Per la rubrica ‘Voci della FIPE’ oggi andiamo a conoscere la storia di un uomo che ha avuto modo, nel corso della sua vita, di conoscere e vivere la Federazione da tutti i punti di vista: Salvatore Parla, prima atleta, poi tecnico, dirigente, che dopo tanti anni e tanti ruoli, continua ad amare la pesistica olimpica come fosse il primo giorno.

La mia storia con i pesi iniziò quando ero giovanissimo, ero un atleta dei Vigili del Fuoco prima di spostarmi alla Kodokan di Caltanissetta del Maestro Alberto Carrubba, che è stata la mia guida tecnica per tantissimi anni. Da lì è partito il mio viaggio nella pesistica olimpica, lo sport di cui sono sempre stato innamorato: uno sporto così bello, dignitoso, pieno di valori che ho sempre portato con me. Anche oggi, quello che mi accompagna è proprio questa voglia di fare, di stare in pedana, di divertirmi, mi sento ancora un ragazzino! Peccato solo che non ho più l’età per gareggiare! Oggi faccio il dirigente, il tecnico ma nell’anima sono sempre un atleta; è una gioia immensa poter portare gli atleti in gara, tra cui anche mio figlio che ha gareggiato alle Olimpiadi giovanili a Singapore. E stare ai piedi della pedana non solo è faticoso perché il desiderio di salire è tantissimo, ma è anche una grossa responsabilità perché devi saper dire la cosa giusta nel momento giusto all’atleta. Quello che mi spinge è sempre e comunque la passione per questo sport e la consapevolezza di essere in una Federazione meravigliosa come la nostra, di cui sono orgoglioso di far parte, e che vivo come una grande famiglia.

Ultimamente ho avuto anche la fortuna e l’onore di far parte del team che ha partecipato alla World Cup di Phuket e sono rimasto davvero stupefatto dall’organizzazione, da un team perfetto, un Direttore tecnico eccezionale, Sebastiano Corbu, che stimo tantissimo e che è riuscito a mettere insieme tante figure professionali che riescono a lavorare serenamente, rispettando reciprocamente i ruoli, tutti concentrati sul medesimo obiettivo senza alcuna distrazione. Tutta la nostra squadra si contraddistingue per la sua professionalità. Questa esperienza mi ha permesso di notare che è molto cambiata la considerazione dell’Italia in ambito internazionale: la nostra Federazione è valutata di altissimo livello, tutti vorrebbero venire da noi per allenarsi con i nostri tecnici e i nostri atleti al CPO. Abbiamo dimostrato di essere una Nazione di altissimo livello tecnico, che ha agito sempre nel rispetto delle regole. E poi, a differenza di qualche anno fa, ho visto una Squadra serena e coesa, che funziona.

Sicuramente il lavoro fatto dal nostro Presidente Antonio Urso ha dato i suoi frutti; Antonio Urso è una persona eccezionale, con cui ho un rapporto di amicizia da una vita. Siamo entrati nel Gruppo delle Fiamme Oro, poi in Nazionale, abbiamo fatto tante cose insieme; negli anni è riuscito a costruire una Federazione che tutti ammirano, una macchina perfetta.

Facendo un passo indietro, quand’è che Totò Parla è entrato in palestra e ha deciso che i pesi sarebbero stati la sua vita?

Ho cominciato perché mio fratello faceva pesi e forse era lui quello che avrebbe dovuto diventare un campione ma la vita ci ha portato altro. Alla fine sono io quello che è partito da Caltanissetta per andare in Nazionale; io, Antonio Urso e altri atleti siciliani, portavamo novità, eravamo un po’ dei pionieri della pesistica, uno sport ancora poco conosciuto, che si è perfezionato negli anni. Oggi la Pesistica olimpica ha raggiunto livelli tecnici altissimi, basati sia sulla pratica ma anche sulla teoria, con studi e formazione continua; oggi per fare il tecnico non basta aver fatto l’atleta, bisogna studiare e prepararsi. In Sicilia, nello specifico, abbiamo tantissimi tecnici di alto livello, laureati in Scienze Motorie, formati con la Strength Academy, la scuola di alta specializzazione della Fipe.

Quali sono i primi ricordi che vengono in mente dall’atleta, al tecnico e al dirigente Totò Parla?

Da atleta il primo ricordo forte è quando ho vinto il primo titolo italiano nel 1990, quando sono tornato a Caltanissetta dopo un’esperienza al gruppo sportivo militare dove ho fatto anche i campionati del mondo. Come tecnico l’esperienza che porto nel cuore è l’aver accompagnato mio figlio Luca alle Olimpiadi giovanili di Singapore. Come dirigente, una delle esperienze più belle che ho avuto è proprio quella vissuta in Thailandia con la Nazionale pochi giorni fa.

Hai un sogno?

Ce ne sarebbero tanti. Innanzitutto sogno di poter guidare il Comitato Sicilia per un altro quadriennio, me li sento come tanti figli questi tecnici e dirigenti che ho formato, voglio metterli nelle condizioni migliori per farli lavorare e poter tirare fuori atleti, campioni del domani. Ma ancor prima che come atleti, dobbiamo formarli come uomini affinché lo sport venga abbracciato in modo sano, così come ho potuto fare io. L’auspicio è poi quello di essere un dirigente all’altezza, di poter lavorare serenamente e far funzionare bene questa grande Federazione, la mia Federazione, che mi ha dato tanto in tutti questi. Mi auguro di poter essere d’insegnamento per i giovani, che oggi si arrendono con troppa facilità. Non conta quanti KO si affrontano nella vita, l’importante è affrontarli e sapersi rialzare sempre.