Quando hai conosciuto i pesi?

Io non vengo dal mondo dei pesi e mi piace sempre ricordarlo ai corsisti che si approcciano al 1° livello. La maggior parte di noi, dei nostri atleti, hanno una tradizione familiare di pesistica alle spalle che si tramanda spesso di padre in figlio. Io invece ho iniziato semplicemente facendo un corso di Personal Trainer di 1° livello, che ho fatto per avere la sicurezza di un tesserino di una federazione sportiva nazionale, che tra l’altro è un motivo ricorrente tra i nostri corsisti. Però quel corso fatto nel 2001 mi ha cambiato la vita. Mi sono appassionato immediatamente alla vita della Federazione e la mia palestra, che già gestivo, è radicalmente cambiata, diventando una palestra di pesistica. Subito ho fatto l’affiliazione alla FIPE: solo 1 anno dopo i miei ragazzi erano già in gara, dopo 2 anni vincevo il mio primo campionato italiano a squadre. Nel giro di 6/7 anni dalla mia affiliazione sono diventato Presidente del Comitato Regionale Puglia. Questa storia, la mia storia, la racconto sempre a testimonianza del fatto che la FIPE è sempre stata una Federazione aperta. Molte volte sentiamo situazioni in cui le Federazioni si chiudono a riccio all’interno del proprio gruppo dirigente e difficilmente danno spazio ai ragazzi, ai nuovi arrivati. Invece io posso testimoniare che in FIPE non è così, perché abbiamo uno stile inclusivo e non esclusivo nei confronti delle novità. Ai nuovi corsisti lo dico sempre: in 8 anni, nel 2009, sono diventato Presidente del Comitato Regionale, dopo aver iniziato nel 2001 da corsista di 1° livello. Non succede facilmente ma a me è successo

Cosa hai trovato nella pesistica?

Io vengo dal mondo dello sport, ma sentivo che mi mancava qualcosa. Il mondo del fitness non mi apparteneva più di tanto mentre nella pesistica ho trovato la completezza che cercavo e che mi serviva. Da quando ho cominciato a inserire le discipline sportive federali all’interno della palestra, tutto ha iniziato a girare nel verso giusto perché era nelle mie corde. Il mio unico cruccio è quello di non essere ancora riuscito a far comprendere a pieno l’importanza della pesistica per le altre discipline sportive ma sarà la mia prossima missione. Anche perché ormai è cosa abbastanza nota che la pesistica sia utile per tutte le discipline che la utilizzano per allenare la forza.

Questo è abbastanza consolidato ormai, anche se troppo spesso si utilizza la pesistica per le altre discipline in periodi limitati dell’anno e questo secondo me è sbagliato. Dato che tra le altre possibilità che mi ha dato la Federazione c’è quella di poter insegnare all’Università di Foggia di Scienze Motorie, ho cercato di portare avanti il concetto “100% atleta, 100% pesistica”, perché la pesistica deve essere una costante durante la vita dell’atleta, non relegata al periodo della preparazione atletica, o in estate, perché altrimenti non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale allenante.

Essendo arrivato in Federazione nel 2001 hai vissuto il momento d’oro della pesistica italiana, quello della crescita e dello sviluppo!

Un po’ mi manca non aver vissuto l’età degli anni Ottanta, quando sento i racconti di quegli anni mi dispiace non averne fatto parte e non aver conosciuto prima la pesistica. Credo fosse anche un mondo affascinante, quello di una piccola Federazione, un gruppo di appassionati del sollevamento pesi. Ora è tutta un’altra cosa: noi siamo la Federazione che gestisce la disciplina con il maggior numero di praticanti, visto che quello di coloro che frequentano le palestre, per fitness, per sport o per benessere è il gruppo di sportivi più numeroso d’Italia. Questo è quello che ci rende la Federazione con i margini di crescita maggiori in assoluto.

Siamo anche la Federazione che subisce di più la concorrenza, da parte di enti di promozione, il che ci penalizza nello sviluppo. Sono anche consapevole che siamo cresciuti tantissimo negli ultimi anni: in Puglia abbiamo 117 società affiliate, e questo grazie al fatto che facciamo bene il quotidiano, lavoriamo bene sul territorio. Questo è uno dei motivi per cui al corso di 1° livello è fondamentale la lezione di ordinamento sportivo, in cui va spiegata bene la differenza tra una federazione sportiva e un ente di promozione, a partire dalla formazione che propongono. Un altro aspetto importante sono le gare regionali che devono  essere organizzate per bene, devono assomigliare sempre di più ad un campionato italiano, tanto più che la qualificazione alle finali è ormai ristretta a poche persone. Il campionato regionale, quindi, diventa la vetrina più importante. Fondamentale poi il ruolo della segreteria regionale, in cui io credo fermamente e che deve assicurare una presenza costante. Fatto questo, poi, non serve andare di palestra in palestra perché le affiliazioni vengono da sole; sono loro che vengono a cercarci, non il contrario. Il lavoro sul campo è quello che paga, dalla palestra alla segreteria. Ricordo i primi tempi in cui sono entrato in Federazione: io venivo dal calcio, e se mi capitava di chiamare il delegato provinciale o chi per lui nessuno mi rispondeva mentre in segreteria nazionale FIPE mi hanno sempre risposto. Per me per fu una grandissima sorpresa. Esattamente come è stato singolare per il mio background poter avere un contatto diretto con il Presidente a pochi mesi dall’affiliazione, nonostante io fossi solo un tecnico. Per me, che venivo dal calcio, era impensabile.

E ora come vivi questa situazione internazionale, in cui la presenza della Pesistica ai Giochi è a rischio?

Quando facciamo le riunioni con il Presidente Urso questa è la parte che non mi piace mai ascoltare perché la sola idea che la pesistica non sia più ai Giochi mi fa stare male. Sai quando non vuoi farti dire dal dottore che hai qualcosa che non va? Ecco è la stessa cosa. Non riesco a immaginare la pesistica fuori dalle Olimpiadi, mi fa letteralmente paura questa cosa. Io ho portato la pesistica in un paesino di 10.000 abitanti, e qui, come altrove, la concorrenza con altre discipline è spietata; ma io ho sempre fatto leva sul fatto che la nostra è una disciplina olimpica, e questo è un orgoglio che ci fa andare oltre, fa tappare la bocca a chiunque possa parlare male della pesistica. L’attuale situazione internazionale mi fa paura ed è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di dare ulteriore fiducia al Presidente Antonio Urso, per affrontare la battaglia delle battaglie. Il nostro obiettivo è ripulire la federazione mondiale per poterci giocare la carta olimpica al meglio, perché le conseguenze potrebbero essere disastrose. Io non sono uno storico della pesistica ma ricordo i primi anni in cui sono entrato in Federazione, in cui andava bene se arrivavamo 18esimi a livello mondiale ed eravamo distanti 40-50 chili anche solo per contare qualcosa. Adesso invece riusciamo a vincere medaglie a qualsiasi competizione, e sarebbe davvero un dispiacere enorme non raccogliere i frutti di tanto lavoro proprio ora che cominciamo a divertirci.

Tra l’altro tra i grandi meriti della Federazione c’è il fatto di averci avvicinato tutti all’alto livello. Ricordo che durante i miei primi anni da tecnico sono stato ospitato, insieme ad altri colleghi, per una settimana al CPO dell’Acqua Acetosa di Roma per seguire e vedere da vicino il lavoro degli atleti della Nazionale. Solamente vivere in quell’ambiente fu uno stimolo incredibile per crescere e migliorare, fu una settimana incredibile. Dopodiché la Pesistica Aradeo è stata per 3 quadrienni consecutivi tra le prime dieci società d’Italia e anche in quest’ultimo quadriennio si è piazzata tra le prime 20. Quest’anno poi siamo riusciti a portare un’atleta in un Gruppo Sportivo Militare: si tratta di Chiara Piccinno, che dalla Pesistica Aradeo è passata al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro. Per me è stata una grandissima soddisfazione

Nel corso di questi 20 anni di pesistica hai avuto modo di crescere molti atleti?

La soddisfazione maggiore è stata quella di Chiara Piccinno, che ha preso parte a diversi campionati italiani e ora è nel GS Fiamme Oro. Ma Chiara non è altro che la punta di diamante di un percorso e di tantissimi atleti allenati in questi anni, molti dei quali hanno partecipato alle finali dei campionati italiani di categoria, degli assoluti: penso ad Antonio Fanuli, Salvatore Tundo, Alessia Rizzo o Antonella Greco che è ancora in attività. E poi tanti ragazzi che non sono diventati campioni ma con cui ho bellissimi ricordi, mi hanno regalato incredibili anni di crescita personale oltre che tecnica. Abbiamo anche fatto nascere delle famiglie, perché con la pesistica siamo entrati nel tessuto nelle vite delle persone: atleti di paesi diversi che si incontrano in pedana e cambiano il loro destino.

Quali sono le emozioni più forti provate in questi anni?

L’emozione più forte è quando mia figlia è diventata campionessa italiana di pesistica. Però, in generale, io sono famoso perché non riesco a guardare i miei atleti in gara, sono troppo emotivo; per le alzate di mia figlia uscivo proprio dal palazzetto tanta era l’emozione. In questo momento alla Pesistica Aradeo ho davvero un gruppo di ragazzi straordinario, che appena ci saranno le condizioni per farlo potranno dire la loro in pedana. Sicuramente stiamo giovando del fatto che finalmente si è abbandonata l’idea che la pesistica faccia male, una convinzione che è uscita fuori dalla testa delle persone e di tutti coloro che ci hanno ostacolato negli anni. Per cui adesso i ragazzi si avvicinano alla disciplina con entusiasmo, i genitori li mandano in palestra in serenità, sapendo che affronteranno un percorso sano.

Cos’è che fa di un ragazzo un atleta?

Il carattere, la passione e la costanza soprattutto, la caratteristica più difficile da trovare nei ragazzi di oggi, che si distraggono facilmente. Solitamente chi dura più di un anno, un anno e mezzo, ha la costanza e le capacità giuste per andare avanti. Io dico sempre una frase ai ragazzi: “Nella pesistica vince chi dura”. Troppo spesso i ragazzi arrivano a 17/18 anni e vogliono mollare perché magari fino ad allora non hanno avuto grandi soddisfazioni e invece io sono convinto che bisogna sapere aspettare il momento. Ognuno ha i propri tempi. Molto spesso si pensa che un talento o si mostra subito o non è un talento. Non è vero. I tempi di maturazione sono diversi per ciascuno e talvolta capita di riuscire a tirare fuori un atleta a 23/24 anni. Anche noi allenatori a volte sbagliamo e non riusciamo a rispettare i tempi degli atleti, vogliamo tutto subito quando invece è importante saper aspettare

La pesistica, come tutti gli sport, sta soffrendo questo momento di emergenza del Paese. Cosa pensi che succederà?

Se dovessimo riuscire a fare le gare a dicembre credo avremo problemi di sovrannumero perché vedo tanta voglia di uscire, di fare sport, di fare pesistica; mi stanno arrivando talmente tante richieste di iscrizione che se davvero dovessero venire tutti quelli che me lo chiedono saremmo veramente in crisi perché non saprei dove metterli!

Durante la prima chiusura abbiamo scoperto che la pesistica si può fare ovunque, anche in casa. A quel punto tutti pensavamo di perdere iscritti mentre a giugno si sono riscritti in tantissimi. Questo perché la palestra è diventata un bene primario per tutta la popolazione, dai bambini agli adulti agli anziani, nessun riesce più a farne a meno. Quando, qualche giorno fa, ci hanno richiuso un’altra volta il motto di stizza è partito, ancora prima che dai gestori delle palestre, dai clienti che volevano venire ad allenarsi. Per poterlo fare tanti hanno scelto di diventare atleti agonisti e quindi di farsi fare il certificato medico per attività agonistica. Credo quindi che questa situazione porterà non solo ad un aumento dei tesserati ma proprio ad una crescita dell’agonismo perché una volta superata la barriera del certificato, il resto vien da sé. Appena sarà possibile riprendere a fare le gare credo che ci sarà un grande aumento di partecipanti. Intanto io continuo ad allenare secondo i protocolli previsti: ho 16 atleti agonisti che stanno proseguendo la loro preparazione per i campionati italiani di dicembre e speriamo di rivederci tutti in pedana.