Donato Telesca è stato protagonista delle Paralimpiadi con il suo sesto posto nella gara categoria 80 kg. Al suo fianco il DT Sandro Boraschi e il tecnico Antonio Di Rubbo, ma oltre a loro c’era una quarta protagonista: Chiara Cifarelli, primo Ufficiale di Gara e prima donna in assoluto a livello paralimpico internazionale per la Federazione. L’abbiamo incontrata qualche ora prima della sua partenza per Tokyo per conoscere le sue emozioni

 

Che bella una Paralimpiade! Sono raggiante per questa avventura, nonostante tutte le difficoltà che la pandemia ci costringe ad affrontare perché le misure di sicurezza sono rigidissime e probabilmente tolgono anche qualche momento di socialità che è tipico di questi eventi importanti. Ma va bene così, le Olimpiadi e le Paralimpiadi ci sono e ci sono state, quindi l’obiettivo è raggiunto.

Un obiettivo anche personale oltre che pubblico!

In realtà non era il mio scopo quando ho iniziato, non è stato un caso ma certo non è stata una cosa preparata. Non era l’obiettivo a cui pensavo quando ho intrapreso il percorso arbitrale ma più in generale quando ho approcciato alla pesistica. Ho iniziato nel 1990, quando sono finita, questo sì per puro caso, nella palestra del maestro Antonio Bruno a Matera, dove tra le attività si faceva pesistica olimpica. Sono bastate pochissime lezioni per capire che la pesistica sarebbe entrata nella mia vita anche perché Antonio, che è stato per me una maestro di vita ancor prima che di sport, era ed è ancora un grande appassionato di questa disciplina per cui lui allenava ragazzini, adolescenti e adulti in maniera talmente coinvolgente che era impossibile non farsi travolgere. Ci raccontava anche tutti i suoi benefici sul corpo, benefici che pochi ancora conoscevano ma che invece sono tantissimi, come oggi tutti sappiamo. Ci si scontrava ancora contro il pregiudizio che i pesi facessero male soprattutto in fase di crescita per cui noi, che iniziavamo a fare pesi, trovavamo opposizione anche in famiglia. Sono stata atleta dunque, per pura passione, limitandomi a qualche gara nazionale, anche perché ho iniziato a praticarla a vent’anni ma mi sono divertita molto.

Il primo passaggio è stato da atleta e tecnico; dopo qualche anno infatti ho fatto il corso per tecnico di 1° livello, poi quello di 2°, praticando l’attività di tecnico per qualche anno. Poi qualcuno mi consigliò di intraprendere l’attività di arbitro, passo che ho fatto con grande entusiasmo, non prima di aver preso parte al primo Consiglio Federale presieduto da Antonio Urso, nel 2005, in qualità di consigliere federale in rappresentanza degli atleti. Fu un’esperienza straordinaria, in termini di crescita dirigenziale, perché mi ha permesso di guardare alla pesistica, all’attività, alla Federazione con uno sguardo diverso rispetto a quello con cui le si guarda da atleta o da tecnico. Lì ho potuto toccare con mano ed essere sempre più consapevole del fatto che i risultati dipendono in larga misura dalla progettualità, dalla programmazione, da una buona dose di lungimiranza.

Poi, quindi, è arrivato il passaggio da tecnico ad arbitro, che mi ha subito regalato grandi soddisfazioni e anche grandi sacrifici; fare l’arbitro è un’attività divertente ma dietro alle gare, ai viaggi, c’è molto altro. Notti trascorse a studiare i regolamenti, ad approfondire le carte federali, il gesto tecnico, a guardare video di atleti in gara, per vedere, capire, ed essere all’altezza di una grande responsabilità. Essere su una pedana a decretare se un’alzata è valida o meno è un’incombenza importante, che un arbitro deve affrontare con grande consapevolezza ma soprattutto forte di una grande preparazione in termini regolamentari.

La pesistica paralimpica, per altro, non è così intuitiva come la pesistica olimpica, il gesto è molto diverso, e il giudizio arbitrale deve adattarsi a questa particolarità. Quello che è importante è la preparazione, l’applicazione, l’esercizio dell’attività.

Un percorso quindi multi sfaccettato!

La mia è una storia al femminile, in un contesto in cui ce ne sono ancora poche. Se è vero che questa designazione alle Paralimpiadi è arrivata inaspettata, è anche vero che è stata il risultato di un percorso sportivo all’interno della FIPE che mi vede impegnata da lungo tempo in varie vesti, ultima in termini di tempo quella di arbitro. Ci sono donne arbitro nella pesistica ma siamo ancora troppo poche. Da qualche anno a questa parte, però, c’è una forte volontà di dare una certa parità di genere, che tutti auspichiamo ma che si fa ancora tanta fatica a raggiungere. Il mio percorso e la mia esperienza, di donna arbitro designata per le Paralimpiadi vuole essere un messaggio di speranza e di incoraggiamento alle tante donne che vogliono intraprendere questa carriera. Un percorso di impegno ma anche di grandi soddisfazioni.

Sei stata un’apripista quindi

Un grandissimo traguardo! Non avrei mai immaginato che sarei finita addirittura ad arbitrare una Paralimpiade. A suo tempo la FIPE propose il mio nome come primo arbitro di pesistica paralimpica internazionale, e io mi sono applicata con grande entusiasmo e responsabilità e i risultati sono venuti. Intanto ho scoperto un mondo. La Pesistica Paralimpica mi ha preso il cuore, è qualcosa di straordinariamente bello: è meraviglioso vedere atleti che gareggiano come fanno tutti, con assoluta normalità, consapevoli che i limiti fisici sono nella testa degli altri. Loro fanno ‘solo’ gli atleti, e che atleti! La loro preparazione è importante, consistente, anche perché molti di loro spesso intraprendono un’attività fisica come supporto per superare le proprie disabilità. La voglia di riuscire a portare a termine un’attività e di raggiungere traguardi è molto forte in loro. Gli atleti paralimpici, attraverso l’attività agonistica, riescono ad affermare il concetto e la ricchezza della loro diversità.

Cosa ti ha fatto scegliere la pesistica paralimpica?

Io amo la pesistica paralimpica tanto quanto quella olimpica. Semplicemente ciò che mi ha entusiasmato nella paralimpica è stata la sua inclusività, che vedo come una grande ricchezza: questo mondo, che non è il mio, da subito mi ha conquistato per la sua inclusività come caratteristica intrinseca, a tutti i livelli. Tutti coloro che ne fanno parte ti accolgono nella più assoluta normalità, anche sapendo che noi normodotati li guardiamo con occhi diversi.

Quanto studio c’è dietro la chiamata?

Ho studiato moltissimo all’inizio dell’attività, anche perché non avevo nessuno in Italia con cui potermi confrontare, essendo il primo arbitro di paralimpica. Ho potuto contare solo sulle mie forze ma non mi è mancato l’aiuto di atleti, e del DT Sandro Boraschi, che mi ha dato sempre buoni consigli per costruire un’attività responsabile. Siamo stati entrambi avanguardisti della pesistica paralimpica, che in Italia ha solo dieci anni di vita, ma io sono convinta che questo sia un movimento destinato a crescere, da noi ma in tutto il mondo. Dobbiamo anche investire su questa disciplina, in termini di risorse umane ed economiche. Dobbiamo essere pronti, a tutti i livelli.

Che esperienza ti aspetti?

Non ho metri di paragone per giudicare questa esperienza ma credo che comunque andrà sarà straordinaria. Essere alla Paralimpiade, ma soprattutto essere a quella di Tokyo, è un grande orgoglio perché poter dire di essere stata alla Paralimpiade della pandemia è qualcosa di unico, che porterò sempre dentro di me.

Mi auguro di fare un’esperienza bella, ricca, formativa, e di tornare in Italia avendo messo nel mio bagaglio ‘un qualcosa’ in più, insieme a tutte le altre che ho raccolto nel mio percorso.

Questa partecipazione la dedico al mio maestro, a colui che mi ha iniziato alla pesistica, Antonio Bruno, senza il quale non mi sarei mai appassionata a questa disciplina. Una passione nata, cresciuta e portata avanti con grande entusiasmo. Devo ringraziare anche il Presidente Antonio Urso che mi ha sempre supportato in ogni attività io abbia voluto intraprendere all’interno della FIPE, non ultima la ‘militanza’ nella Commissione Nazionale Ufficiali di Gara, della quale ho fatto parte dal 2011 fino al 2020, che mi ha regalato grandi soddisfazioni. Devo ringraziare anche l’ex Coordinatore della CNUG Fabiano Blasutig, che mi ha dato preziose indicazioni sulla mia carriera arbitrale. Sarò sempre grata a queste persone per tutti gli insegnamenti che mi hanno dato, per tutte le emozioni che mi hanno regalato. Spero che ne avrò ancora molte in futuro, quindi non considero il percorso terminato, ma anzi in piena corsa!