Raul Adami e Claudio Toninel a Lubiana nel 1982

Come ti sei avvicinato al mondo dei pesi?

Mi sono avvicinato ai pesi grazie a colui che è stato il mio maestro e che con il tempo è diventato anche il mio papà sportivo, visto che il mio vero papà lo avevo perso; Raul Adami, maestro di sport e di vita, che ho conosciuto quando facevo nuoto, salvamento per la precisione, ed ero studente dell’ISEF. Ricordo con precisione la data in cui ho messo piede in palestra per la prima volta: era il 7 gennaio 1973, un periodo sicuramente molto particolare per i pesi. Il 31 dicembre 1972 finiva infatti l’era del vecchio sollevamento pesi, quello ‘romantico’, dello strappo, slancio e con la distensione lenta, che aveva visto la sua ultima comparsa a livello internazionale alle Olimpiadi di Monaco 1972. Con il 1° gennaio 1973 iniziava invece la nuova era della pesistica moderna, più snella e dinamica, con gli ormai noti e più tecnici strappo e slancio.

Sono entrato in palestra in veste di atleta e di aiutante istruttore; a quei tempi la Bentegodi era in Vicolo Vetri, ed era già conosciuta e molto affermata a livello nazionale, sotto la guida proprio del mitico Maestro Raul Adami, che a sua volta l’aveva riavviata negli anni ’60, dopo che la sezione Pesistica Bentegodi era stata chiusa dal Comune di Verona per la particolare esuberanza e indisciplina da parte dei suoi atleti. Adami aveva bisogno di una persona giovane, che potesse imparare velocemente per poi fare reclutamento nelle scuole. Ci aveva visto lungo.

L’anno successivo mi sono diplomato all’ISEF, ovviamente con una tesi sulla pesistica, e dopo di me anche mio fratello Bruno, con cui abbiamo sempre fatto ‘coppia fissa’, a scuola e in palestra. La mia prima bellissima e grande esperienza fu proprio nel 1974, quando Verona ospitò i Campionati Europei di Pesistica, organizzati dall’allora FIAP in collaborazione con la Bentegodi, con il mio coinvolgimento nel comitato organizzatore locale.

Era un bel momento, avevamo dato il via ad un nuovo ciclo, con tanti giovani, manifestazioni e gare di tutti i livelli. Durante quel felicissimo periodo degli anni ’70 e ’80, con un’eccezionale collaborazione con le scuole veronesi, la Bentegodi (allora Istituzione Comunale, fondata nel 1868 ed ora Fondazione, dal 2006) ha vinto per cinque anni la classifica nazionale assoluta per società, laureandosi Campione d’Italia a squadre nel 1977, 1980, 1981, 1982 e 1983.

Come sono cambiate le cose?

Al di là di questo 2020, che è un anno molto difficile per tutti, abbiamo molte difficoltà con le scuole, abbiamo difficoltà a trovare insegnati che facciano quello che facevamo noi, che propongano la pesistica e che facciano reclutamento. Oggi i giovani ‘fanno fatica a far fatica’ come dico sempre io, perché i ragazzi sono attratti da altro, primi fra tutti divano e cellulari. E’ difficile tirar fuori i ragazzi da casa e poi si aggiungono le difficoltà economiche dei genitori, la paura dei contagi, e anche il fatto che qualcuno si è attrezzato in maniera autonoma.

Il problema poi è anche da parte degli insegnanti. Quando sono arrivato alla Bentegodi ero nella doppia posizione di atleta che stava apprendendo e di tecnico. Dalla mia parte avevo una bella preparazione di base grazie agli anni di studio all’ISEF, che mi ha permesso di comprendere bene i meccanismi, di trasferirli e di adattarli alle richieste. È stato un mix, il destino e la scelta: i pesi hanno scelto me e io ho scelto i pesi. Nel frattempo, ho iniziato anche ad insegnare a scuola, prima con le supplenze, poi sono entrato di ruolo e non ero preoccupato di come arrivare a fine mese. Ora è diverso: i laureati che escono da Scienze Motorie non hanno lo sbocco naturale come insegnanti nelle scuole e come collaboratori nelle palestre hanno difficoltà a trovare una collocazione che li soddisfi completamente e gli garantisca uno stipendio. È stata una gran fortuna trovare un lavoro che ho portato avanti con passione e serenità: io dico sempre che mi sono preso il contagio sportivo della pesistica, del quale sono tuttora sono ammalato, ma dal quale non voglio guarire, né con antibiotici né con nient’altro.

Cosa sono i pesi per te?

Con i pesi mi sono realizzato dal punto di vista professionale e personale. Mi hanno permesso di fare tante esperienze, come atleta, tecnico e come dirigente. Sono anche riuscito a raggiungere un piccolo sogno, quello di diventare campione regionale, nel  1977! Per farlo ho dovuto fare un drastico calo peso, scendendo di 7 kg in 10 giorni! Ho fatto una misura ridicola paragonandola ad oggi ma è stata comunque una soddisfazione. La pesistica è una disciplina che mi ha fatto crescere tanto. E’ completa dal punto di vista fisico, dato che mette in moto tutte le catene muscolari del corpo ma è importante anche psicologicamente perché durante l’allenamento gli unici avversari che hai sono la forza di gravità e il bilanciere. Non ci sono aiuti esterni che tengano.

E’ una tematica scottante, soprattutto in questo momento di tensione internazionale…

Quelli in cui c’era Ajan al comando sono stati anni nefasti per la pesistica. Molti atleti, tecnici, dirigenti, medici hanno barato e conquistato record sporchi di fango, rubando letteralmente medaglie, titoli e sogni ad atleti che invece facevano le cose correttamente e che invece si ritrovavano agli ultimi posti. Il problema è che a tutt’oggi la situazione è veramente drammatica per la pesistica; stiamo ancora pagando lo scotto di anni di pessima gestione internazionale, visto che siamo ancora in mano al gruppo di lavoro di Ajan, che cerca di portare avanti una linea palesemente truffaldina.

Io mi auguro che una spinta positiva al cambiamento continui ad arrivare dall’Italia, grazie al nostro Presidente Antonio Urso, che negli anni tanto si è adoperato per dare una sonora ‘sciacquata’ all’IWF. Mi auguro che Urso decida di rimettersi in campo prendendo per mano la pesistica internazionale, dopo aver così egregiamente guidato la Federazione Italiana e quella Europea. Credo che questo possa succedere solo se avrà al suo fianco delle Nazioni con cui poter ragionare e costruire una pesistica più pulita e trasparente.

Sarebbe davvero un bel cambiamento per la pesistica mondiale

E sarebbe anche una grande soddisfazione per l’Italia e per gli atleti azzurri, che hanno lavorato e stanno lavorando sodo; atleti che solo fino a pochi anni fa esultavano per un decimo posto e che oggi vincono medaglie europee e mondiali in modo pulito. Risultati che sembravano irraggiungibili solo perché i nostri avversari non giocavano pulito come noi. Mi auguro che dalle ceneri del passato possa nascere una nuova era delle pesistica internazionale.

Speriamo davvero di tornare ad emozionarci con la pesistica! Nel tuo percorso quali sono state le emozioni che ti sono rimaste nel cuore?

Tantissime! Considerando che ho iniziato il mio percorso in Bentegodi nel 1973 di soddisfazioni me ne sono tolte tante e di emozioni ne ho provate moltissime, soprattutto con mio fratello Bruno con cui abbiamo fatto sempre lavoro di squadra, a scuola e in pedana. Mi viene in mente il 7 aprile 1990 quando, al Centro Bentegodi, su mia iniziativa e proposta, si svolse la prima gara nazionale su due pedane: la Coppa Italia femminile e il Campionato italiano juniores maschile, tipologia di gara questa che diventerà consuetudine a livello nazionale, con il sottoscritto speaker ufficiale, per molti anni, per tutte le gare nazionali.

E poi ancora a Lubiana nel 1995, dove andai in veste di allenatore responsabile del settore femminile della pesistica nazionale: al primo campionato europeo under 18 la Nazionale Italiana Femminile conquistò il titolo europeo a squadre, con molte atlete sul podio, tra le quali anche Manuela Zanetti figlia del Maestro Ernesto Zanetti. Sempre in quegli anni in compagnia di Andrea Umili e Sergio Dall’O’, nella ‘Commissione nazionale attività giovanile’, varammo il nuovo programma dei Giochi della Gioventù di pesistica, con uno sponsor prestigioso come Gardaland. I giovani sono sempre stati il nostro obiettivo principale. Ma le soddisfazioni sono arrivate anche da quegli atleti non necessariamente di interesse nazionale ma dai quali siamo riusciti a tirar fuori il meglio, caratteristiche fisiche ed emotive che neanche loro pensavano di avere ma che gli hanno dato una spinta vitale incredibile. Persone la cui esperienza agonistica, seppur breve, ha insegnato loro a diventare uomini e donne adulti, affrontando la vita con grinta e consapevolezza. La pesistica è un formidabile percorso educativo, è una grande scuola di vita.

Decine di ragazzi sono arrivati da noi, mandati da colleghi insegnati che li ritenevano troppo vivaci, incontenibili. Grazie alla pesistica siamo riusciti invece ad incanalare quell’energia, a trovare una via d’uscita, controllando delle dinamiche che a scuola non erano comprese, accettate e considerate nel modo giusto. Alcuni di loro hanno anche intrapreso una carriera di pesisti. È una grandissima soddisfazione, umana prima di tutto, per tutti coloro che operano come “educatori sportivi”.

Nei primi anni da supplente venivo spesso spostato di sede e mi capitò di andare in periferia di Verona, alla Scuola media San Massimo. Era il 1979 e riuscii a convincere una decina di ragazzi a venire in palestra ad allenarsi: tra di loro c’era anche Fabio Magrini, che nel 1988 partecipò alle Olimpiadi di Seul. Ecco, Magrini era un talento, che andava solo scoperto; e come lui ce ne sono a centinaia, perché potenzialmente in ogni scuola media ci sono campioni di tutte le discipline. L’importante è offrire ai ragazzi la possibilità di esprimersi, di essere scoperti, andarli a scovare. Il problema è che manca il collegamento tra scuola e società sportive, e così molti possibili campioni non hanno la possibilità di realizzarsi. Io ho cercato di fare quello che non hanno fatto con me

Grazie al tuo supporto la Bentegodi è diventato un punto di riferimento per i giovani.

La Bentegodi è diventato un importante punto di riferimento per la pesistica a livello regionale, nazionale e internazionale. Abbiamo organizzato Campionati italiani, internazionali, Promotion Cup e adesso, dopo qualche anno di scarsa attività, per il prossimo quadriennio vorremmo riprendere ad organizzare degli eventi di livello nazionale e internazionale, per tornare ad essere importanti come un tempo. Vorremmo anche spostarci in una nuova sede, con spazi ancora più ampi per poter avere una maggiore possibilità di realizzare i nostri obiettivi.

Di campioni alla Bentegodi ne sono passati tanti negli anni…

In campo maschile, oltre al già citato Magrini, ci sono sicuramente Fausto Tosi, anche lui tra gli atleti partecipanti ai Giochi Olimpici di Seul ’88, Franco Tosi, gemello di Fausto, Giorgio Domini e tanti altri. In campo femminile invece Annarosa Campaldini, Carlotta Brunelli e la giovanissima Celine Delia, astro nascente della pesistica, che abbiamo ereditato dalla ginnastica. Lei è veramente nata per fare pesistica, è dotatissima fisicamente; aveva chiuso il 2019 e iniziato il 2020 alla grande, poi questa pandemia l’ha bloccata. Quello che la rende grande, a dispetto della sua esile fisicità, è una fortissima determinazione e motivazione.

Sono queste le doti di un campione?

Le doti fisiche servono ma ci sono altre qualità forse ancora più importanti: la grinta, la voglia di fare, ma anche il contesto familiare conta molto, così come è determinante la società di appartenenza e il tecnico che guida l’atleta. Quando si mettono insieme tutte queste componenti nasce un campione.

Come credi che usciremo da questa situazione?

Io sono un’ottimista di natura e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno: sono convinto che ne usciremo e che tutto si sistemerà. Credo che una volta assestata la situazione politica, la pesistica tornerà ad essere una delle discipline sportive più belle di sempre e tutti noi torneremo a vivere delle belle emozioni in pedana.

Qual è la gara più emozionante a cui hai assistito?

Nel 1984 ho avuto la possibilità di andare alle Olimpiadi di Los Angeles, grazie al fatto che la Bentegodi risultò la società vincitrice di un progetto quadriennale basato sull’attività giovanile. Quindi ho potuto assistere alla gara di Norbert Oberburger, in cui vinse l’oro nella categoria fino a 110 kg. Fu una vera botta di vita! Mi sono goduto l’evento da spettatore, senza impegni tecnici o altro, gustandomi anche tutti gli altri campioni olimpici e ovviamente il fantastico oro azzurro.

Dal 1984 tante cose sono cambiate, soprattutto in Federazione

Era una Federazione molto meno organizzata, meno attiva e attenta, mentre adesso abbiamo una struttura che lavora a tutto campo. Anch’io ho avuto i miei momenti di contrasto con Antonio Urso, per differenti visioni e punti di vista, ma siamo riusciti a superare tutto. Ora sono ufficialmente rientrato come dirigente nazionale e sono convinto si possa fare ancora moltissimo in FIPE, una Federazione in cui mi riconosco e che considero una seconda famiglia. Mi sento reintegrato e riallineato. Sono convinto che per affrontare i problemi bisogna rinnovarsi, e per farlo dobbiamo affidarci ai giovani. Continuo a credere che il reclutamento nelle scuole sia fondamentale, perché il futuro sono i giovani e senza atleti non si cresce.