamo sui 60.000 abitanti: mi conoscono un po’ tutti”.

Non sei il primo che mi fa questa domanda, sullo spazio che vie-ne dedicato al calcio e quello che viene dato a noi o ad altri sport minori. Che vuoi, un po’ mi rompe. Chiaro che non c’è paragone tra il calcio e il sollevamento pesi, però non sarebbe male che si potesse parlare un po’ di più anche di altre discipline, magari di quelli che sono davvero riusciti ad arrivare a un livello molto alto. Con me per esempio si allena Carlo Molfetta, lui a Londra le ha proprio vinte le Olimpiadi, eppure … Sì, un po’ di rabbia c’è, poco da fare”.

Faccio il tifo per l’Inter e non ti dico ogni volta le discussioni, specie col mio fisioterapista, lui è di Roma, sfegatato romanista. Ogni tanto ci vado all’Olimpico a vedere le partite ma devo dire che lo seguo meno il calcio di prima, un po’ mi è calata la voglia con tutto quello che succede. Ora seguo soprattutto la Nazionale e ci gioco qualche volta, ogni tanto abbiamo un po’ di tempo libero, ma ci devo stare sempre attento perché per me può essere pericoloso: farsi una distorsione o un qualcosa a un polso può voler dire tanto”.

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