1900Tramontata una nuova candidatura di Roma, l’VIII Olimpiade (nel trentesimo anniversario della rinascita dei Giochi) si disputò a Parigi: era la seconda volta dopo la disastrosa edizione del 1900 … di Livio Toschi

di LIVIO TOSCHI

Tramontata una nuova candidatura di Roma, l’VIII Olimpiade (nel trentesimo anniversario della rinascita dei Giochi) si disputò a Parigi: era la seconda volta dopo la disastrosa edizione del 1900. La candidatura della capitale francese fu sostenuta apertamente proprio dal barone de Coubertin, ormai prossimo a lasciare la presidenza del Comitato Olimpico Internazionale e desideroso di cancellare quello sciagurato precedente.

In un primo tempo il consiglio comunale di Parigi optò per l’utilizzo dello stadio Pershing al Bois de Vincennes (che aveva ospitato i Giochi Interalleati del 1919), mettendo a disposizione del Comitato Olimpico Francese appena un milione di franchi. Poi un’apposita commissione  preferì un impianto tutto nuovo, da realizzare possibilmente al Parco dei Principi, e fu bandito un concorso a inviti, vinto dall’Arch. Louis Faure-Dujarric, capitano della squadra di rugby del Racing. Nonostante ciò, appena un mese più tardi il consiglio comunale confermò la sua decisione, favorevole allo stadio Pershing. Il Comitato Olimpico, insoddisfatto, decise allora di accettare la proposta del Racing Club de France, che gli concedeva i suoi terreni a Colombes – nella periferia a nord-ovest della città – per realizzare la Cité Olympique. Grazie alla convenzione sottoscritta, sull’area del vecchio ippodromo (nel 1907 trasformato in Stade du Matin) fu inaugurato uno stadio da 60.000 posti, di cui 20.000 a sedere, con le tribune (quella d’Onore e quella di Maratona, ciascuna lunga 144 metri e larga quasi 27) parzialmente coperte da due tettoie di lamiere ondulate. Nel 1928 lo stadio fu intitolato al rugbysta e aviatore Yves du Manoir, deceduto il 2 gennaio di quell’anno in un incidente aereo. Intorno all’impianto principale vennero costruiti uno stadio nautico per 10.000 spettatori, uno stadio del tennis per altri 10.000 spettatori con 6 campi secondari, un impianto per la scherma e diversi campi di allenamento.

Atletica leggera, calcio, rugby, ginnastica e dressage si disputarono nello stadio di Colombes, nelle cui vicinanze sorse il primo embrione di villaggio olimpico (ma in realtà si trattava di baracche affittate a caro prezzo). Il tennis, poi estromesso a lungo dalle Olimpiadi, fu ospitato nell’apposito impianto a Colombes; nuoto, tuffi e pallanuoto nella nuova piscina scoperta des Tourelles (per la prima volta in una vasca di 50 metri e con l’uso delle corsie); il canottaggio nel bacino di Argenteuil; l’equitazione nell’ippodromo di Auteuil; il ciclismo su pista nel velodromo municipale di Vincennes; scherma, pugilato, lotta e pesistica nel Vélodrome d’Hiver in via Nélaton, non lontano dalla Tour Eiffel. Il Vélodrome d’Hiver, aperto il 13 febbraio 1910, aveva una pista in legno d’abete di 250 metri, con curve inclinate di 40 gradi, soprannominate le “falesie”. Ebbe funzioni polisportive (dal 1931 ospitò il pattinaggio e l’hockey su ghiaccio) e fu anche luogo di riunioni e spettacoli. Venne demolito nel 1959.
A proposito del villaggio olimpico, che aveva accesso sia dagli impianti sportivi che dal boulevard de Valmy, ricordo che durante la sessione del CIO a Roma nel 1923 il Comitato Esecutivo deliberò: «Il Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici è tenuto a fornire agli atleti alloggi e nutrimento a un prezzo forfetario che verrà fissato preliminarmente per persona e per giorno. Le spese devono essere sostenute dalle nazioni partecipanti, che saranno anche responsabili dei danni causati dagli atleti» (Rapport Officiel 1924). Ogni abitazione di quel primo villaggio era dotata di camere con tre letti. I servizi consistevano in: ristorante, ufficio postale, libreria, edicola, custodia di oggetti di valore, docce, barbiere, lavanderia. La spesa ammontava a 30 franchi giornalieri a testa, più altri 25 per la pensione.

A Parigi, dal 4 maggio al 27 luglio, gareggiarono 3.070 atleti (125 donne) in rappresentanza di 44 nazioni, tuttavia neppure allora venne invitata la Germania. L’atleta eponimo fu il fondista finlandese Paavo Nurmi, “l’uomo-cronometro”, vincitore di 5 medaglie d’oro, ma un ruolo importante ebbe il nuotatore statunitense John Weissmuller, che impersonò Tarzan in una dozzina di film dal 1932 al 1948, vincitore di 3 medaglie d’oro.
La cerimonia d’apertura si svolse il 5 luglio alla presenza del presidente francese Gaston Doumergue, di re Alfonso del Belgio, del principe di Galles e di ras Tafari, futuro imperatore d’Etiopia.

Nonostante una palese ostilità (dovuta soprattutto a ragioni politiche) e svariati arbitraggi scandalosi, l’Italia vinse 8 medaglie d’oro, 3 d’argento e 5 di bronzo. L’alfiere degli Azzurri fu il marciatore Ugo Frigerio, due volte medaglia d’oro ad Anversa e ancora primo a Parigi nei 10 chilometri.
La FAI schierò ben 32 atleti, partecipando per la prima volta alle gare di lotta libera. Come ad Anversa, anche a Parigi i nostri lottatori (12 in GR e 5 in SL) non ottennero successi: il migliore fu Giuseppe Gorletti, 4° nella lotta greco-romana. Nei pesi, invece, fu un trionfo: 3 medaglie d’oro con Pierino Gabetti nei piuma (-60 kg), Carlo Galimberti nei medi (-75 kg) e Giuseppe Tonani nei massimi (+82,5 kg), che sollevò 517,5 kg stabilendo anche il primato mondiale nelle cinque alzate: strappo con un braccio, slancio con l’altro, distensione, strappo e slancio con due braccia. Il grande Galimberti s’impose grazie alla sua classe cristallina, staccando di ben 37,5 kg il secondo classificato, l’estone Alfred Neuland, e migliorò i primati mondiali di distensione (97,5 kg) e di slancio a due braccia (127,5 kg), il primo a pari merito con l’egiziano Ahmed Samy, il secondo con l’estone Jaan Kikkas.

Tra i 15 pesisti azzurri citiamo anche Mario Giambelli, 6° nei medio-massimi, e Filippo Bottino (medaglia d’oro nel 1920), 6° nei massimi. Nei leggeri gareggiò Gastone Pierini, che nel 1932 raggiunse le 4 partecipazioni alle Olimpiadi, come Galimberti.
Il titolo dei leggeri (-67,5 kg) se lo aggiudicò il francese Edmond Decottignes e quello dei medio-massimi (-82,5 kg) andò a un altro francese: il ventunenne Charles Rigoulot, che nel corso della sua fantastica carriera demolì decine di primati mondiali. Nell’ottobre 1925 Rigoulot sfidò il connazionale Ernest Cadine, campione olimpico nella stessa categoria ai Giochi di Anversa, a sollevare quanti più chili era possibile in dieci esercizi: vinse Rigoulot con un leggero scarto. La sfida fu ripetuta nel gennaio 1926 e si affermò ancora Rigoulot.
Dopo i Giochi del 1924 la FAI poteva vantare 5 medaglie d’oro (4 nella pesistica e una nella lotta GR) delle 26 vinte complessivamente dall’Italia. Questa speciale classifica per discipline vedeva 7 successi a testa per la ginnastica e la scherma, 3 per l’atletica leggera, 2 per il ciclismo, una per il canottaggio e l’equitazione.

I pesisti Pierino Gabetti, Carlo Galimberti e Giuseppe Tonani, medaglie d’oro all’Olimpiade del 1924, con l’allenatore Enrico Taliani, che fu tra i fondatori dell’APEF di Milano