Sandro Boraschi, direttore tecnico della Nazionale di Pesistica Paralimpica, a margine del raduno per le  giovani promesse svoltosi al CPO di Roma, ha raccontato la sua visione della disciplina e le prospettive future in vista delle prossime Olimpiadi di Parigi. Queste le sue parole:

Quanto è contento che ci siano questo tipo di raduni e quanto sono importanti per il suo lavoro? “Solitamente si tende a ragionare per cicli olimpici, ma in realtà quando si scende a lavorare, si deve guardare già oltre perché Parigi 2024 ormai è arrivato e ci siamo già dentro. Il nostro ragionamento è già oltre, in ottica Los Angeles 2028. I campionati italiani ci hanno dato delle indicazioni che abbiamo voluto cogliere. Ai ragazzi ho presentato il ranking delle varie categorie e gli ho detto che quelli erano gli obiettivi da raggiungere per vestire la maglia azzurra. Con loro ho voluto parlare chiaro già da adesso e devo dire che hanno dato tutti risposta positiva. Abbiamo parlato anche del comportamento che deve avere un atleta come la nutrizione e le abitudini di vita perché è lì che si fa il salto da un’attività amatoriale ad una professionistica. Questo deve essere chiaro ai tecnici e ai ragazzi. Questi due giorni ci hanno dato indicazioni sia valutative che di approfondimento delle tematiche che dovranno essere affrontare. Noi portiamo atleti a gareggiare e a vincere delle medaglie, non partiamo per una gita all’estero e non sempre questo messaggio è chiaro.

Per loro è importante anche a livello sociale. “Certo, sono degli atleti che possono indossare la maglia azzurra rappresentando lo sport paralimpico italiano ma questo implica un impegno maggiore rispetto a quello avuto fino a quel momento. Qualcuno dei presenti mi ha chiesto come mai non fossero presenti gli atleti di punta della Nazionale e io gli ho risposto che, nonostante fosse il ponte dell’Immacolata, loro si stanno allenando. Sono rimasti sorpresi ma gli è servito a capire che il registro cambia. Non devono accontentarsi di una medaglia italiana se poi si è 40° al mondo. Ora si stanno allenando con il ranking olimpico sul maxi schermo perché è giusto avere davanti agli occhi l’asticella da superare. Nel nostro sport vince chi alza più chili di un altro, non è il calcio dove può vincere anche l’atleta meno forte per fortuna o per sviste arbitrali. Come è successo con Gabriele Di Cristina: si vince una medaglia d’oro e si festeggia, poi la mettiamo nel cassetto e guardiamo i chili che abbiamo sollevato ragionando poi su quelli che faremo”.

Quando ti trovi di fronte un ragazzo che ha talento ma che non vuole dedicare la sua vita alla pesistica, provi a convincerlo o cerchi di non calcare la mano? “Si parla a volte di situazioni contingenti, come la famiglia o la zona di provenienza. Valuti un po’ tutto. Ci sono genitori preoccupati e altri che invece ci chiedono cosa fare per mettere il figlio nelle migliori condizioni per competere. A volte nasce una passione che fa rinascere questi ragazzi non facendoli stare tutto il giorno davanti a uno schermo; è una possibilità che li potrebbe portare a girare il mondo. Sul piatto si mettono tutte queste cose; poi però si entra nella sfera personale anche perché di fronte a dei minorenni la scelta spetta alla famiglia.

Sulle convocazioni. “In questo raduno, oltre a tecnici e atleti, ho convocato anche una ragazza che ha fatto il corso quest’anno; lei ha presentato la sua esperienza agli altri, che hanno apprezzato molto chiedendomi di proseguire il rapporto. Questo è quello che mi piace e voglio che passi dei corsi che organizza la Federazione: che non regalano solo il diploma da appendere ma possono anche aprire delle possibilità. Abbiamo bisogno di materiale umano”.

Quanto sei orgoglioso dei passi avanti fatti dal 2006 ad oggi? “La soddisfazione è tanta quando riesci a creare un movimento come questo. Tutto ciò è stato possibile grazie ad una Federazione che ha capito quale era la mia intenzione e si è messa, con tutte le difficoltà del caso, a disposizione per darmi tutti gli strumenti per lavorare bene. Al di là dei risultati e delle medaglie, la cosa che mi inorgoglisce di più è che i primi tempi quando andavo in gara venivo trattato come l’ultima ruota del carro mentre adesso capita spesso che, non solo i tecnici, ma anche la WPPO ci chieda indicazioni e consigli. E questo è successo grazie ai risultati ottenuti”.

Un bilancio di questo 2023 che è ormai quasi giunto al termine? “Sono soddisfatto perché praticamente in ogni gara abbiamo portato a casa dei risultati, sia in termini di medaglie sia in termini di chili in vista di Parigi. Il fiore all’occhiello è la medaglia d’argento al Mondiale vinta da Donato Telesca, la prima italiana in un Mondiale senior. E’ un risultato raggiunto ma anche un impegno ulteriore, perché essendo Donatoi quinto nel ranking mondiale, non possiamo partecipare alle Olimpiadi da comprimari. Gli altri ora ci guarderanno come potenziali medagliati e sta a noi meritarci questa nomina. Se poi l’avversario solleverà più di noi saremo i primi ad andarci a congratulare. Per Emanuela e Andrea abbiamo ancora tre gare che ci separano dal verdetto finale, saranno fondamentali per cercare di staccare il pass per Parigi. Con Emanuela siamo in ottima posizione ma dobbiamo anche guardarci le spalle; Andrea è un pochino più distaccato ma ce la giocheremo fino all’ultima alzata dell’ultima gara. Dopo Parigi partiremo con i nuovi inserimenti per il prossimo quadriennio mentre con la vecchia guardia analizzeremo i risultati e tireremo le somme”.