Si è concluso il ‘Viaggio nella Memoria’ al quale hanno partecipato novantotto tra atleti olimpici e paralimpici, dirigenti e tecnici organizzato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Comunità Ebraica di Roma, con il CONI e con il CIP. Una tre giorni, dal 4 al 6 febbraio, in cui il mondo dello sport italiano ha riaffermato il proprio impegno in termini di rispetto dei valori universali, di pace fratellanza e solidarietà, con particolare attenzione alla cultura della Memoria ed all’impegno a mantenere vivo il ricordo di quanto è successo “solo” ottant’anni fa, nei confronti dei cittadini ebrei d’Europa, ed affinché non si ripetano mai più tragedie assolute come questa. La Federazione Italiana Pesistica è stata rappresentata dal Consigliere Federale Claudio Toninel e dal nostro Matteo Cattini, ambasciatore paralimpico ed ex atleta paralimpico. Al seguito della delegazione anche il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, l’Ad. Diego Nepi Molineris, e i vicepresidenti di Coni e Cip, Claudia Giordani e Roberto Valori.

Dopo aver visitato il primo giorno la fabbrica di Schindler e il quartiere ebraico, la delegazione è entrata nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. “Sono stati i momenti emotivamente più profondi – racconta il ministro Abodi -. Il silenzio e gli sguardi hanno parlato per noi. Nel silenzio abbiamo sentito le urla di 80 anni fa. E quante cose ci siamo detti incrociando gli sguardi, non c’è stato bisogno di parlare. Credo che ognuno dei presenti entrati in questi luoghi del dolore ne sia uscito diverso. Una visita del genere ti lascia nell’anima qualcosa che ti cambia. Migliora la coscienza”.

“È stata un’esperienza fortissima – dice Matteo Cattini – ho visto film, letto libri ma vivere questi luoghi di persona è un’altra cosa, dovrebbero farlo tutti. Atleti olimpici e paralimpici, istituzioni, di fronte a questi luoghi non ci sono etichette, abbiamo condiviso qualcosa di unico”.

“Un percorso commemorativo unico e coinvolgente – dice Claudio Toninel – forte e drammatico, in cui era impossibile non immedesimarsi. Camminare in queste strade, sentire il freddo che entra nelle ossa, la pioggia, e pensare che tanti anni fa uomini come noi erano qui in tutt’altra condizione ha reso questa esperienza ancora più forte. Fare conoscenza diretta di questi luoghi è stato emotivamente devastante ma ringrazio la Federazione per avermi dato modo di viverla”.