Oggi è una ‘prima volta’ per la rubrica ‘Voci della FIPE’ che, appunto, per la prima volta va ad incontrare una Donna: Maria Rosa Flaiban, Vice Presidente Federale dal 2016 e Presidente della Pesistica Pordenone, una delle realtà federali più importanti della FIPE. Maria Rosa ha iniziato la carriera come dirigente sportivo negli anni Ottanta, quando vedere una donna nella pesistica era davvero molto raro, e sin da subito il suo obiettivo è stato quello di formare i giovani.

“Sono molto orgogliosa di quello che ho fatto negli anni. È stata un’impostazione di vita la nostra: io e Dino (Marcuz n.d.r.) non abbiamo figli quindi abbiamo riversato tutto il nostro senso di paternità e di maternità nella nostra palestra. Io sono convinta che quando lavori con i ragazzi lavori con il cielo, perché loro sono di una creatività incredibile. Con il tempo poi ‘la vecchia squadra’ ha messo su famiglia e ora abbiamo tanti ‘figli acquisiti’ che vengono da noi, ed è un piacere vedere crescere i ragazzi generazione dopo generazione, che si appassionano come i loro padri o le loro madri nuovamente alla pesistica.

Tutto è partito negli anni Ottanta quando eravamo nella pesistica Udinese; poi Cervignano e Pordenone si sono distaccate e abbiamo creato le nostre scuole. Abbiamo ottenuto parte del Palazzetto dal Comune e siamo partiti con la nostra società, con Dino sempre in palestra; nel tempo è arrivato Gigi Grando e gli altri tecnici ma questa è storia recente. Inizialmente c’erano tanti senior e poi negli anni sono arrivati tanti ragazzi. Il mio ruolo è molto anomalo all’interno di una palestra di pesistica perché pur curando i bisogni dei ragazzi, mi occupo soprattutto della parte amministrativa e non è facile per una palestra come la nostra. Reduce dal mio passato di funzionario comunale, ho cominciato a portare avanti la palestra in un modo molto diverso rispetto a quello a cui erano abituati Dino e altri tecnici. Mi sono fatta rispettare. Chi gestisce la parte finanziaria riesce sempre a farlo, quindi devono farmi largo e devono farlo come dico io!”

Ride Maria Rosa, che con molto polso e senso pratico è riuscita a farsi largo in un mondo maschile con l’ironia che la contraddistingue.

“Mai mi sognerei di mettere in dubbio ciò che dicono i tecnici e lo stesso devono fare loro con me. Non sempre fila tutto liscio perché potete immaginare il brontolamento di Dino quando è costretto a rispettare certe tempistiche burocratiche; lui è portato istintivamente ad accontentare i suoi ragazzi subito ma bisogna trovare una soluzione e ogni tanto bisogna sottostare a delle logiche burocratiche che non sempre i tecnici comprendono”.

Dino e Maria Rosa sono una coppia inossidabile della pesistica, con tutta la loro diversità e la loro complementarità, professionale e caratteriale.

“Siamo completamente diversi: io cerco la calma, lui è una furia! E’ così dal 1980, da quando ci siamo sposati. Dobbiamo partire dall’inizio: quando ero in Comune, tanti anni fa le cose funzionavano in maniera diversa; ogni ufficio cercava di essere di supporto alle realtà sportive in modo diverso e c’era questo giovane poliziotto che continuamente chiedeva bigliettini per qualsiasi cosa, fino a quando lui non lo ha dato lui a me il bigliettino, invitandomi a cena. È finita che sono diventata la moglie di Marcuz e dopo quarant’anni ho imparato anche io lo strappo e slancio, come funziona una gara e tutto il resto. Diciamo che Dino aveva bisogno di un buon funzionario più che di una buona moglie!”

Negli anni vi siete dedicati a tanti ragazzi, ultima in ordine di tempo Sara Dal Bò, che pochissimi giorni fa ha vinto il titolo di Campionessa del Mondo Youth

“La nostra piccola Sara, che non si sentiva nemmeno tanto bene e poi ha vinto. Sara è straordinaria perché, come dice lei stessa, ‘quando salgo in pedana mi arriva tutta l’energia’. È una cosa incredibile Sara, non si ferma mai e, con tanto di febbre, non si è nemmeno permessa di dire che si sentiva male: è partita senza neanche voltarsi indietro. Beata lei…però dai, ancora io ancora tiro.

Anche Elisa Crovato, il nostro tecnico, si è dimostrata davvero eccezionale.  Sono in gamba tutti quanti i ragazzi. C’è una cosa che è speciale tra di loro: quella forma di amicizia, di collaborazione, di aiuto, che è necessaria tra i ragazzi. Noi li chiamiamo ‘il gruppo di colombini’ perché sono sempre insieme anche fuori dalla palestra; escono, vanno a mangiare la pizza, il cinema. Poi la vita chissà dove li porterà, magari prenderanno strade diverse però è bello vederli così oggi. Si vogliono molto bene, non ci sono rivalità, abbiamo creato un contesto sano e sono felice di questo. La Pesistica Pordenone è diventata la casa dei ragazzi e delle loro famiglie, che vengono per condividere uno spazio, dei momenti insieme”.

Oggi qual è il tuo sogno?

“Io non smetterò mai di sognare, l’ho fatto per tutta la vita: alcune cose si sono avverate e altre no. Io continuo a farlo e a mandare i miei messaggi all’Universo ma forse è un po’ sordo! Oggi il sogno, che è soprattutto quello di Dino, è quello di avere più spazio, anche per i piccolini, per diffondere ancora di più la pesistica. Per un certo verso è un sogno anche per me: mi piacerebbe avere un posto dove poter parlare con i genitori, portare i nostri programmi, con apparecchiature e macchine consone per portare avanti delle iniziative sportive di tutti i tipi. È una creatività mia quella che sento, portare il nostro sport ad alti livelli. Non mi lamento perché sono contenta di quello che ho: nella vita bisogna sempre puntare verso l’alto, ma anche sapersi accontentare, sempre ringraziando chi ti aiutato. E io devo dire grazie alla Federazione, al Presidente Urso, e a chi mi ha aiutato ad arrivare fin dove sono arrivata.”