I primi segnali dello stato di salute sportivo dei ragazzi azzurri li abbiamo avuti ai Campionati del Mondo di Bogotà. Ora è in corso il primo collegiale per preparare la nuova stagione e le prossime tappe di qualifica. Da dove siamo partiti e quale è lo stato attuale del Team Italia?

Premetto che ai Campionati del Mondo di Bogotà solo Mirko Zanni aveva già fatto un percorso di qualifica olimpica. Molti atleti sono “nuovi” in questo progetto. Abbiamo una rosa composta da moltissimi giovani e la preparazione non riguarda solamente il miglioramento della condizione fisica, ma c’è anche un aspetto mentale su cui bisogna lavorare. È necessario costruire una coscienza di livello riguardo al percorso che stanno facendo i ragazzi, che punta alle Olimpiadi di Parigi, e la competizione è alta. È vero che al Mondiale non abbiamo preso medaglie, però abbiamo visto segnali tutt’altro che negativi. Anzi, tutti gli atleti in lizza per strappare il pass olimpico hanno ottenuto una prestazione di altissimo livello, dimostrando di avere tutte le carte in regola per giocarsi al meglio la qualifica, che è più vicina di quanto pensassimo.

Come pensi di organizzare il programma di qualifica olimpica?

Penso sia fondamentale rendere i test competizione il più realistici possibili. Questi sono un ottimo strumento per ricreare le condizioni di una gara importante, con tutte le sensazioni che portano con loro. Tensione, pressione, paura sono emozioni che affiorano durante le competizioni e che potrebbero, se non incanalate nel modo giusto, compromettere il risultato di una prestazione. Bisogna ricreare in loro la sensazione per cui “se sbaglio perdo”, perché un minimo errore potrebbe compromettere tutto. Pubblico e premi potrebbero sicuramente contribuire a ricreare l’ambiente. In questo modo i ragazzi possono crescere, lavorando su queste sensazioni.

Quale è la strategia dell’Italia, quale pensi possa essere quella delle “Big” avversarie, e quale è il punto di forza rispetto alle altre Nazioni?

Non è possibile ipotizzare e generalizzare una strategia delle altre Nazioni, perché dobbiamo pensare per categoria. Ogni nostro atleta ha degli avversari e delle Nazioni differenti con cui deve fare i conti. Nelle competizioni internazionali, soprattutto nelle gare per strappare il pass olimpico, vince chi ha i nervi più saldi perché a volte la differenza tra i primi 10 del ranking di una categoria, riguarda pochissimi chili. Il nostro obiettivo è quello di qualificarci con gli Europei e i Mondiali 2023, lasciandoci gli Europei e la Coppa del Mondo 2024 come “esami di riparazione” se “non dovesse andare” per alcuni atleti. Possiamo però dire che negli ultimi anni siamo riusciti a costruire una nostra identità ben precisa, sviluppata attorno alla performance fisica e mentale di ogni singolo atleta.

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la pesistica olimpica italiana? Possiamo parlare di made in Italy?

Il lavoro che facciamo è personalizzato su ogni atleta coinvolto nei nostri progetti, tutto è “cucito” su misura a partire dai primi anni della formazione. Il nostro punto di forza è la cura dei particolari di ogni singolo movimento tecnico, al fine di raggiungere il massimo della potenzialità espressa dall’atleta. È importante quindi distribuire la forza in modo equilibrato. Per fare tutto questo ci vogliono tre pilastri: Dedizione sia da parte di noi tecnici che dagli atleti, Tempo e Pazienza.