Vincenzo, la sua storia va a braccetto con quella dell’Angiulli, ce la può raccontare? 

Io ho 83 anni di cui 65 passati in compagnia dei pesi, tutti all’Angiulli di Bari! È un onore per me far parte di questa società che quest’anno compie 115 anni di vita, perché ovviamente io sono ancora iscritto! La mia iscrizione risale al 1° marzo 1954, ma allora la sezione dedicata ai pesi non c’era. C’era invece la sezione di lotta greco-romana, alla quale in tanti si iscrivevano perché nel 1948 l’atleta barese Pietro Lombardi vinse le Olimpiadi di Londra nella categoria pesi mosca. Così anch’io mi iscrissi, praticando questa disciplina fino al 1962, partecipando anche ai campionati italiani. Poi, proprio nel ’62, mentre mi trovavo a Faenza con il Presidente dell’Angiulli, Checco Bianchi, ad un campionato di lotta, lessi su un giornale dell’albergo che a Pisa di lì a poco si sarebbe svolto il primo corso nazionale di Pesistica. Quando feci ritorno a Bari convinsi l’Avvocato Bianchi a farmi partecipare a quel corso, facendomi dare persino l’approvazione dall’assemblea societaria. Felicissimo andai a Pisa ma quando arrivai, al momento dell’appello, mi fu detto che non avrei potuto partecipare al corso perché non avevo fatto le selezioni regionali. Fu una doccia fredda ma ero deciso a fare di tutto pur di poter partecipare a quel corso di pesistica. Chiesi allora di poter essere ammesso agli esami e di restare in Toscana a mie spese, ‘sfruttando’ la presenza a Viareggio di mio fratello, che era un finanziere. Dissi: “se mi accettate e sarò promosso la Federazione Pesistica avrà un allenatore in più, in caso contrario non ci avete rimesso niente perché resto a Pisa a spese mie.” Fortunatamente accettarono: mi fecero restare al corso e mi ammisero agli esami. Quello fu il vero momento di svolta della mia vita! Io non ho mollato ed eccomi qua a raccontarlo!

Come andò quell’esame?

Andò che alla fine mi autorizzarono, passai l’esame e il giorno dopo aver fatto ritorno a Bari cominciai a metter su all’Angiulli, la mia palestra, la sezione di Pesistica, che in Puglia non esisteva ancora. Andai a pescare qualche vecchio bilanciere in giro, perché in regione nessuna palestra aveva una sezione dedicata. Da allora io ebbi una stanza per organizzare il nuovo settore e, con delle travi e degli strumenti fatti da noi atleti, cominciammo a fare pesistica. La mia prima affiliazione alla Federazione Pesistica (anche se prima si chiamava in altro modo) risale quindi al 1962 e continua ancora a tutt’oggi.

Quando arrivarono i primi risultati? 

Dopo un anno, nel 1963, arrivò il primo campione. Da lì in poi ne arrivarono tantissimi, forse un centinaio di campioni italiani; dopo vent’anni di attività avevo già migliorato 18 primati italiani.

Chi ricorda in particolare? 

Nel corso del mio percorso ho vissuto e condiviso tante storie, conosciuto tanti ragazzi, tanti campioni, ma senza dubbio alcuni li ho nel cuore: il primo che mi viene in mente è senza dubbio Maurizio Lo Buono, un grande amico che è stato anche Vicepresidente della Federazione, e che in gioventù è stato un grande atleta. Negli anni Ottanta, infatti, ha partecipato ai Campionati del Mondo, in Egitto, in Canada, a Parigi e in Italia. Ho allenato anche due ragazzi che hanno preso parte alle Olimpiadi: Alessandro Ficco, arrivato 12° alle Olimpiadi Sidney 2000, 12 volte Campione Italiano Assoluto e tra i partecipanti di diversi Campionati Europei e Mondiali; e poi Vito Dellino, Olimpico di Pechino 2008 e Argento ai Campionati Europei di Bucarest nel 2009.

Oltre ad aver rivestito un ruolo importante come tecnico, Vincenzo, lei ha rivestito ruoli importanti anche dal punto di vista politico 

A livello nazionale nell’80 sono stato Commissario regionale degli istruttori di pesistica, poi nel 2000 sono diventato Presidente del Comitato Regionale e dal 2004 al 2007 consigliere personale del Presidente. Sono stato anche segretario della sezione pugliese ANAAI Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia. Inoltre, per due volte sono stato capo delegazione della nazionale italiana pesi e cultura fisica, in Australia e in Bielorussia, oltre ad aver preso parte ad una trentina di gare internazionali come membro federale.

Quale emozione sportiva ricorda con particolare trasporto? 

Nel corso della mia carriera ho avuto tante onorificenze, ma una ce l’ho particolarmente nel cuore. Nel 1976 sono stato convocato dall’allora Prefetto di Bari per l’invito ufficiale da parte del Presidente Aldo Moro a ricevere la Medaglia d’oro al merito sportivo. Mi sono commosso così tanto da agitarmi! Ma ben presto l’agitazione si tramutò in gioia, per me e per tutta la famiglia, che io ho sempre coinvolto nella mia vita di pesista e allenatore. Ricordo che alla cerimonia invitai il Presidente della Ferrovia del Gargano, Sante Scarcia, Olimpionico di Parigi ’24 nei pesi piuma. Lui, che era stato anche un ginnasta, nei pesi era un autodidatta e spesso veniva ad assistere alle mie lezioni in palestra. Mi diceva: “Vincenzo, se io avessi avuto solo un pizzico della tua maestria sarei diventato Campione del Mondo”. Ci avvicinammo così tanto in quegli anni che nel 1974 battezzo anche mio figlio Costantino, al quale misi come secondo nome, il suo.

Nel 1977 poi sono stato premiato come allenatore dell’anno della mia società, l’Angiulli, che ha sempre avuto un ruolo importante nella città di Bari, con le sue 14 sezioni sportive. Poi ancora nel 1986 arrivò la Stella di Bronzo dal CONI, nel 1997 la Stella d’argento, ricevuta dall’allora Presidente Pescante, per l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo che si tennero a Bari e infine nel 2005 la Stella d’Oro del Comitato Olimpico. Insomma, ho ricevuto le più alte meritocrazie sportive, un grandissimo successo personale e sportivo. Alla pesistica, negli anni, ho davvero dato tutto.

E le emozioni in pedana? 

Di quelle ce ne sono state tantissime, impossibile elencarle tutte! Ricordo in particolare un episodio, risale al 1983, durante i Campionati Italiani Assoluti di Udine. Portavo in gara un mio atleta, Maurizio Lo Buono, che riuscii a far vincere con uno stratagemma degno di un giocatore di poker. L’allora Presidente, Matteo Pellicone, mi fece i suoi complimenti personali definendomi ‘un grande Generale!’. Ero entusiasta! Passavo la notte a studiare i meccanismi e gli accorgimenti per vincere e devo dire che ho ottenuto tanto, ho tirato su tanti campioni. Addirittura, nel pieno della mia carriera di allenatore, quando altri colleghi mi vedevano in pedana iniziavano ad agitarsi perché ormai avevo costruito una reputazione da stratega!

Ha costruito molto nella sua carriera… 

Ho dato l’anima e il cuore a questa disciplina, ai ragazzi, alla città di Bari e sono felice di averlo fatto. Sono stato premiato tante volte dall’assessore allo Sport della mia città e questo mi riempie d’orgoglio, sia me che la mia famiglia, che porta avanti la tradizione dei pesi. Sì, perché io sono stato uno che ha mandato tutti e quattro i figli, comprese le due ragazze, nonostante all’epoca non si usasse particolarmente, a fare pesistica. Perché i pesi, fatti come si deve, e in modo pulito, fanno bene! Ora non è facile trovare nuove leve ma sono convinto che la pesistica possa ancora dare molto ai giovani e allo sport Azzurro.