Nuovo appuntamento con ‘Voci della FIPE’ che vede protagonista Roberto Tola, Componente Dirigente del Consiglio Federale, che per otto anni è stato alla guida del Comitato Sardegna e Vicepresidente della Polisportiva Sassarese.

Roberto Tola conosce i pesi nella metà degli anni Settanta

“Frequentavo una palestra di bodybuilding di Sassari, poi per caso ho conosciuto un ragazzo che praticava la pesistica agonistica e mi sono appassionato a questo sport. Mi divertivo a fare strappo e slancio, ho fatto anche qualche gara ma, ci tengo a precisarlo, a livello prettamente ludico. Poi negli anni Ottanta ho iniziato a fare l’ufficiale di gara prima di allontanarmi per un po’ a causa del lavoro: ma ho continuato sempre a seguire la pesistica fino a riavvicinarmi nei primi anni Duemila, prima nella Società dove ero tesserato, poi come dirigente federale, alla guida del Comitato Sardegna e poi nel Consiglio Nazionale grazie ad Antonio Urso. Ho conosciuto il Presidente un giorno a Palermo nel 2006, e mi ha conquistato raccontandomi le sue prospettive, i suoi sogni per questo sport, e quando mi ha chiamato nel suo gruppo di lavoro sono stato più che felice di aderire, perché sposavo in pieno i suoi obiettivi. Ho avuto tante soddisfazioni nella pesistica, sia da dirigente che da ufficiale di gara anche perché ho avuto il piacere di arbitrare anche Sebastiano e Gonario Corbu, che erano agli inizi della loro carriera. In questi anni ho visto crescere la Federazione in ogni suo aspetto, abbiamo toccato con mano i progetti dalla loro creazione alla loro realizzazione, abbiamo visto fiorire la FIPE. Vedere l’impegno di tutti coloro i quali ruotano attorno alla Federazione è qualcosa di pazzesco; persone che si impegnano per pura passione che ottengono questi risultati è una soddisfazione enorme”.

Cosa vuol dire, da dirigente, guardare oltre, progettare a lungo termine?

“Con il Presidente e il Consiglio pensiamo già alle Olimpiadi del 2028 e del 2032, continuando a cercare nuovi talenti in Sardegna e in tutto il territorio nazionale. Si lavora sui giovanissimi, ragazzi di 13 anni, in prospettiva, pensando al domani; la Federazione sta lavorando molto bene da anni su questo, lungo il solco tracciato dal Presidente, che ci ha insegnato quanto sia importante non fermarsi sugli allori. Pensiamo quindi già al 2028 e al 2032 per garantire il ricambio generazionale a quei ragazzi che stanno vivendo ora il loro momento d’oro”.

Nella pesistica non si improvvisa nulla perché si costruisce tutto in palestra. Però il caso, o il destino, comunque lo si voglia chiamare, ha influito moltissimo nel percorso di alcuni atleti che Roberto ha avuto il piacere di vedere in erba: Davide Ruiu e Sergio Massidda, il primo protagonista a Tokyo, mentre il secondo sarà a Parigi il prossimo agosto.

Entrambi hanno iniziato l’attività a 13 anni; ricordo che Davide era venuto in palestra per caso, accompagnando un amico e si è innamorato della pesistica. Iniziò ad allenarlo mio figlio che capì subito di essere di fronte a un buon atleta; poi lo vide Sebastiano che non ha fatto altro che confermare quello che avevamo intuito. Così Sergio Massidda: avevamo organizzato una gara di Under 15 in un paesino vicino Sassari e Sebastiano entrò nella sala riscaldamento per vedere questi ragazzi. Tempo due minuti e Sebastiano uscendo mi dice: “Lì dentro c’è un campione. Questo me lo porto a Roma”. Aveva visto immediatamente le qualità di Sergio, che aveva iniziato da pochissime settimane ed era ancora acerbo ma Sebastiano è riuscito comunque a capire che aveva di fronte un campione in erba. E aveva ragione. Il suo fiuto non sbaglia mai.

La Sardegna nei pesi ha una marcia in più

“Probabilmente quello che ci contraddistingue è la testardaggine. Se abbiamo un obiettivo è difficile farci cambiare idea. Poi geneticamente, alcune zone della Sardegna, hanno qualcosa in più, soprattutto nel nuorese. Quella scuola ci ha dato i più grandi atleti, da Papi, a Mannironi, Nardino Masu, Sebastiano e Gonario Corbu, Filippo Soma, prima atleta e ora allenatore, che sta portando in pedana tantissimi nuovi pesisti.

Perché hai scelto la pesistica?

Sono arrivato alla pesistica per caso, perché come tanti giovanotti della mia epoca sono andato in palestra per passare il tempo. Poi mi sono appassionato: io sono molto individualista nelle cose che faccio, e inizialmente quello che mi aveva portato a dedicarmi alla pesistica era il fatto che qualunque misura sollevassi ero io a farlo, io ero l’artefice nel bene e nel male di quello che accadeva. Ho imparato a stare in squadra quando mi sono reso conto che pur lavorando io in prima persona, dovevo far parte di un gruppo per avere dei risultati per l’azienda ci imponeva, e ho capito che è la squadra che porta avanti le cose. La mia visione delle cose è cambiata gradualmente: prima ho dato una mano alla Società a cui appartengo, poi da presidente del Comitato regionale le cose sono ulteriormente mutate e ho pensato sempre a portare avanti l’interesse della Federazione. Ho avuto la fortuna di conoscere in FIPE delle persone che vedo lavorare in maniera pazzesca, con tanta passione, con programmazione, sempre in cerca di soluzioni e di innovazione; così come in ambito regionale, abbiamo costruito una squadra con persone piene di passione e di amore per questa disciplina. Questi anni come Consigliere Federale sono stati ricchi di esperienza in tutti i sensi, ho imparato tanto e ho ancora tanto da imparare. La pesistica mi ha dato tantissime emozioni e, non mi vergogno a dirlo, quando sento l’inno nazionale mi commuovo. Come so che sarà emozionante vedere Sergio Massidda sulla pedana olimpica.