Andrea Umili

Andrea Umili 

Come nasce la passione per i pesi? 

Da ragazzo ho sempre fatto atletica leggera e poi, dopo l’Università, ho avuto l’opportunità di allenare dei lanciatori, lancio del disco e peso soprattutto. Mi sono avvicinato alla palestra e ai pesi proprio per questo, per la loro preparazione fisica.

Lei è stato tra i primi infatti ad aver compreso quanto i pesi fossero la base per qualsiasi disciplina 

Ne sono sempre stato convinto, sin dai tempi dell’ISEF, a Bologna. Avevo un pensiero fuori dal comune. Sicuramente ho avuto degli insegnati che mi hanno formato e il cui pensiero andava in questa direzione, ancora non si parlava di sollevamento pesi, cioè di strappo e slancio da utilizzare per altri sport, ma dell’efficacia dei sovraccarichi sì. Poi ho aggiunto i miei studi personali, ho approfondito anche grazie all’opportunità che mi è capitata di allenare un campione mondiale di tiro a segno, Giuseppe De Chirico, anche lui di Merano come me. In occasione delle Olimpiadi del Messico nel 1968 gli preparai un programma di lavoro, che gli ha permesso di raggiungere ottimi risultati. Poi dal tiro a segno mi sono allontanato per dedicarmi solo ai pesi.

Ognuno ha un proprio percorso sportivo, ma il suo approccio ai pesi è stato particolare 

Molti si approcciano ai pesi per una storia familiare, ma non nel mio caso. Ero predestinato. Io ho avuto un motore diverso dagli altri: volevo scoprire qualcosa di nuovo, volevo capire le applicazioni di quello che all’Università avevo studiato solo in teoria, perché è vero che l’ISEF era una facoltà pratica ma per i miei concetti era ancora troppo teorica. Costruire un programma di allenamento è molto difficile perché ci si trova davanti a delle difficoltà, anche banali a volte, a cui però nella teoria non si pensa. Insomma ‘mettere in pratica’ non è poi così facile come sembra. Credo proprio che la curiosità sia stata la chiave del mio percorso.

Mi sono dedicato approfonditamente prima allo studio dei pesi in generali, poi ho voluto ampliare il discorso del sollevamento pesi. Ho fatto la trafila normale: un corso per allenatori, anche delle gare, poche, come atleta e questo mi ha appassionato. Mi sono entusiasmato e ancora di più ho voluto entrare in questo mondo, in palestra ma anche a livello dirigenziale. Sono diventato Presidente del Comitato regionale e contemporaneamente mi dedicavo alla preparazione di qualche atleta che poi è diventato campione nella disciplina. Quello è stato il lancio vero e proprio nel mondo dei pesi.

In resto è storia. Lei è stato il Primo Presidente della Federazione Pesistica, unicamente dedicata ai pesi 

Con Matteo Pellicone, allora Presidente e con cui avevo un rapporto meraviglioso, abbiamo studiato la possibilità di introdurre la cultura fisica nella pesistica. Abbiamo iniziato a organizzare corsi a livello nazionale, e lì ho cominciato a intravedere la possibilità di separare i pesi dalle altre discipline di lotta. C’erano stati, prima del 2000, altri tentativi di separare le discipline ma giustamente Pellicone sosteneva che di pesisti ce ne fossero troppo pochi rispetto ad atleti del judo e del karate, non ci sarebbe stato futuro per un Federazione fatta per così poche persone. Così quei tentativi, fino a quel momento solo immaginati, andarono falliti.

Poi, negli anni Novanta, Pellicone si rese conto che il mondo delle palestre stava crescendo in modo esponenziale in Italia, e capì che coinvolgendo quel settore, affiliando le palestre, avremmo potuto triplicare i tesserati. Ecco allora che venne il momento di separare i pesi dalle discipline di lotta, perché avessero vita a sé, e Pellicone pensò che fossi la persona più adatta per prendere la presidenza, supportandomi in questa avventura. Tra l’altro, essendo io inserito nel campo dell’informatica, realizzai il sito internet della Federazione, il primo tra tutte le Federazioni. Così nel 2000 avviene la scissione della FILPJK in due distinte federazioni: la “Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali” (FIJLKAM) e la “Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica” (FIPCF) di cui divenni Presidente nel 2001.

E poi restò in carica fino al 2005.  

Ho fatto degli errori. Quello più grande, che ha determinato poi la mia caduta, è stata la mancata partecipazione alle Olimpiadi di Sidney 2000, dove sono stati fatti degli sbagli grossolani che ci sono costati molto cari.

La pesistica internazionale è cambiata drasticamente negli ultimi tempi. Cosa ne pensa? 

E’ stato un bene per la pesistica aver detronizzato Ajan, per tanti motivi. Ormai era un boss, in tutti i sensi. Il merito è certamente di Antonio Urso che ha sempre avuto il coraggio di osteggiarlo, spesso anche in maniera poco fruttuosa per lui, perché l’inimicizia di Ajan gli ha impedito di salire ai vertici internazionali, ma altrettanto sicuramente in maniera onesta.

La pesistica continuerà ad essere uno sport olimpico? 

Sarebbe una tragedia se venisse fatta fuori ma non credo che uno sport così antico e classico possa essere eliminato in questo modo. Sarebbe tra l’altro una beffa per l’Italia, che negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente. Speriamo che il prossimo anno a Tokyo possa essere un’edizione positiva per gli Azzurri, ce ne sono tutte le premesse!

C’è qualche atleta che negli anni le è rimasto particolarmente caro? 

Di atleti ne ho incontrati tanti in carriera. I primi che mi vengono in mente sono sicuramente Boer, Mannironi, Ficco, Masu. Ricordo bene Oberburger, mio compaesano! Il mio percorso nel sollevamento pesi l’ho iniziato proprio a Merano, nella stessa palestra di Norbert, dove tra l’altro allenavo Giuseppe De Chirico. Merano ne ha sfornati tanti di sportivi!

Torniamo sempre lì, alla formazione 

Sì, la formazione è la chiave di tutto. A cui abbino la pazienza e la costanza, che insieme alla curiosità che nominavo prima sono la chiave di tutto, nello sport come nella vita. Ancora di più in una disciplina come i pesi, che richiede un sacrificio enorme: non c’è guadagno economico, non c’è riscontro mediatico, quindi esige una passione travolgente per poter essere praticata a lungo termine. In realtà poi tutte le discipline finalmente hanno capito di dover usare i pesi, sono come la grammatica che si insegna ai bambini che vanno alle elementari. E’ difficile farlo capire ai ragazzi oggi, il sacrificio. Sulle prime loro si appassionano ma alla prime difficoltà poi mollano. I tecnici devono avere tatto, pazienza, disponibilità ma soprattutto tanta, tanta passione, per i pesi e per i ragazzi. Ai giovani d’oggi consiglio di non guardare al successo economico e nemmeno a quello mediatico ma di coltivare le loro passioni.

E se dovesse dare un consiglio al Presidente, Antonio Urso? 

Gli consiglierei di continuare così, oggi e sempre, anche dopo il suo ultimo mandato da Presidente.