Urso: “Se il CIO non decide? Chi vince è solo il doping”

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UrsoPrimoPianoNEWSe il CIO non decide? Chi vince è solo il doping”. Il giorno dopo la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di non escludere la Russia dai Giochi Olimpici di Rio 2016 dopo lo scandalo doping, ma di rimandare ogni scelta alle singole Federazioni, arriva la replica di Antonio Urso in qualità di Presidente della FIPE, Federazione Italiana Pesistica nonché della EWF, Federazione Europea Pesistica: “Cosa deciderà la Federazione Internazionale ancora non lo sappiamo, stiamo aspettando con ansia che il Presidente dia qualche indicazione all’Esecutivo in modo che si possano fare delle scelte. Credo che questa decisione poteva essere presa dall’esecutivo del CIO, che conosce bene la situazione di ogni federazione, quindi i positivi e i non positivi; questo rinvio alle singole Federazioni internazionali senza tra l’altro un criterio di selezione omogeneo, credo comporti ulteriori problemi e ulteriori strascichi. Comunque vada in questa situazione di non chiarezza chi vince è sempre il doping o quantomeno la sua cultura. Mi auguro che almeno tutti gli atleti trovati positivi vengano immediatamente esclusi e che questo rimetta in moto il meccanismo della classifica. Speriamo che questo venga fatto con lo stesso criterio con cui ci siamo qualificati, quindi in base alle squadre, il che consentirebbe all’Italia di salire di qualche posizione e forse conquistare un ulteriore posto”.

Dal 2008, anno della prima elezione di Antonio Urso in qualità di presidente della Federazione Europea, la lotta al doping in ambito continentale sta funzionando e sta portando importanti risultati. Lo stesso però non accade in ambito internazionale:

Dal mio punto di vista purtroppo a livello mondiale l’organizzazione della pesistica ha una serie di storture. Senza dubbio la più importante è la qualificazione a squadre in una disciplina che invece è di carattere individuale, il che porta ad una serie di problemi: intanto il fatto che per le Nazioni il costo della partecipazione, con squadre complete, è altissimo, per cui alcune non si possono permettere il lusso di partecipare. Ed essendo il numero di atleti altissimo non è materialmente possibile poterli controllare tutti in maniera qualitativa. Per altro nonostante il numero di controlli sia aumentato quantitativamente, il numero di casi positivi non è diminuito. Inoltre poter competere con una qualificazione a squadre significa poter preparare in nazioni con disponibilità economica un gruppo che fa la qualificazione e parallelamente prepararne un altro da presentare sei mesi prima di un grande evento come quello dei Giochi Olimpici, che però non è mai stato sottoposto ad alcun controllo. La proposta che dal 2008 stiamo portando avanti è quella della qualificazione individuale, che comporterebbe un ranking di 15/20 atleti per ogni categoria, che possono essere facilmente controllabili per una serie di motivi: innanzitutto perché facilmente individuabili, e poi perché il costo sarebbe minore e il numero di controlli si può intensificare in termini qualitativi”.

La pesistica russa ha un curriculum macchiato da diversi casi di doping nel corso della sua storia. Ultimo caso eccelso è quello di Lovchev, risalente a dicembre 2015: l’IWF lo ha sospeso per 4 anni e ha ritirato il suo record mondiale. E’ stato però lo stesso Antonio Urso a battersi per l’inserimento della Russia nel direttivo della Federazione Europea:

Noi avevamo due possibilità: la prima era quella di costruire un muro tra l’Ovest e l’Est; la seconda era quella di includere i Paesi dell’Est e con loro cominciare un cammino nuovo, che li facesse uscire fuori dal loro passato, che purtroppo più di qualche macchia ce l’ha. Il compito di una Federazione Continentale è quella di includere e non di escludere e di rendere omogenea la cultura, l’etica che uno sport deve avere obbligatoriamente dalla sua parte. E’ fondamentale che la Russia abbia capito questo: lo abbiamo fatto insieme ad un Presidente che non ha mai avuto responsabilità dirette con il doping russo, non è mai stato squalificato da atleta e che non solo ha deciso di rimettere in discussione l’intera organizzazione della pesistica russa, ma anche di iniziare a parlare con tutto il blocco dell’Est, affinché questa cultura possa cambiare. Siccome è utopico pensare che un cambiamento del genere arrivi domani, la cosa fondamentale è che questo processo abbia inizio, e credo che ciò sia avvenuto”.

Il CIO ha comunque precisato che gli atleti russi che andranno a Rio verranno sottoposti a rigorosi controlli sia in competizione che fuori. Urso però non si accontenta:

Non cambierà nulla perché, come dico sempre, il doping è sostanzialmente legato ad aspetti culturali e la lotta a questo meccanismo necessita di tempo. Anche durante i Giochi Olimpici di Pechino e Londra sono stati intensificati i controlli e li sono state assegnate delle medaglie che oggi rimettiamo in completa discussione. C’è bisogno di metabolizzare una nuova visione dello sport incluso il modello sportivo internazionale che deve rivedere qualche posizione, altrimenti questo processo sarà difficilmente realizzabile”.