PP SpyRepCultura ed etica, le due linee guida di Antonio Urso, presidente della Federazione italiana pesistica (Fipe) dal 2005. Urso è anche n.1 della Federazione europea, e la sua elezione alla guida di quella mondiale era sfumata solo perché qualcuno, all’ultimo momento, aveva tradito (capita, anche nello sport).


Urso si batte contro il doping, una piaga che a livello internazionale purtroppo è difficile da debellare: pochi controlli a sorpresa, e quelli a cavallo delle gare servono a poco. Ma il presidente della Fipe, fra quelli che avevano sempre appoggiato Malagò, vuole dare anche un nuovo indirizzo allo sport in Italia. E’ dura, questione appunto di cultura (sportiva) che non esiste. Nei suoi discorsi Matteo Renzi ha dimenticato la parola sport (come quella “sicurezza”, per la verità): non stupiamoci poi se la Francia ci batte a suon di medaglie olimpiche, non solo ai Giochi estivi (vedi Londra 2012) ma anche a quelli invernali (Sochi 2014). Lì lo sport è una cosa seria, finanziato e organizzato dallo Stato, radicato nella scuola. Da noi si va avanti a tentativi, a entusiasmi. E Urso, di sicuro, non è un tipo che si arrende facilmente (lo stesso vale per Malagò). Compito della pesistica, non solo quello di creare atleti, da mandare magari all’Olimpiade. Ma anche quello di fare crescere personal trainer il più possibile preparati. Basta pensare che ci sono 6 milioni di italiani che fanno fitness: ma non sempre nel modo migliore, affidati (a volte) a istruttori poco preparati e aggiornati. Urso e la sua Federazione formano tecnici qualificati, ed è nato adesso il progetto “palestra sicura”. Non solo: La Federpesi collabora con altre discipline sportive, i tuffi, l’atletica, anche il calcio e gli sport di combattimento. Dove ci vuole la forza (e ad ottobre si terrà la seconda convention nazionale proprio su questo argomento). Collabora da anni con il Cip (comitato paralimpico) di Luca Pancalli, mandando atleti anche ai Paralimpici. E la scuola? “Dipende tutto dai dirigenti scolastici illuminati…”, spiega Urso. E’ incredibile ma vero: non c’è un progetto organico in Italia, portato avanti dal Ministero dell’Istruzione. Si procede (solo) in base alla buona volontà. “Abbiamo un esempio positivo a Copertino, vicino a Lecce: la società sportiva, che domina da anni le scene italiane, attinge i suoi atleti dalla scuola media. Noi diamo un contributo, certo: attrezzature e istruttori. C’è una importante realtà anche a Bari…”, il pensiero del presidente. Ma sono episodi sporadici, purtroppo, anche se sicuramente positivi e di esempio. Lo sport nella scuola (di base, per non parlare poi delle Università) da noi è ancora alla preistoria. Non c’è un piano. Non c’è un progetto. Tutto è affidato alla buona volontà di dirigenti sportivi come Urso e di dirigenti scolastici “illuminati”. Poi, perché stupirci se ci sono discipline come l’atletica, per fare un esempio, che sono in crisi da anni?  Il sogno di ogni atleta ovviamente resta quello dei Giochi. L’ultima medaglia olimpica nel sollevamento pesi risale ormai al lontano 1984, a Los Angeles: Norberto Oberburger, oro nella categoria 110 chili. In tutto 14 medaglie olimpiche. Ma fanno parte della storia passata. Ora si spera per Rio 2014 in Mirko Scarantino (unico azzurro ai Giochi di Londra), in Genny Pagliaro e nella squadra femminile: qualcosa si muove.


 

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