Con l’inizio del 2024 diamo nuova vita ad un appuntamento che tanto ci aveva appassionato durante il 2020, l’anno che cambiò la vita del mondo intero: “Voci della FIPE” che, in un momento in cui tutti eravamo costretti a casa, ci aveva dato modo di conoscere il nostro il territorio e quelle figure che hanno fatto la storia o che ancora partecipano attivamente alla narrazione della nostra Federazione.

Riprendiamo oggi il secondo ciclo di interviste, andando a cercarne altre tra i più autorevoli, rappresentativi e storici personaggi della FIPE, che potranno raccontarci la loro esperienza in Federazione e gli aneddoti conservati nel cassetto dei ricordi.

Il nuovo viaggio inizia con Giuseppe Minissale, Vicepresidente vicario Fipe, che negli anni ha vissuto la Federazione ‘da dentro’ e per il quale i Pesi rappresentano l’amore della maturità.

“Adesso sono Capo del Dipartimento Agonistico del Centro Sportivo dell’Esercito ma quando sono entrato in FIPE ricoprivo il ruolo di comandante della compagnia Atleti. Pochissimi anni prima avevano fatto il militare sotto il mio comando personaggi del calibro di Francesco Totti e Rino Gattuso; inizialmente non avevo nessuna intenzione di entrare in una Federazione, poi la conoscenza di Antonio Urso ha cambiato la mia visione delle Federazioni in generale e della Pesistica in particolare. Quando è arrivata la proposta di Antonio ho capito che la FIPE poteva essere una Federazione importante per l’Esercito, con cui poter costruire un rapporto paritetico. Un incontro illuminante dopo il quale ho capito che la Fipe era il posto giusto dove poter lavorare e soprattutto crescere dal punto di vista culturale e motivazionale. Il primo quadriennio è stato interlocutorio perché, come dice sempre Antonio, i primi quattro anni bisogna cercare di capire; durante i primi consigli federali infatti parlavo raramente, mentre adesso devono fermarmi! Quei primi anni però sono stati fondamentali perché mi hanno fatto innamorare della Federazione, delle persone che la compongono, degli Atleti e poi è stato un seguito di amore da ogni punto di vista, anche della gestione federale, dei rapporti che ci sono con l’Esercito, che io e Antonio abbiamo sempre curato con attenzione. Adesso se c’è una Federazione realmente vicina all’Esercito quella è la FIPE.

Tanti i pesisti azzurri che fanno parte del CS dell’Esercito: Imperio, Zanni, Massidda, Reyes…

Se nel 2005 mi avessero detto che avremmo vinto una medaglia olimpica nella pesistica li avrei presi per pazzi. Per questo la medaglia di bronzo di Mirko Zanni a Tokyo è stata incredibile ed essere Campioni del Mondo con Oscar Reyes Martinez è stata la sublimazione di un percorso agonistico cominciato tanti anni fa; e poi Sergio Massidda, vicecampione del mondo che mi auguro possa regalarci tante soddisfazioni e… non dico altro perché sono scaramantico; o Giulia Imperio, che ha un numero di follower sui social che non ha eguali con nessun’altro/a atleta del CS Esercito o altri atleti olimpici. E considerate che noi abbiamo un Direttore Tecnico, Sebastiano Corbu, che è molto attento a non far perdere tempo agli atleti sui social. Se pubblicassimo sempre Giulia sui social faremmo sempre strike ma dobbiamo centellinare la sua presenza!

Quanto intuito c’è nello scovare gli atleti?

Noi facciamo un importante lavoro di scouting sul territorio. Poi ovviamente il fatto di avere il ritiro permanete al CPO di Roma ci consente di poter visionare gli atleti con costanza e attenzione; noi dell’Esercito cerchiamo di intuire quali potrebbero essere i ragazzi in prospettiva, anche in base alle categorie olimpiche che, come sappiamo, cambiano ogni 4 anni. Questo ci ha permesso di avere in categoria olimpica atleti del calibro di Zanni, Massidda, Imperio, nel massimo momento della loro maturità fisica. Reyes non è categoria olimpica ma ha vinto un Mondiale quindi direi che ci possiamo stare!

Tra i tantissimi ricordi di Giuseppe Minissale c’è quello della medaglia conquistata ai Giochi di Tokyo da Mirko Zanni, che ha rotto il digiuno del podio olimpico della pesistica di quasi 40 anni

Ho cominciato a saltare sulla poltrona, è stato un momento esplosivo! Il fatto è che certe medaglie te le aspetti, quindi l’eccitazione c’è ma fino a un certo punto. Quella di Mirko Zanni non solo non me l’aspettavo in generale, ma non me l’aspettavo più per come si era messa la gara, con due prove nulle di slancio; ero in poltrona, tranquillamente seduto e dopo la terza alzata di slancio ho cominciato a saltare e a battere le mani. Ho capito subito che quella era un’alzata da medaglia, sapevo che Ergashev, l’uzbeko che è salito in pedana dopo di lui, non ce l’avrebbe fatta. Dopodiché, mi sono ributtato in poltrona e guardavo il tabellone, semi svenuto; devo aver liberato così tanta energia che mi sentivo in stato confusionale. Mirko Zanni era terzo e lì è rimasto, fino alla fine. Un’emozione fortissima! Ero stanco, ero stanco come Mirko che aveva appena finito la gara!

Giuseppe Minissale riveste un ruolo impegnativo e allo stesso tempo meraviglioso, che è quello di accompagnatore delle squadre Nazionali in trasferta.

Io ho iniziato ad andare in trasferta con le squadre circa 25 anni fa e capitava di portare l’acqua agli atleti durante gli allenamenti o di andare a cercare una sauna, ovunque fossimo, per chi doveva fare il calo peso. Oggi queste situazioni non capitano più perché viviamo lo sport in maniera molto più professionistica ma posso dire che la trasferta serve davvero per fare squadra, per condividere, amalgamare, con gli atleti ma anche con i tecnici. La sera, per esempio, è un momento molto importante perché ci sediamo con i tecnici e li ascoltiamo, accogliamo le loro sensazioni, capiamo quello che pensano e recepiamo le eventuali criticità della trasferta per portarle in consiglio, all’attenzione dei vertici federali. Ormai, dopo tante trasferte, posso dire di sentire gli atleti come miei figli e Sebastiano Corbu come mio fratello. Quelli serali sono i momenti più importanti della trasferta dal punto di vista ludico, non agonistico, perché in quei momenti capiamo quello che pensa il Tecnico, quello che serve alla Nazionale, sciogliamo nodi, ci condividiamo. In quei minuti ci rendiamo conto che il Dirigente accompagnatore non serve solo agli atleti ma serve anche ai tecnici, che hanno bisogno di parlare, di gioire, di sfogarsi se per esempio la gara non è andata come volevano, per essere poi pronti per la gara del giorno successivo. La forza della squadra si costruisce e si vede in questi momenti.

Di aneddoti e di storie su Sebastiano Corbu ne potrei raccontare un’infinità: come quella volta che …

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