obidi Livio Toschi

Luigi Monticelli Obizzi nasce a Crema l’8 luglio 1863. Giovanissimo, il marchese pratica con successo nuoto, ginnastica, scherma e canottaggio. Comincia a esercitarsi con i pesi a 20 anni, mentre compie gli studi navali a Genova (diverrà capitano di lungo corso), e nel 1885, trasferitosi a Milano, entra alla S.G. Forza e Coraggio. Durante i suoi frequenti viaggi all’estero apprende anche la boxe francese (savate) e la boxe americana (metodo Levigne).

Nel 1890 fonda il Club Atletico Milanese, con sede in via della Maddalena, che ben presto diviene la più rinomata società pesistica italiana. Scriverà il marchese 25 anni più tardi: «In quell’ambiente di amici era esiliata la musoneria o l’esagerata emulazione che in gran parte inquina oggi le associazioni atletiche o sportive d’ogni genere; si facevano gli esercizi di alzata quasi in famiglia, mettendo ciascuno a profitto comune le proprie cognizioni e lavorando soprattutto per il progresso del nostro club».
Nell’aprile 1896, «cedendo alle insistenze degli amici», partecipa e si classifica 2° al concorso internazionale di Amsterdam dietro il tedesco Johannes Schneider, che pesa 42 kg più di lui.

«Le prime competizioni in Italia si devono al suo mecenatismo e al suo esempio», ricorda La Gazzetta dello Sport. Per iniziativa dell’infaticabile marchese il 2 maggio 1897 nella palestra del CAM si disputa il primo campionato nazionale, in unica categoria, vinto dal pavese Enrico Scuri. Sempre grazie a lui il 4 aprile 1899 il Teatro Dal Verme di Milano ospita la prima gara internazionale di sollevamento pesi nel nostro paese (terzo campionato mondiale, secondo l’IWF), patrocinata dalla Gazzetta: si afferma il russo Sergei Elisseev davanti al tedesco Johannes Rödl e al nostro Scuri.
Nel 1901 Monticelli presiede la giuria del primo campionato di Francia, disputato al Cirque Molier di Parigi il 28 aprile. Arbitro degli incontri è il celebre Edmond Desbonnet, fondatore dell’Haltérophile Club de Paris (poi Haltérophile Club de France), pomposamente definito «véritable Sorbonne du muscle».

Sull’esempio delle iniziative francesi, ma soprattutto di quelle austriache e tedesche, che hanno portato alla nascita delle prime federazioni atletiche nazionali, nel 1902 il marchese ritiene che per la pesistica e la lotta greco-romana sia giunto il momento di staccarsi dalla FGI (Ginnastica) e di costituire un organismo autonomo. Con l’aiuto di Aristide Muggiani e Cesare Viganò il 18 gennaio fonda dunque a Milano la Federazione Atletica Italiana, di cui lo stesso Monticelli è presidente effettivo sino al marzo 1911 e presidente onorario dal dicembre 1911. La FAI, divenuta poi FIAP, FILPJ e FILPJK, quindi divisa in FIJLKAM e FIPCF, ha passato il secolo di vita, plasmando campioni e dirigenti di prima grandezza. Certo il marchese non avrebbe osato sperare tanto, quel giorno di un freddo gennaio milanese dell’anno 1902. Grande entusiasmo, qualche amico volenteroso e ben dotato fisicamente, una stanzetta semibuia, uno statuto da approvare: nasceva così la Federazione. Monticelli, ovviamente eletto presidente, sorrideva soddisfatto sotto i nobili baffoni.

Questi i risultati più significativi ottenuti in campo nazionale nella sua brillante carriera di atleta. Nel 1897 è 3° nel primo campionato italiano di pesistica, dietro Scuri e Aldo Brocca, del CAM. Nel 1900 vince il campionato milanese e si classifica 3° nel campionato italiano, dietro il romano Stanislao Ruggeri e Scuri. Nel 1901 e 1902 è 2° nel campionato italiano, dietro Scuri e davanti all’amico Muggiani. Nel 1903 vince ancora il campionato milanese. Nel maggio 1905, presso la S.G. Forza e Coraggio, si disputa il campionato italiano di lotta e sollevamento pesi a squadre, organizzato dalla FAI. Monticelli fa parte della squadra del CAM, che si classifica seconda dietro l’Audace di Torino.

A Duisburg, nel giugno 1905, è tra i fondatori della Amateur Athleten Weltunion ed entra nel Comitato direttivo, composto da 7 membri (ma senza un presidente). Alla Federazione aderiscono inizialmente Italia, Germania, Danimarca e Olanda; nel 1906 la Svizzera; nel 1907 l’Austria e la Svezia. L’AAW, però, ha una vita breve e travagliata, anche per la rigidità di Monticelli nell’applicazione dei regolamenti.
Dal 27 al 29 ottobre 1906, al Teatro della Commenda, il marchese organizza il campionato internazionale di Milano, che La Gazzetta dello Sport definisce “europeo”. Nella lotta vittorie di Enrico Porro, del tedesco Thomas Bihler e del danese Carl Jensen; nella pesistica vittorie di Enrico Romano, del tedesco Julius Korner e del suo connazionale Heinrich Schneiderheit. Per garantire la massima regolarità alla manifestazione Monticelli ne presiede la giuria.

Scioltasi l’Amateur Athleten Weltunion nel 1907 e cambiata la dirigenza della FAI nel 1911, il marchese concentra le attenzioni sul Club Atletico Milanese, sua creatura prediletta.

Eccellente divulgatore, Monticelli scrive molti articoli su quotidiani e riviste, anche tedesche. Tra gli articoli di carattere tecnico ricordo quello contro l’esclusione della distensione all’Olimpiade di Anversa (La Gazzetta dello Sport, 9 marzo 1920), e l’altro sugli esercizi da introdurre definitivamente nelle gare di pesistica, definendo inoltre le caratteristiche degli attrezzi (Lo Sport Illustrato, 4 settembre 1921).
Arbitro e giudice nelle principali manifestazioni pesistiche europee, vicepresidente onorario dell’Haltérophile Club de France, presidente onorario della Federazione Pugilistica Italiana, dal maggio 1925 è delegato della FAI nella Fédération Internationale Haltérophile, di cui diviene vicepresidente nel 1928. Un riconoscimento più che meritato per quel gentiluomo che passa con disinvoltura dal maneggio di pesanti bilancieri alla stesura di complessi regolamenti.

L’Annuario Sportivo 1905 lo definisce «protettore munifico di tutte le manifestazioni atletiche» e prosegue: «Ha avuto sin da bambino una grande predisposizione per ogni sport; è per questo che osserviamo in lui quella bella armoniosità nelle linee del corpo, che lo rendono esteticamente uno dei migliori nostri atleti. Non ha nessun regime speciale d’alimentazione e segue un metodo di vita molto regolato. Particolarità notevole nel suo allenamento è quella di non aver mai adoperato pesi piccoli; si allena con pesi inferiori ai suoi massimi di 10 kg (alzate con un braccio) o 20 kg (alzate con due braccia)».

Alto un metro e 72 cm, pesa 75 kg. Le sue misure sono: torace normale 106 cm, torace dopo un’inspirazione 113 cm, collo 43 cm, giro di spalla 53 cm, bicipite 40 cm, avambraccio 33 cm, coscia 56 cm, polpaccio 39 cm.

Migliori prestazioni con due braccia: distensione 110 kg, slancio 130 kg. Migliori prestazioni con un braccio: distensione 60 kg, strappo 75 kg, slancio 80 kg. Nelle alzate di resistenza con il braccio destro strappa 6 volte 60 kg e 3 volte 65 kg, con due braccia slancia 7 volte 100 kg.
Pietro Locatelli, segretario e poi presidente della Federazione, nel suo libro Atletica (del 1932) sottolinea che il marchese da 42 anni ininterrottamente presiede il Club Atletico Milanese e che «la sua grande competenza tecnica è tuttora altamente apprezzata in campo mondiale». «A 69 anni – continua Locatelli – alza ancora di forza 70 chili con due braccia e ne strappa 40 con un braccio». Inoltre «salta in altezza un metro a piedi giunti».

Deceduto a Milano il 23 aprile 1946, pochi giorni dopo la conclusione del primo congresso postbellico della Federazione Italiana Atletica Pesante, viene commemorato dal presidente Giorgio Giubilo in apertura del secondo congresso, nel febbraio 1947.

La FIAP gli dedica il Trofeo di Propaganda di sollevamento pesi per l’anno 1957. Luigi Monticelli Obizzi è stato atleta, dirigente, giurato, pubblicista: un grande personaggio nel mondo dell’atletica pesante internazionale, un presidente di cui la Federazione può veramente andare fiera.